Per celebrare il decennale dell'iPhone, da Apple gli utenti si aspettano una nuova generazione molto spinta, con caratteristiche avanzate e un design in netto contrasto coi modelli sinora visti attraverso un display bezel-less. I rumor suggeriscono però anche qualcosa di concettualmente diverso dall’iPhone 7s/8 appena descritto: un modello senza numero (o col suffisso X per i 10 anni), con le linee della prima generazione ma tecnologia e materiali all’ultimo grido, fungendo così sia da omaggio che da top di gamma assoluto.

In questi giorni ho rimuginato parecchio su questa possibilità, dubbioso che possa salvaguardare lo spirito originario senza intaccarlo. Affinché risulti un omaggio autentico, dovrebbe riproporne non solo le forme ma anche le dimensioni e il design, almeno in larga parte. Del resto, in questi mesi stiamo assistendo a una pletora di operazioni revival. Pensiamo al Nokia 3310, ma pure lato console ai Nintendo Classic Mini e al SEGA Genesis. Al ché sono poi passato a cercare una possibile risposta a questa domanda: l’iPhone del 2007 potrebbe seguire proprio l’esempio del 3310 e risorgere, con le dovute rivisitazioni del caso?

Prima di tutto, guardiamo proprio all’esperienza del Nokia 3310 in versione 2017 per fare qualche considerazione. Benché le vendite stiano dando ragione ad HMD - catturando non solo nostalgici ma pure utenti seriamente interessati ad un muletto semplice da usare e longevo di autonomia - il revival è tutt’altro che perfetto. Non prenderei però la tastiera come difetto principale: non avrebbe avuto alcun senso un 3310 con touchscreen, snaturando completamente il richiamo spirituale al predecessore. Ancor peggio immaginarlo con Android, perdendo qualsiasi crisma di semplicità da feature phone (sebbene concordo che uno sforzo per trovare un accordo almeno con Facebook per versioni dedicate delle sue app, WhatsApp inclusa, avrebbero dovuto farlo). Sono la connettività e il prezzo a non essere state azzeccate, a mio avviso. Nel 2017, quando alcune nazioni stanno spegnendo tali reti, limitarsi al solo GSM (e per giunta dual band) è una scelta controversa. Non era necessario spingersi al 4G, nessuno l’avrebbe chiesto per un dispositivo del genere; un HSPA di base sarebbe stato più che sufficiente. Parimenti, vendere un dispositivo 2G a 60 € quando poco oltre si trovano smartphone dotati anche di LTE vuol dire richiedere quasi un atto di fede all’acquirente, almeno guardando alle peculiarità del prodotto in sé.

A quanto descritto qualcuno potrebbe aggiungere un terzo difetto: il design richiama solo marginalmente il 3310 originale. Ma questo per me non è un fatto che toglie valore al nuovo. Pensare che un design del 2000 funzioni perfettamente nel 2017 è errato, a meno che non si tratti davvero di qualcosa di così riuscito da sfuggire alla concezione del tempo. Il 3310 non nacque per questo, Nokia non lo posizionò nemmeno nella fascia alta di mercato. Più in generale, fatta eccezione per alcuni modelli, l’azienda finlandese prediligeva la funzionalità all’estetica. Se però ti chiami Jonathan Ive, la situazione potrebbe essere piuttosto diversa.

Sul piano del design, l’iPhone originale non sfigura affatto al giorno d’oggi. Anche perché, coi dovuti cambiamenti del caso, tutti gli iPhone sinora sfornati da Apple rimandano al dispositivo fondatore. Se si tengono in mano un’unità di prima generazione e un iPhone 7 la parentela è subito evidente. La disposizione di gran parte degli elementi, l’uso dell’alluminio, l'iconico pulsante home… Lo stesso vale per il sistema operativo: iOS è mutato parecchio, ma lo schema originale è perfettamente riconoscibile anche nell’undicesima versione. La schermata home, le icone incastonate in forme dai bordi arrotondati, il Dock sottostante, l’uso del pulsante centrale per tornare indietro. Anche alcune applicazioni presentano tuttora un buon livello di somiglianza strutturale.

Ive e Jobs, insieme a tutto il team di sviluppo dell’iPhone, sono effettivamente riusciti a creare un prodotto senza tempo, che si evolve sul piano tecnico ma non dimentica le sue origini.

