Il percorso intrapreso da Google coi Pixel appare ambizioso, non solo nel rimpiazzare la precedente iniziativa Nexus ma anche per altri due motivi: dare al mondo Android un equivalente di ciò che è il Microsoft Surface in ambito Windows, agendo come una sorta di riferimento per gli OEM che operano nella fascia alta; contrastare Apple nel suo stesso terreno, ovvero la vendita di un pacchetto integrato hardware+software, fortemente ottimizzato. Il riscontro presso i clienti ha sensibili margini di miglioramento, tuttavia trovo sia più positivo di come lo dipinge Ars Technica: un milione di dispositivi venduti in 8 mesi è senz'altro una cifra che impallidisce se confrontata con quanto movimentano ogni trimestre Apple e Samsung, ma considerando la disponibilità geograficamente limitata, il prezzo piuttosto elevato e il contesto da debuttante per Big G come venditrice di smartphone in prima persona è comunque un dato incoraggiante per il futuro, complice un'alta qualità effettiva del prodotto.

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Del Pixel 2 ancora non si sa moltissimo, concretamente: al di là della ridda di rumor su ipotetiche caratteristiche e design, le uniche informazioni plausibili sono arrivate da AndroidPolice e 9to5Google. Le ultime sono arrivate proprio nelle scorse ore, con la decisione presa a Mountain View di rendere il prossimo modello XL ancora più XL dell'attuale; anche l'OEM incaricato di occuparsi della produzione sembra destinato a cambiare, passando da HTC a LG. La cooperazione con l'azienda coreana è per Google una delle più fruttuose, ma pure una delle più alterne: a ottime riuscite come i Nexus 4 e 5 si sono susseguite le minori fortune del Nexus 5X e dei recenti smartwatch Watch Style e Sport. LG è stata peraltro esclusa non solo dall'avere una voce in capitolo sui Pixel, ma pure sul Nexus 6P, che è stato affidato a Huawei e ha ottenuto pareri più favorevoli.

Più a lungo termine sono invece le mosse che Google sta compiendo internamente. La sensazione che Sundar Pichai e soci vogliano aggiungere attraverso i SoC un ulteriore elemento di controllo sullo sviluppo dei Pixel permeava già da un po', ma al di là dell'idea sembrava difficile che potesse diventare uno scenario pratico. A cambiare in maniera drastica le carte in tavola ci ha pensato oggi Variety, riportando l'ingresso in Google di un veterano della divisione SoC di Apple, Manu Gulati. Nel suo nuovo eloquente ruolo di "Lead SoC Architect", porterà tutti i benefici di esperienza non solo della sua carriera di quasi 8 anni a Cupertino, ma pure dei precedenti impieghi in AMD e Broadcom. Gulati non sarà però l'unico innesto, dato che Big G sta continuando la ricerca di altri esperti del settore, rimpolpando pesantemente un'area che già prevedeva un team dedicato allo sviluppo di chip per i propri server.

Questa importante iniziativa è quasi certo che non avrà impatto sulla seconda generazione di Pixel: un SoC non è possibile approntarlo in fretta e furia come se fosse qualcosa di preconfezionato, a maggior ragione basandosi sull'architettura ARM dove al di là della base comune ogni azienda fa pressoché storia a sé. Se tutto andrà bene, ne potremo riparlare almeno per il 2019-2020. È comunque un altro cattivo segnale all'attenzione di Qualcomm, già sulla graticola sia per le accuse di posizione dominante sia per la correlata battaglia legale con Apple. Se alle tre big del settore smartphone (Apple, Huawei e Samsung) si aggiunge pure Google come sviluppatrice indipendente di processori, e se Intel riuscirà a giocarsela davvero alla pari coi suoi chip di rete, per Qualcomm la situazione sul mercato mobile potrebbe iniziare a diventare rischiosa. A quel punto dovrebbe puntare maggiormente su Microsoft e Windows 10 per PC ARM, sperando che in quel di Redmond non si ricordino anche loro di essere licenziatari dell'architettura.