Il portatile rappresenta il perfetto computer personale, l'unico di cui si può effettivamente aver bisogno. In un periodo della mia vita in cui facevo quasi esclusivamente grafica e web design, ho utilizzato un MacBook Pro 15" per casa e lavoro (dove mi aspettava un Cinema Display e un hub con i dispositivi primari connessi). Oggi non è più così per me e un buon 80% del tempo al computer lo trascorro sulle scrivanie, dove una postazione dedicata risulta più efficace per diverse ragioni, non ultima quella delle prestazioni. Il portatile – attualmente un MacBook Pro 15" 2016 (recensione) – viene eletto a dispositivo principale tutte le volte in cui lavoro fuori casa, oltre ai circa tre mesi all'anno che trascorro vicino al mare (vicino è il termine giusto visto che non ho quasi mai tempo di andarci). Per attività del quotidiano e la gestione del sito non ho problemi con quello schermo, anzi nel 2015 ho usato un 13" ed è andato benissimo. I limiti si presentano quando devo iniziare a lavorare su grandi quantità di foto o sui video dei matrimoni, perché lì sento davvero la necessità di uno schermo ampio. Collegare un MacBook Pro ad un display è un attimo (giusto un po' più rognoso da quando c'è la USB-C), ma trovare la giusta collocazione è questione di gusti ed esigenze.

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Nel 2012 preferivo il supporto Macessity Traystation per avere il display del portatile visibile insieme a quello esterno da 27". Mi sembrava uno spreco tenerlo chiuso ma rimaneva acceso ed inutilizzato per la maggior parte del tempo. Il vero problema però era un altro, perché con i primi Retina la GPU soffriva molto e dargli pixel in più non necessari da macinare era un inutile spreco di risorse. Ecco perché sono passato a soluzioni esterne come l'ottima AluBase ed ho trovato la pace dei sensi con l'AluRack, che faceva letteralmente sparire il portatile dietro il Cinema Display, restituendo un'esperienza d'uso desktop pura. Era il 2013.

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Nel frattempo l'attività video si è intensificata ed ho trovato più performanti i Mac Pro, che ho iniziato ad usare nel 2008 col vecchio, rinnovato nel 2014 con il famoso cestino (che ho poi cestinato in favore di un iMac 5K 2017). Il punto è che ho ormai assodato che preferisco usare solo uno schermo esterno grande quando sono alla scrivania, per cui il portatile voglio che occupi lo spazio minore possibile. Deve essere chiuso, insomma, ed è una questione che richiede almeno due parole aggiuntive. I MacBook nascono con la possibilità d'uso a coperchio chiuso, è proprio prevista dal sistema, e sarebbe sciocco non usarla anche perché l'areazione è predisposta per funzionare perfettamente anche in questo modo. Anzi, la lunga feritoia sul retro degli attuali MacBook Pro è ideale da posizionare in cima per la dissipazione del calore, meglio ancora che poggiandola sulla scrivania dove ha meno spazio. Io ho usato sempre i portatili Apple in modalità clamshell e questo non ha mai causato nessun problema. Oggi le cose sono cambiate, ma attenzione, non per l'uso a coperchio chiuso ma solo per l'atto di chiudere il coperchio! La copertura anti-riflesso dei MacBook Pro ha sempre avuto problemi (qui le prove più recenti) ma in quelli di ultima generazione la situazione è persino peggiorata. Infatti i miei precedenti erano in salute pur essendo adoperati in quel modo, mentre quello attuale dal 2016 ad oggi l'ho usato forse 2 o 3 volte a coperchio chiuso (giusto per testare dei monitor esterni) eppure ho dovuto far cambiare lo schermo perché riportava i segni della tastiera. Non c'è un programma di richiamo ufficiale, ma i tecnici Apple sono a conoscenza del problema e propongono loro stessi la sostituzione se notano qualcosa. Da quando mi è stato restituito il portatile ho quindi deciso di giocare di anticipo ed ho comprato un panno protettivo che copre l'area della tastiera e preserva il delicatissimo schermo. Anche perché la garanzia prima o poi finirà e vorrei che restasse in buone condizioni. Vista la diffusione del problema mi aspettavo di trovarne a centinaia e invece di prodotti davvero specifici e validi ce ne sono pochi. La soluzione più interessante mi è sembrata quella del RadTech ScreenSavrz, anche se non economica per via della spedizione dagli USA. Si può fare la stessa cosa in casa in un attimo o adattare qualsiasi panno da due lire, ma ho voluto puntare al meglio.

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Il copri tastiera di RadTech  per i MacBook Pro 2016 e 2107 con Touch Bar copre solo ed esclusivamente la tastiera ed ha uno spessore di circa 0,5 mm. È realizzato con la speciale ultra-microfibra Optex di cui non avevo mai sentito parlare e non farò finta di sapere cosa sia, ma è certamente morbidissima e soprattutto traspirante. Si può anche usare per pulire lo schermo, ovviamente, cosa che ne completa l'efficienza. Per questi modelli è disponibile in grigio, blu (indigo) e nero, colore che ho personalmente preferito. Alla fine costa $10.95 che non sono affatto esagerati, il problema è che non riesco a trovarlo allo stesso prezzo in Italia o Europa, per cui si deve pagare quasi di più per la spedizione (ho fatto un gruppo di acquisto con amici...). Lo sto usando da un paio di mesi e mi trovo molto bene, lo schermo rimane perfetto e si è sempre pronti a pulirlo. Mi sarebbe piaciuto che fosse più grande onestamente (dalle immagini sembrava coprire anche la Touch Bar ma non è così), però è fatto appositamente per non avere troppo spessore tra tasti e schermo, rimanendo all'interno del leggero incavo, per cui va bene così. Tra l'altro non conoscevo questa azienda ma ho notato che realizza diversi prodotti interessanti, tra cui una protezione per l'iMac che mi stuzzica non poco per quello di casa (seppure non sia affatto economica).