Dalla Rivoluzione Industriale in poi, il mondo ha conosciuto un’impressionante rapidità evolutiva, tutt’altro passo rispetto al ritmo ben più lento della storia antecedente a quel periodo. In fondo, se prendiamo l’ampia scala temporale del genere umano, potremmo quasi dire che era solo ieri che andavamo ancora a cavallo e accendevamo di sera le candele, mentre oggi sfrecciamo su automobili anche a guida assistita e disponiamo di lampade elettriche controllate tramite Wi-Fi. Il ritmo è ulteriormente accelerato nel Dopoguerra con l’invenzione del transistor, aprendoci le porte di un nuovo mondo, un mondo digitale.

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Dalla macchina da scrivere al computer. Dal telefono fisso con selettore a disco allo smartphone. Dal televisore a tubo catodico alla smart TV. Dal rullino alle raccolte fotografiche nel cloud. Potremmo andare avanti a fare esempi su esempi dei passaggi da analogico a digitale. Ma sono sempre un successo? In tendenza sì, ma con delle varianti da considerare. Vi sono ambiti in cui la “vecchia scuola” è tutt’altro che morta. Prendo come spunto i più recenti dati emersi in merito all’editoria: stando a quanto riportato dalla CNN, nei paesi anglosassoni il 2016 ha segnato una curiosa inversione di tendenza tra i libri cartacei e gli eBook. I secondi hanno conosciuto infatti una flessione attorno al 18%, mentre i primi una crescita del 7% circa.

Questa sorta di rivincita della carta viene attribuita soprattutto ai libri per bambini e ai ricettari, ma l’autorità inglese Ofcom suggerisce anche un fattore di “disintossicazione digitale”, la volontà da parte di vari utenti di riallacciare il rapporto con abitudini passate, ponendo al contempo un limite all’intossicazione elettronica. Pur sembrando poco credibile che il fenomeno coinvolga un terzo degli adulti britannici, è plausibile che alcuni ci abbiano pensato e lo stiano effettivamente attuando. Persone o anche gruppi che professano un’inversione di rotta, tornando nei porti sicuri dell’analogico, esistono da tempo, anche prima degli eBook. Scelte che rispetto, ma con cui non riesco a trovarmi d’accordo. In un mondo sempre più connesso scegliere di rinunciare integralmente alla digitalizzazione è come ritornare al Medioevo, un’era in cui l’innovazione era blanda se non quasi scoraggiata, dove si persero addirittura alcune delle innovazioni del periodo Romano, come i sistemi idrici, riscoprendole solo molti secoli più avanti. Preferirei invece considerare quanto in atto un riequilibrio fisiologico, in cui vecchio e nuovo possano convivere se il settore di riferimento lo permette.

Le soluzioni analogiche presentano comodità non offerte da quelle digitali, e viceversa. Potremmo parlare soprattutto di sensazioni. Quante volte si è sentito l’invito a “leggere un buon libro”? Molto fa il testo, la storia che racconta, ma nell’esperienza di lettura ci sono pure altre componenti non meno essenziali: la percezione tattile della carta, persino il suo odore, il piacevole effetto d’ingiallimento delle pagine nel corso degli anni. È tutto l’insieme a coinvolgere il lettore. Un insieme di fisicità, con la certezza di poter disporre di quel volume in qualsiasi momento e soprattutto, se acquistato, di possederlo. Quanto appena descritto un eBook non lo offre, che invece vanta tra le frecce al suo arco la praticità di poter creare intere vaste librerie in un singolo dispositivo e l’elevata multimedialità nonché multifunzionalità offerte. Per molti versi, è lo stesso discorso applicabile tra vinili e musica liquida: se quest’ultima può essere facilmente archiviata e dispone spesso di un’elevata qualità, la riproduzione da vinile permette di riscoprire un suono fisico, più caldo, dove anche le imperfezioni rappresentano un valore aggiunto, e non legato alla necessità di un collegamento online. Non a caso il CD è quasi scomparso, soppiantato dagli store digitali, mentre l’incisione su vinile sta scoprendo una seconda giovinezza e i giradischi continuano ad essere prodotti persino da marche blasonate come Sony.

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Libro cartaceo vs iBooks/Kindle, vinile vs Apple Music/Spotify. Esempi in cui le versioni più nuove non hanno del tutto rimpiazzato le precedenti, non disponendo di una superiorità tecnica così schiacciante da permettere di rinunciare completamente alla fisicità senza rimpianti. Anzi, questi dualismi hanno portato a riflettere sul modo in cui sfruttare entrambe le forme a proprio vantaggio in base alla situazione, avendo pro e contro che si bilanciano. Per non parlare poi della differente tenuta nel tempo, col vecchio che invece di perdere valore spesso ne acquista più di quand'era nuovo. Certo, al di là delle similitudini sensoriali dobbiamo confrontarci con mercati differenti, il vinile seppur in ricrescita rimarrà una nicchia da collezione per appassionati mentre il libro cartaceo è popolare da secoli e non decenni. Tuttavia questo non rimuove l'idea di fondo: in certi ambiti analogico e digitale possono tranquillamente convivere a lungo.