Di questi tempi rischio di passare per una persona estremamente polemica, soprattutto quando parlo di standard come USB-C. Spero si sappia, però, che se torno continuamente sull'argomento non è perché mi manca una spalla su cui sfogarmi ma perché ritengo che il cuore di SaggiaMente sia proprio la condivisione di informazioni. Un altro argomento che affronto ciclicamente è quello delle memorie SD, in quanto spuntano nuove sigle e falsi standard come i funghi, che invece di semplificare la vita al consumatore lo mandano completamente in tilt. Il risultato è che ci sono persone che usano schede con specifiche inferiori alle necessità minime dei propri dispositivi – che siano fotocamere, action camere, computer, ecc.. – ed altre che spendono una fortuna per memorie con specifiche inutilmente superiori a quelle dei prodotti su cui le utilizzano. Per chi fosse interessato alle "puntate precedenti" su questo argomento, gli step più importanti li ho descritti in un primo articolo del 2011, poi aggiornato con uno più completo nel 2016 a cui aggiungerei il piccolo test/riflessione più recente sulle SD che mentono. Oggi, però, voglio scrivere un articolo con un tono diverso perché c'è da sperare positivamente sul futuro delle schede SD/microSD... quantomeno per il naming.

SD-VideoSpeedClass

La tabella qui sopra è presa dal sito della SD Association e descrive nel dettaglio la nuova Video Speed Class. So cosa state pensando ma no: non interessa solo chi ha a che fare con il video. La sigla V30 potreste già averla vista perché è in circolazione da diversi mesi e la si può trovare su molte SD a cui è stata semplicemente ristampata l'etichetta per aggiungerla. Non è un trucco di marketing, semplicemente la classe V non richiede specifiche aggiuntive ma va soltanto a fornire un servizio all'acquirente nel descrivere le prestazioni. In uno dei vecchi articoli sulle memorie avevo accennato al fatto che la velocità di picco che molti produttori pubblicizzano serve a niente e che l'unico dato davvero rilevante è quello della scrittura sostenuta. In pratica la velocità minima sotto cui una memoria non scende durante l'attività continua. Questa serve a garantire un flusso costante per la registrazioni di filmati, ovviamente, ma anche per le raffiche fotografiche, per la lettura di video e quant'altro richieda una scrittura o erogazione continua di dati.

secure-digital-v30

Sempre guardando la tabella, si noterà che la SD Association stava già seguendo un percorso del genere nella nomenclatura, con le classi fino alla 10 che si riferivano in modo piuttosto chiaro al transfer rate: classe 6 = 6MB/s (ricordo che è il valore minimo garantito, non il massimo). Con l'arrivo delle prime memorie UHS e l'introduzione della sigla U si sono complicati la vita, perché U1 era sostanzialmente la classe 10 e U3 sarebbe stata la classe 30 se non fosse che quella prima sigla è stata bloccata a 10. Quindi un produttore che realizza una scheda U3 aggiunge anche la classe 10 (quella nel cerchietto) in modo tale che gli utenti la trovino nel caso in cui il loro – vecchio –apparato riporti nelle specifiche: "usare almeno una memoria classe 10". Con la sigla U hanno deciso di andare avanti a decine facendo perdere un riferimento visivo chiaro al consumatore. A saperlo, il discorso non è affatto complicato ma non è che sia così intuitivo leggere U3 e capire 30MB/s di velocità minima garantita. Forse, e dico forse, è proprio per questo che hanno accantonato questa ennesima nomenclatura e sono passati alla nuova V.

V che sta per Video Class Speed ma che in Italia avrà l'involontario risvolto positivo di richiamare il termine Velocità. L'equivalenza di base su cui ragionare è

Classe 10 = U1 = V10

Come si può notare, la nuova nomenclatura riprende un naming coerente con l'effettivo dato cui si riferisce. V10 = 10MB/s, V30 = 30MB/s e così via. Certo, è davvero assurdo che si assista a questi continui cambi di rotta che costringono gli utenti ad informarsi e i produttori a stampare e ristampare etichette sempre più affollate di loghini e siglette, ma speriamo che questa volta sia quella buona... almeno per un po'. Anzi io farei un appello alla buonanima di Lexar e a SanDisk, Samsung e tutti gli altri, per far fronte comune ed utilizzare solo i dati veramente importanti. Via quelle sigle SDHC/XC ecc.. che servivano per differenzare le memorie in base alla capienza: sarebbe come se un HDD o un SSD avessero un nome differente nel taglio da 250GB rispetto quello da 500GB. Via le vecchie classi, compreso lo standard U, mettete solo la tipologia UHS, perché tra I e II (e la futura III) cambiano anche i pin e si può considerare un po' come i SATA II o III o gli M.2 riprendendo il paragone con gli SSD, e poi capacità e velocità di picco (perché alla fine serve) affiancata a quella sostenuta espressa con il nuovo standard V. Quattro dati in croce per definire tutto quello che realmente serve e non etichette con mille sigle che il 90% dei consumatori ignorano.

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È interessante notare che la SD Association si sia tenuta piuttosto larga nell'identificare quale formato di registrazione sia adatto ad uno degli scalini previsti, tant'è che il V30 viene dato come "potenzialmente adatto" per Full HD, 4K ed 8K, ma anche il V60 da 60MB/s viene riportato nella riga del 4K. Questo è un indice che ho trovato molto interessante in quanto una macchina come la Lumix GH5 che registra il 4K a 400Mbit/s è già molto ma molto rara e richiede "solo" 50MB/s di velocità minima garantita. Ciò significa che, almeno questa volta, l'organizzazione sembra aver voluto guardare piuttosto lontano. Lo scalino V90, ad esempio, supporterebbe un bitrate di 720Mbit/s che non sarà facile da vedere nei prossimi anni, neanche in prodotti di livello professionale. Spero solo che dopo facciano il V100 o V120 e non tirino fuori un'altra dannatissima sigla.

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Forse l'avrete già capito da quanto ho scritto ma vorrei precisare meglio un concetto. Se qualcuno ora vi dice, per giusta semplicità, di comprare una memoria V60 per registrare con la vostra cinepresa o fotocamera, non significa che tutte le memorie che non la riportano non siano adatte. Anzi, è possibile che vi sia una SD prodotta precedentemente e che non ha la classe V stampigliata ma va persino più veloce. È il caso ad esempio della mia Transcend 64GB che uso proprio sulla GH5, la quale ha i loghi Classe 10 e U3, ovvero il massimo delle rispettive sigle, ma non ha indicazioni sullo standard V perché probabilmente dettagliato in seguito alla realizzazione grafica dell'etichetta. Eppure è tranquillamente V60 se non addirittura V90. Infatti le poche V60 che ho visto in giro (ad esempio di Delkin e Integral) hanno velocità di scrittura di picco molto inferiori (si parla di 100MB/s contro i 180 della Transcend che è molto più vicina ai numeri di quella ADATA V90. Mi sembra già di vedere qualche faccia confusa e posso capirlo, però se questo è un'altro degli innumerevoli periodi di transizione, almeno la prospettiva futura sembra più chiara e positiva. Diamo un po' di tempo ai produttori per aggiornare i dati sulle etichette e poi guardiamo solo tipologia, capacità e classe V (che con il suo numero indica chiaramente i MB/s minimi garantiti).