Il problema principale degli store di applicazioni è quello di attrarre sviluppatori, iniziando da quelli più importanti fino ai cosiddetti indie. Se non ci sono software di rilievo è difficile che si riescano a portare anche gli utenti. Il Windows Store è uno di quelli che ha faticato di più in ambito smartphone, dove App Store e Google Play la fanno da padrona. Sui computer desktop la situazione si complica, perché si arriva da una lunga tradizione per cui l'utente ha completa libertà su cosa installare. Il Mac App Store è quello più ricco, ma le politiche di restrizione e prezzo hanno tenuto alla larga le firme più blasonate e di settore, mentre altri hanno deciso di andarsene dopo aver toccato con mano le limitazioni della sandbox. Su macOS Sierra rimane comunque completa libertà, seppure con qualche opzione da spuntare, mentre il prossimo Windows 10 S nasce completamente chiuso, con la sola possibilità di installare le app del proprio store nativo. Per i computer scolastici e in alcuni uffici può essere una buona soluzione, ovviamente in ottica di sicurezza e semplicità, ma stupisce un po' sia stato scelto come sistema operativo del nuovo Surface Laptop che parte da 1200€, anche se con 49€ (azzerati per tutto il 2017) si potrà passare alla versione completa.

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In tutti i casi Microsoft dovrà garantire una maggiore completezza del Windows Store e lo vuole fare iniziando da iTunes. Durante la conferenza BUILD 2017 hanno infatti dichiarato di lavorare insieme ad Apple per raggiungere questo obiettivo entro la fine d'anno. E potrà sembrare non troppo rilevante se non fosse che la parola "iTunes" è tra le più ricercate nello store. Come segnalato da The Verge, si tratta comunque di un piccolo passo a cui ne dovranno seguire tanti altri per cambiare davvero le cose. Loro sperano addirittura nella suite Adobe, che non credo avrebbe nessuna ragione di stravolgere il proprio sistema di distribuzione, ma è certo che ve ne sono tante altre da dover attrarre. Google Chrome è il browser più gettonato anche su 10 e sarebbe un gran colpo per lo Store, tuttavia la regola che non permette il caricamento di app facenti uso di motori di rendering alternativi forse chiude qualsiasi possibilità di approdo, almeno per ora. Vero, davanti all'analoga regola dell'App Store su iOS Google ha capitolato, facendo usare a Chrome lo stesso motore di Safari. Però lì parliamo di un sistema la cui sandbox non è aggirabile (perlomeno ufficialmente), mentre qui l'alternativa ce l'ha eccome ed è rappresentata dalle edizioni classiche di Windows. Insomma, la strada è in salita ma chissà che come Microsoft aiutò Mac OS ad arricchirsi di app interessanti, oggi non sia Apple a restituire il favore.