La Touch Bar è una delle principali novità apportate dal redesign dei MacBook Pro occorso a fine 2016, dividendo puntualmente la platea tra sostenitori e detrattori come avviene a molte delle caratteristiche promosse da Apple nei suoi prodotti. C'è chi la reputa molto utile, aggiungendo molte potenzialità in più all'area di norma dedicata ai tasti funzione. C'è poi chi avrebbe preferito un approccio più aggressivo di macOS al touch, in linea a quanto già avviene nel mondo Windows, aprendo però a discorsi filosofici triti e ritriti. C'è chi invece ne avrebbe più semplicemente fatto volentieri a meno, oppure se ha uno dei nuovi MacBook Pro la sopporta solo per avere il ben più importante Touch ID. In questo campo si schiera un ex-dipendente Apple di lungo corso, Chuq Von Rospach, che a Cupertino ha lavorato dal 1989 al 2006. In un post sul suo blog personale, analizza quanto la Touch Bar abbia impattato nel passaggio da un MacBook Pro a un iMac.

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Per sommi capi, la risposta è no. L'abbandono della Touch Bar non è stato difficile da effettuare, anzi si può dire che a Rospach non manchi proprio per nulla. L'unica utilità era appunto il sensore Touch ID, che si rivela efficace soprattutto nella gestione di applicazioni come 1Password. Nulla che tuttavia lo spinga a riconsiderare la sua decisione. La Touch Bar viene definita la soluzione a problemi che ad ora non sussisterebbero per gli utenti. Se ci si pensa tutte o quasi le scorciatoie a tocco possono essere richiamate in tranquillità attraverso il trackpad e le barre degli strumenti a schermo, mentre per le correzioni ortografiche ci si può affidare a quanto già fa macOS di suo. Non ha uno scopo che la rende indispensabile, se non per accedere alle configurazioni di MacBook Pro più potenti.

Rospach non è il primo ad essere rimasto perplesso della Touch Bar. Sono parecchi ad essere di opinioni simili, più o meno forti. Anche Maurizio, nonostante ne abbia apprezzato alcune comodità, nella sua recensione si è espresso con scetticismo riguardo l'uso pratico. Appare un'idea molto intrigante per il futuro, ma non ancora pronta per il presente. Probabilmente la stessa Apple l'ha capito, secondo il suo ex-impiegato, visto che non sta ancora portando la Touch Bar al di fuori dei MacBook Pro. È alla ricerca della chiave, software e/o hardware, per garantire a tale tecnologia il successo sperato, per far sì che risolva effettivi problemi nell'esperienza d'uso Mac. Questa sorta di rinvio è positivo da un lato in quanto consente il perfezionamento della feature, ma diventa negativo se la guardiamo dal punto di vista degli sviluppatori. La gamma dei computer Apple contiene in questo modo una frammentazione, rallentandone l'adozione nelle app o diminuendone il potenziale, dovendo supportare modelli con e senza.

Non mi trovo granché d'accordo con Rospach quando sostiene che Apple dovrebbe rendere la Touch Bar opzionale. Un disaccordo che non è sul pensiero di fondo, condivisibile, ma sulla visione del modo d'agire della mela. Per le sue novità essa cerca la massima diffusione possibile, e ciò passa pure per includerle di default nella maggior parte delle configurazioni. Aspettarsi qualcosa di diverso sarebbe fuorviante nonché poco probabile. Concordo invece con Chuq nel ritenere, come da suo follow-up, che la Touch Bar avrà sicuramente una seconda versione, molto più matura e disponibile su tutta la gamma Mac. Con buona pace dei detrattori, è arrivata per rimanere e non andarsene, al contrario dell'attualmente più apprezzato sensore Touch ID che potrebbe risultare una semplice soluzione transitoria in attesa di portare su scala molto più vasta il riconoscimento facciale dei prossimi iPhone.