Il momento in cui iOS saluterà i dispositivi a 32-bit sembra avvicinarsi sempre più, anche a giudicare dal rinnovato messaggio che presenta la versione 10.3 avviando vecchie applicazioni. Dovremo attendere giugno per sapere con certezza se l'undicesima versione manderà effettivamente in pensione iPhone 5, 5c e iPad di quarta generazione, dotati del SoC A6, ma considerando la loro anzianità nonché la storia dei rilasci di iOS le probabilità appaiono davvero alte. Se avete uno di questi iDevice, però, forse è meglio considerare di tenerlo in affiancamento all'eventuale sostituto, perché la cessazione del supporto avverrà anche lato software, col futuro sistema operativo non più in grado di eseguire app a 32-bit. L'alternativa, normalmente da noi non raccomandata ma che nella necessità fa virtù, è non aggiornare il dispositivo se rientrerà tra quelli ancora supportati. Ma quante sarebbero le app impattate da una modifica del genere? Alcuni si sono fatti dei conti in merito.

I ricercatori dell'azienda Sensor Tower, specializzata in statistiche ed analisi di mercato, hanno scoperto un numero relativamente considerevole di programmi a rischio taglio con iOS 11. La ricerca effettuata sull'App Store si è concentrata su tutte le app che non hanno ricevuto aggiornamenti dopo il 20 settembre 2013, giorno in cui venne lanciato sul mercato l'iPhone 5s con SoC a 64-bit. Tuttavia è più realistico portare la data critica al 1° giugno 2015: da lì, infatti, Apple rese obbligatorio per gli sviluppatori fornire una variante a 64-bit del proprio prodotto, pena la mancata approvazione di qualsiasi update o nuova app. Il totale delle potenziali "condannate" si attesta attualmente a 187.000, pari a circa l'8% delle applicazioni pubblicate sullo Store.

Un numero che sembra ridotto ma non lo è poi così tanto: parliamo comunque di cifre oltre il centinaio di migliaia e certamente Apple avrebbe preferito percentuali ben più risibili. Sono i giochi a dominare questa classifica infelice, con 38.619 titoli rimasti solo a 32-bit. Pressoché il doppio del settore secondo piazzato, quello educativo, che vede 19.765 software sul filo dell'incompatibilità. Basteranno queste statistiche a stimolare gli autori delle app coinvolte ad adeguarle? C'è da dubitarne: se avessero avuto davvero l'interesse a farlo, si sarebbero mossi ben prima, dato che in quel di Cupertino stanno gestendo la transizione da quasi 4 anni e non da pochi mesi. Mai dire mai, in ogni caso, anche perché una motivazione ben più convincente per muoversi all'ultimo potrebbe fornirla Apple con la prospettiva di una nuova purga delle app, analoga a quella effettuata lo scorso settembre.