L'arrivo delle estensioni a partire da iOS 8 ha permesso agli sviluppatori terzi di arricchire a proprio modo le applicazioni di sistema, con una buona selezione di plug-in. A beneficiarne è stato senz'altro soprattutto Safari, con la possibilità di utilizzare liberamente i content blocker. Maggiore privacy, ma anche minore pubblicità visibile, rappresentando il loro punto più controverso. Grande comodità per gli utenti, specialmente se si è davanti a siti con un'eccessiva presenza di annunci e pop-up. Ma colpisce tutte le realtà editoriali online in modo indistinto, incluse quelle come la nostra che, pur limitandone l'inclusione grazie alle donazioni, non può fare totalmente a meno della pubblicità per la sua sussistenza (in tal senso nel Vostro adblocker di fiducia speriamo di esserci meritati, o meritarci, un'eccezione al blocco). Il discorso si estende pure alle app, spesso gratuite ma con la necessaria presenza di banner come forma alternativa di monetizzazione. In tal senso, Apple sta mettendo un freno a quei content blocker sull'App Store fin troppo attivi nel loro operato.

I loro sviluppatori hanno notato negli ultimi tempi l'aumento delle mancate approvazioni, sia per nuovi blocker sia per aggiornamenti a quelli esistenti. Un cambio di rotta da parte dell'azienda di Cupertino? Nient'affatto: i prodotti colpiti dal rifiuto sono quelli che agiscono prevalentemente a livello di sistema, con l'uso di VPN o profili di configurazione personalizzati, agendo così in tutte le applicazioni e non solo in Safari. Stando al punto 4.2.1 del regolamento dell'App Store, le applicazioni devono utilizzare gli strumenti di sviluppo messi a disposizione da Apple negli scopi per cui sono stati concepiti. Benché sia una regola piuttosto generica, è plausibile interpretare il blocco delle pubblicità un uso non ritenuto accettabile per i profili di configurazione. Nessuna novità, ma una semplice reiterazione di quanto già in vigore. I content blocker possono agire solo come estensioni di Safari e/o all'interno della loro stessa app, come nel caso di Firefox Focus. Anche se non porrà del tutto limiti al fenomeno (i profili di configurazione possono essere installati manualmente), diminuirà quantomeno le probabilità che esso impatti in modo eccessivo gli introiti pubblicitari dei software che ne hanno bisogno.