È poco probabile che a settembre Apple decida di presentare una riedizione dell’iPhone originale, o Classic, anche magari in numero limitato di esemplari. Di certo non potrebbe riportare in vita proprio il vecchio modello così com’è: le reti 2G, come già detto, sono già state spente in varie parti del mondo, inclusa proprio quella di AT&T negli USA da cui partì la storia dell’iPhone; iOS 3.1.3 oggi sarebbe assolutamente inadeguato per le esigenze moderne, il che necessiterebbe pure un corposo rinnovamento dell’hardware interno. In sostanza, dovrebbe avvenire quanto è già successo tra iPhone SE e 5s, col primo che ha mantenuto il design del secondo suo predecessore ma svecchiandone la componentistica sottostante. Proviamo perciò a giocare con l’immaginazione, vedendo come potrebbe configurarsi questo revival dell’iPhone.

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Innanzitutto bisognerebbe pensare al suo posizionamento commerciale: ragionando realisticamente, potrebbe essere al di sotto del modello SE, anche in virtù del display di dimensioni inferiori. Certo, nulla vieterebbe di portarlo ai 4”, ma sarebbe un punto di rottura esteriore troppo evidente nei confronti della generazione che si vorrebbe omaggiare. Teniamolo sui 3,5”, ma portandolo alla risoluzione Retina del 4s e sempre ben protetto dal Gorilla Glass. Abbiamo risolto la prima questione. Ora guardiamo al design. Abbiamo già detto che vogliamo evitare punti di rottura troppo forti, pertanto in larga parte sarà mantenuta l’estetica originale, così come i materiali. Al più, visto che l’hardware odierno lo permetterebbe, si potrebbe pensare di portarlo a spessore e peso vicini a quelli di SE (7,6 mm e 113 grammi), invece di mantenerlo “patatone”. Sempre le questioni tecnologiche, però, inducono ad affrontare altre differenze necessarie.

Partiamo innanzitutto dal discorso SIM: benché la maggior parte delle schede in circolazione presenti il formato triple-cut, che permette di inserirle in qualsiasi dispositivo grazie ai loro adattamenti, sarebbe lecito pensare da parte di Apple all’uso di uno slot nano-SIM. Un’altra questione da valutare è nella scocca anteriore. Fino all’iPhone 4, i telefoni di Cupertino non hanno mai avuto una fotocamera frontale. Anche qui, dunque, si potrebbe optare per una “licenza poetica”, integrando un sensore per FaceTime. Il miglior compromesso sarebbe utilizzare quello di iPhone 6 e SE, con 1,2 Megapixel di risoluzione e cattura video a 720p. Non proprio il meglio per i selfie, ma dobbiamo ricordarci del già discusso eventuale posizionamento commerciale. Similmente, lasciare il pulsante Home privo di Touch ID sarebbe un peccato; la prima versione del riconoscimento impronte farebbe al caso nostro. Già che abbiamo parlato di scocche e fotocamere, non vorremmo certo privare di flash quella posteriore, di cui riparleremo fra poco. L’ultima variazione è il connettore in basso. Impensabile tenere quello da 30 pin, ormai è caduto pressoché completamente in disuso. Vada per la Lightning, quindi. E vada pure per il mantenimento del jack cuffie da 3,5 mm. Toglierlo farebbe ritornare al discorso sui punti di rottura.

È ora di addentrarci dentro l’iPhone Classic, di ipotizzare cosa mettere sotto la scocca. Se commercialmente abbiamo pensato di collocarlo sotto a SE, come potremmo modernizzarlo in maniera sensata? La scelta sul dispositivo da utilizzare come base tecnica non è semplicissima, ma alla fine il compromesso lo troveremo. Innanzitutto escludiamo un prodotto a 32-bit: iOS 11 non li supporterà più e l’App Store sta già attivamente scoraggiando gli sviluppatori a mantenere app con la vecchia architettura. Dovrebbe comunque trattarsi di un dispositivo da utilizzare al giorno d’oggi e con un minimo di supporto futuro. Ciò spingerebbe anche a escludere il 5s come base, con buone probabilità iOS 11 sarà il suo canto del cigno. Potremmo immaginarlo come un SE ulteriormente rimpicciolito e dunque riprenderne tutte le fondamenta? Penso che avverrebbe solo se l’attuale SE fosse sostituito da un nuovo modello con SoC A10, evitando dunque un confronto ad armi quasi pari. Provando a costruire una logica di gamma, però, Apple potrebbe preferire avere un modello dedicato per chip: SE con A9, 7 con A10, 7s/8 con A11. Ciò ci ricondurrebbe a scegliere l’iPhone 6 come principale fonte della componentistica per la riedizione da 3,5”, col suo SoC A8 affiancato da 1 GB di RAM. Riesce a cavarsela ancora bene per la maggior parte dei contesti e darebbe un po’ di longevità con almeno un’altra versione di iOS garantita. La miniaturizzazione è un problema che Apple ha già affrontato proprio per inserire un 6s all’interno di un SE, pertanto avrei fiducia nella riuscita pure in questo caso.

