Nel mirino dell'Unione Europea non vi sono solo Microsoft, Apple e Google: a far loro compagnia vi è Amazon, società che non avrebbe versato il corrispettivo di 294 milioni di dollari in tasse (ben lontani dai 13 miliardi di euro di Apple). Anche in questo caso, l'UE non poteva che agire direttamente contro il Lussemburgo, Stato in cui Amazon ha la sede legale, contestando la violazione della normativa contro gli aiuti di stato alle aziende.

Secondo il commissario per la concorrenza Vestager, il Lussemburgo avrebbe permesso ad Amazon di trasferire la gran parte dei profitti da Amazon EU, società soggetta alla tassazione normale, ad Amazon Europe Holding Technologies, non soggetta a tale regime fisale. Grazie a questo meccanismo, la società avrebbe versato tributi quattro volte inferiori rispetto a quelli dovuti. Amazon e il Lussemburgo hanno prontamente replicato con argomentazioni molto simili a quelle di Apple e dell'Irlanda: l'applicazione di un regime fiscale più favorevole è frutto della libera contrattazione fra lo Stato e l'azienda, cosa ampiamente permessa anche dalla normativa europea. Nel momento in cui scrivo, la società americana si sta consultando con i propri legali per capire se sia il caso di presentare appello contro la decisione dell'UE (tramite, ovviamente, il Lussemburgo) o pagare quanto richiesto.

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La giornata non è iniziata nel migliore nei modi nemmeno per Apple e l'Irlanda: la Commissione Europea ha infatti dichiarato di aver richiesto l'intervento della Corte Europea di Giustizia sulla vicenda, visto che, ad oggi, l'Irlanda non ha ancora recuperato da Cupertino e versato i 13 miliardi di euro contestati qualche mese fa e di non poterlo fare prima del prossimo mese di marzo, nonostante abbia presentato appello contro la decisione dell'organo esecutivo. Quindi si cade nuovamente nella zona grigia in cui tante - o forse troppe - aziende operano da anni nell'Unione Europea. Sebbene sia come sempre auspicabile una armonizzazione tributaria fra tutti i Paesi membri, questa soluzione si scontrerebbe con gli equilibri interni di ogni nazione, vista la difformità della pressione fiscale. Vedremo se la cosiddetta web tax sarà in grado di riequilibrare, seppur leggermente, i piatti della bilancia erariale.