Chi ha visto dal vivo il Mavic Pro sa quanto sia effettivamente piccolo, specie se confrontato alla taglia media dei droni equivalenti, come il Phantom 4 della stessa DJI. In entrambi i casi non parliamo di droni "professionali", termine con il quale si tende ad identificare modelli più complessi, grandi e con gimbal capaci di sostenere fotocamere o videocamere importanti. Come sempre più spesso accade, però, questa distinzione di categoria sembra vacillare nel campo dei droni. Ad esempio nei matrimoni, mettendo da parte la regolamentazione, i Phantom sono i più utilizzati, con tutto che prima dell'avvento del 4 Pro con sensore da 1", gli altri ne avevano uno molto più piccolo ed equivalente a quello degli smartphone. E le loro riprese sono finite in tantissimi matrimoni fatti da professionisti, gente che non si sarebbe mai sognata di mettere nel montato del materiale proveniente da un "telefonino".

Io credo che, competenze tecnologiche a parte, l'altra forza di DJI sia stata quella di creare degli strumenti in grado di offrire ottimi risultati riducendo al minimo le complicazioni. Il Mavic Pro è stato l'emblema di questo paradigma, dal momento che offre quasi la stessa qualità e funzionalità del Phantom 4 non Pro in una dimensione incredibilmente più compatta. Ciò lo rende la scelta migliore in un'escursione, ma anche solo perché si mette nella borsa fotografica insieme al resto e si può avere con sé praticamente sempre, pronto a volare se necessario. Scendere verso il basso non è quindi da considerare una retrocessione, ma un allargamento ad altri settori o campi di applicazione.

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Ecco perché l'immagine qui sopra, che vede un Mavic Pro affiancato da quello che è attualmente noto come DJI Spark, mi stuzzica davvero molto. Sono immagini leak, ma guardando questo confronto mi vien da pensare che il supposto nuovo drone di DJI sia veramente piccolissimo. Non ha le braccia richiudibili, purtroppo, quindi il Mavic Pro continuerà ad essere meno largo quando riposto, ma lo Spark rimane complessivamente molto più piccolo.

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Sul sito TechCrunch ci sono altre foto e si specula un po' sulle sue funzionalità e sul telecomando di cui sarà dotato, con alcuni che ipotizzano si potrà controllare solo da smartphone. Ciò apporterebbe alcuni limiti, in particolare per la distanza operativa (secondo me anche per la precisione), ma tutto dipende da come DJI ha inteso lo Spark. Dopotutto un drone compatto e completo già lo hanno, per cui questo dovrebbe ritagliarsi un spazio tutto suo in una fascia di mercato differente. L'eliminazione del controller aiuterebbe a contenere i costi, ma bisognerà anche vedere il resto delle specifiche ed i sensori di cui sarà dotato. Di certo un prodotto di questa taglia e con un prezzo di circa 500€ (ipotesi) potrebbe davvero determinare un nuovo standard per il settore in ambito amatoriale ed espandere ancor di più l'uso dei droni. Una sorta di Polaroid per i sistemi a pilotaggio remoto.