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Più articolato è invece il discorso sullo spazio di archiviazione. 16 o 32 GB? La gamma iPhone è interamente virata verso il secondo taglio come base, ma considerato che non ci troveremmo davanti a un dispositivo con cui metterci a guardare ore e ore di filmati potrebbe pure avere le sue ragioni limitarsi a 16 GB, peraltro il taglio massimo previsto dalla prima generazione. Ma è inutile fare gli avari quando le memorie da 32 GB hanno costi produttivi irrisori. Avrebbe più senso non prevedere varianti di maggiore capacità, chiarendo al massimo l’intento di revival piuttosto che di costruzione di una nuova famiglia di iPhone. Chiarito questo, possiamo pensare alla fotocamera principale. Anche qui la soluzione ideale sarebbe riprendere in blocco il comparto dell’iPhone 6, coi suoi 8 Megapixel, registrazione 1080p e flash dual tone. Continua a produrre buoni scatti e rientrerebbe perfettamente nella strategia commerciale. Lato connettività, abbiamo già discusso l’errore di HMD/Nokia nel non fornire il 3310 di connettività 3G e, come abbiamo già anticipato più sopra, ci aspetteremmo che Apple percorra la strada giusta prevedendola. Ma un iPhone solo HSPA+ sarebbe in ogni caso troppo penalizzante, abituati alla connettività 4G. Anche qui ci verrebbero in aiuto i moduli del 6, che comprenderebbero inoltre Wi-Fi 802.11ac e NFC, il ché darebbe molto senso all’upgrade del tasto Home con Touch ID per le funzionalità connesse al pagamento. Per la batteria, si potrebbe utilizzare una versione aggiornata di quella del 4s, con qualche decina di mAh in più ai 1430 già presenti.

Terminata l’analisi sull’hardware, guardiamo brevemente al software. Abbiamo visto come iOS 11 preveda un forte uso di testi grandi e in grassetto: se già sugli iPhone da 4” creano qualche problema, figuriamoci con un altro mezzo pollice in meno. Il sistema dovrebbe pertanto adattarsi, lasciando eventualmente il grassetto ma non aumentando le dimensioni rispetto al resto degli elementi testuali, salvo che non sia l’utente a volerlo espressamente dalle impostazioni. Unica la colorazione, come nel 2007. Infine il discorso commerciale. Il primo iPhone aveva un prezzo di 399 €, ma si legava necessariamente a un contratto biennale con gli operatori telefonici convenzionati. Potrebbe essere una soluzione facile tenere i 399 € rimuovendo solo la necessità di abbonamento, ma si rischierebbe di commettere lo stesso errore di sovrapprezzo visto nel Nokia 3310 e soprattutto con quella stessa cifra si riuscirebbe a prendere tranquillamente un iPhone 6 nuovo di zecca. Confidando che al contempo l’iPod touch quasi equivalente da 32 GB (e con 4”) scenda almeno lievemente di prezzo, 299 € potrebbe risultare il cosiddetto sweet spot. Lo so, allo stesso prezzo si può prendere molto di meglio in ambito Android, ma parliamo di un iPhone e non possiamo pretendere che Apple cali troppo le braghe, diventerebbe fantascienza pura. 299 € sarebbero già difficili da immaginare a Cupertino e potrebbero evitare di renderlo un mero oggetto da collezionisti a costi stellari, perlomeno nel breve termine (a meno di non volerne limitare il numero di unità prodotte sulla falsa riga delle rivisitazioni dei NES fatte da Nintendo).

Eccoci. Abbiamo costruito il nostro iPhone Classic immaginario, un omaggio al papà di tutti gli smartphone Apple usciti fino ad oggi. Le probabilità che si trasformi in un prodotto reale, però, sono davvero esigue, come già accennato parecchie righe fa. Ma andiamo al di là di ciò: ammesso e allo stato attuale non concesso che un tale prodotto possa essere lanciato, potrebbe funzionare commercialmente? Il prezzo lo renderebbe appetibile a chiunque volesse provare un iPhone senza ricorrere necessariamente al mercato dell’usato. Diventerebbe anche una sorta di viaggio nel passato, ripercorrendo seppur solo in parte le sensazioni del 2007. Ma oggi 3,5” sono davvero pochi per lo schermo, quantomeno nell’ottica di utilizzarlo come terminale primario. Si potrebbe pertanto configurare una sua esistenza da muletto di lusso, da affiancare ad un altro smartphone di maggiori dimensioni. Agirebbe come dispositivo aziendale per chiamate, email e messaggistica istantanea, oppure come un iPod dotato di rete cellulare ideale per l’attività fisica o, ancora, come piccola fotocamera di backup. Insomma, il suo perché potrebbe anche averlo.

Del resto, se ci sta riuscendo un 3310 figuriamoci se non potrebbe farcela un iPhone.