Realtà aumentata/virtuale ed intelligenza artificiale. Due mantra ripetuti pressoché da tutte le grandi aziende tecnologiche, in primis Apple, Google e Microsoft. Proprio l'AI è quella con più reali capacità d'impatto a breve termine, non fosse altro che ne usufruiamo almeno in parte già da vari anni. È stata Apple con Siri ad aprire le danze degli assistenti virtuali, apportando un drastico cambiamento alle precedenti limitate funzionalità di controllo vocale dei dispositivi. Nel corso del tempo, l'azienda di Cupertino non ha solo migliorato le capacità di Siri, ma aggiunto ulteriori feature nei suoi prodotti software (un esempio è la creazione automatica di album ricordo nell'app Foto di iOS 10). Il prossimo passo sembrerebbe coinvolgere invece direttamente l'hardware, come riporta Mark Gurman su Bloomberg.

Gli ingegneri Apple starebbero infatti sviluppando un nuovo chip, denominato internamente Neural Engine, dedicato proprio ai compiti in cui l'intelligenza artificiale fa da padrona. Si pensi al riconoscimento dei volti nelle foto, ai suggerimenti "Proactive", ma anche allo/a stesso/a Siri. Queste elaborazioni sono finora state condivise tra processore principale e GPU, il che grava sulle prestazioni complessive del dispositivo, per quanto la mela abbia cercato di ridurre al minimo i potenziali disagi. Spostando il carico AI sul circuito aggiuntivo, si libererebbero preziose risorse nel SoC da dedicare ad altre operazioni intensive, analogamente a quanto successe nel 2013 quando la serie di coprocessori Mx prese in consegna tutti i processi relativi ai sensori di movimento come accelerometro, giroscopio e bussola, insieme al riconoscimento vocale.

Apple non sarebbe la prima ad effettuare questo tipo di separazione: Google ed nVidia dispongono già di soluzioni server (nel caso di Big G sono chiamate TPU), mentre lato smartphone/tablet Qualcomm ha introdotto un modulo per l'intelligenza artificiale nello Snapdragon 835. L'adozione negli iDevice creerebbe nondimeno un effetto trainante nel mercato, portando all'approdo di chip analoghi non solo nei produttori legati a Qualcomm, ma pure presso Huawei e Samsung che invece fanno grande affidamento su SoC fatti in casa. I tempi di diffusione non sarebbero comunque brevi, dovranno farsi largo nel tempo tra le varie fasce di mercato, iniziando ovviamente dai top. Inoltre, Gurman ci tiene a sottolineare che la stessa Apple potrebbe impiegarci di più. Benché le sue fonti riportino prototipi di iPhone dotati di Neural Engine, il suo debutto settembrino non è affatto scontato. Più probabile che almeno per quest'anno gli impegni di Tim Cook e soci rimangano soprattutto su un piano software, avendo la possibilità da parte nostra di capirci meglio tra pochi giorni alla WWDC 2017.