Ultimamente, se c'è una cosa su cui davvero poco si può fare affidamento, sono le tempistiche dichiarate dalle aziende per l'immissione sul mercato dei loro prodotti. Intel, in questo ambito, è stata davvero una delle pecore nere della situazione, disattendendo più volte i programmi di rilascio dei suoi processori. Il prossimo futuro non promette migliorie: a quanto pare la situazione vista con Kaby Lake è destinata a ripetersi. Come riporta AppleInsider, Venkata Renduchintala – presidente della sezione PC, Internet of Things and Chip Design di Intel – avrebbe dichiarato che la prossima generazione di processori a 10nm Cannon Lake potrebbe subire alcuni ritardi di produzione, con un rilascio sul mercato che slitterebbe da fine 2017 ad inizio 2018.

La roadmap stilata da Intel a fine 2016 e poco rispettata

Le CPU della serie Cannon Lake, grazie al nuovo processo produttivo a 10nm, sarebbero una soluzione interessante per un upgrade di tutte quelle macchine dove i consumi risultino un parametro importante. Potrebbero beneficiarne molto i MacBook Pro, anche in considerazione del supporto alle memorie LPDDR4, che aprirebbe la strada ad un MacBook Pro con 32GB di RAM. Nemmeno Kaby Lake, l'attuale generazione di processori Intel, supporta questo tipo di memorie, se non sulle soluzioni ultra-low power certamente non adatte a portatili ad alte prestazioni. Nella seconda meta del 2017 dovrebbero (e il condizionale è d'obbligo) arrivare sul mercato le prime soluzioni Coffee Lake, che rappresentano il quarto step evolutivo della tecnologia a 14nm, dopo Broadwell, Skylake e Kaby Lake. Purtroppo nemmeno questi chip consentiranno ai MacBook Pro di fregiarsi dei 32GB di RAM, obbligando Apple a sottostare a tale limitazione fino ad inizio (o peggio, a metà) 2018.

Se la questione dei continui ritardi di Intel può infastidire qualcuno di noi, sicuramente metterà a dura prova i nervi di chi sta programmando gli aggiornamenti delle linee di computer della sua azienda. Noi, che guardiamo da vicino il panorama Apple, ci chiediamo quale soluzione alternativa staranno pensando in quel di Cupertino. Steve Jobs, a suo tempo, a causa di una situazione non troppo dissimile da quella attuale, aveva avuto la prontezza di programmare e mettere in atto la transizione da processori PowerPC IBM a Intel. Un lavoro enorme considerando le due differenti architetture, che avevano reso necessaria la creazione di Rosetta, un emulatore che permettesse alle macchine dotate di processori x86 di utilizzare il software compilato per PowerPC.

Considerando la situazione del mercato attuale, Apple potrebbe percorrere una strada semplice, che prevede il passaggio alla rinata AMD. Tra l'azienda guidata da Lisa Su e Cupertino intercorrono già stretti legami per l'utilizzo – ormai esclusivo – delle schede grafiche di AMD. Una seconda via, più complessa e a lungo termine, riguarda l'architettura ARM, soluzione per cui Apple ha acquisito un elevato know how, con la progettazione in casa dei chip per iPhone e iPad. Non è da escludere che, come successe ai tempi della transizione PowerPC-Intel, macOS stia conducendo una doppia vita, con versioni compilate per ARM (il kernel di Sierra suggerisce qualcosa a riguardo). È tuttavia improbabile che un chip ARM possa soppiantare del tutto l'architettura x86 su una macchina desktop che necessita di potenza bruta, almeno nel breve termine. Rimane però la possibilità (non per questo di semplice attuazione) di affiancare ai tradizionali chip Intel/AMD quelli ARM, utilizzando gli uni o gli altri a seconda delle necessità computazionali del momento.

Insomma, queste paiono essere le opzioni più papabili per Apple, oltre a quella ovvia di un'attesa (più o meno) paziente, sperando che Intel rimanga sempre sulla cresta dell'onda nella progettazione di CPU e pronta ad offrire ai suoi clienti quanto di meglio si possa sperare dalla tecnologia del momento. Acque dal moto piuttosto lento, ma tutto sommato sicure, dalle quali non è detto che Apple voglia allontanarsi prendendosi il rischio della scommessa.