23 ottobre 2001. Una data molto importante per la storia di Apple. Da lì in poi inizierà la graduale trasformazione dell’azienda da produttrice di computer a colosso dell’elettronica, coprendo i principali settori. Quel giorno Steve Jobs presentò un lettore musicale rivoluzionario per quei tempi, l’iPod, ben realizzato e con un’esperienza d’uso superiore a tutti gli altri prodotti rivali. Non ottenne subito successo, occorse l’arrivo di iTunes su Windows per farne esplodere le vendite nel 2003, ingrandendo esponenzialmente gli abitanti di quel mondo Apple sino ad allora appannaggio dei soli utenti Mac. Insieme all’iTunes Store ha cambiato in maniera profonda il mercato musicale e non solo. Da lì in poi, un crescendo di generazioni e varianti, fino ad arrivare alla composizione che ci ha accompagnato per diverso tempo: iPod shuffle, nano e touch.

Oggi dei tre rimane solo il touch. Ha semplificato la gamma di tagli d’archiviazione, con riflessi positivi sul fronte economico, ma è rimasto fondamentalmente il modello introdotto nell’estate 2015. Chip A8, 1 GB di RAM, schermo da 4”, fotocamera da 8 Megapixel e tasto home classico. È l’ultimo dispositivo iOS in commercio ad essere privo del Touch ID. Per quanto possa non sembrarlo, l’iPod touch è un prodotto molto importante per Apple. La sua storia è pressoché parallela a quella dell’iPhone, essendo nato nel 2007, e ha svolto sempre il fondamentale ruolo di porta d’ingresso al mondo iOS. È sempre stato di fatto un iPhone senza modulo telefonico e con alcune altre differenze sul piano hardware.

L’iPod touch sembrerà ormai l’ultimo superstite di una nobile famiglia decaduta. Anzi, lo è. Ma nel renderlo tale paradossalmente Apple gli sta restituendo nobiltà, di scopo e di spirito. Perché oggi non è solamente il comitato di accoglienza per i potenziali utenti iOS: lo è per i potenziali utenti della mela. Ha ripreso sostanzialmente il ruolo che aveva nel 2001 il suo lontano antenato. E così come allora Apple confidava nell’iPod per ingolosire possibili futuri acquirenti di Mac, ora confida nell’iPod touch per far assaggiare il suo ecosistema a possibili futuri acquirenti di iPhone e/o iPad. Tutti motivi per cui ci andrei cauto a vederlo come un condannato all’estinzione naturale, anche se le vendite sono certo una frazione di quelle degli altri Device e il mercato dell’usato dei fratelli maggiori in parte costituisce concorrenza semi-interna.

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Dell’iPod touch Apple ne ha bisogno oggi, ne avrà bisogno domani. A maggior ragione se, come tanti sospettano, l’iPad mini presto o tardi verrà dismesso. Occorrerà tenere un dispositivo iOS entry-level e di dimensioni compatte. A tal proposito sarebbe interessante riformulare la gamma iPod touch. Portarlo come hardware almeno in linea ad iPhone 6s/SE, e perché no declinarlo in almeno due dimensioni di schermo, 4” e 5,5”. La prima manterrebbe soddisfatti i fan della forma attuale, la seconda darebbe un assaggio di iPhone Plus a chi non potrebbe permettersi di sostenerne la spesa e sopperirebbe almeno in buona parte alla futura assenza dell’iPad mini. Non credo sia qui invece necessario prevedere una versione intermedia, amplificando eccessivamente la gamma. Infine, un tocco estetico-commerciale che reputo meriti. Classic, nano e shuffle sono ormai un ricordo del passato. Il suffisso touch non ha più senso di esistere. Perciò si renda onore all’ultimo della sua stirpe col più semplice nome possibile: iPod.