D'accordo, il titolo scelto sembra lo slogan di un detersivo anni '90, ma la sintesi di tutte le review internazionali di HomePod che stanno arrivando nelle ultime ore risiede più o meno in quella domanda. A questo punto viene spontaneo chiedersi pure: come mai questo dubbio? Lo smart speaker, le funzionalità avanzate, il display superiore, Siri? Sostanzialmente, al momento appaiono perlopiù simpatici optional. HomePod è un altoparlante wireless (anche se non accetta streaming direttamente via Bluetooth) che suona davvero molto bene e ha come accessorio, non caratteristica chiave, la possibilità di sfruttare l'assistente vocale di casa Apple. E pensare che le recensioni provengono tutte dai paesi anglofoni dove Siri è molto più "intelligente" della versione nostrana.

L'HomePod è dotato di un array composto da 7 tweeter ed un woofer unico, posto in alto nella configurazione Top-Down: questa moltitudine di piccoli speaker consente di ottenere una resa audio complessiva che lo porta al vertice della categoria (per quello che riguarda la fascia di prezzo), con una spazialità ampia grazie all'abile sfruttamento dei rimbalzi sonori. Quello che ha stupito molti recensori è la velocità con la quale il dispositivo si adatta al nuovo ambiente, senza la necessità di analizzare la stanza con impulsi audio preconfezionati, come invece fanno prodotti rivali come i Sonos. In pratica, appena tirato fuori dalla scatola, HomePod dà direttamente il meglio di sé, senza toccare nulla.

Foto a cura di The Verge

A stupire sono anche le dimensioni, perché a quanto sembra ognuno di loro (i recensori) se lo aspettava o più piccolo o più grande, ma è più o meno quanto un Sonos Play:1. La potenza e la resa sonora risultano però simili o superiori a quelle del modello più grande, il Sonos Play:5. Parlando invece dei lati negativi, il più citato è l'estrema chiusura del sistema, la "prigione dorata" nella quale Apple tiene incatenato l'HomePod, che appare stavolta davvero esagerata: i comandi vocali funzionano solo con Apple Music, non c'è la possibilità di fare lo streaming tramite connessione Bluetooth, il device si vincola al suo unico proprietario e quindi, anche se utilizzato in quel momento da un'altra persona, si baserà sui dati dell'account iCloud (iMessage, Calendario, Note eccc..) cui è stato legato durante la configurazione.

Foto a cura di The Verge

L'altro lato negativo riguarda l'assistente vocale integrato. Su TechCrunch, Matthew Panzarino fa notare che, sebbene il riconoscimento vocale sia ottimo (best in class vocal recognition), le funzionalità di Siri sono solo una piccola parte rispetto a quelle di Alexa e Google Assistant nei rispettivi speaker. Ciò, unito all'impossibilità di utilizzare in maniera nativa un altro servizio musicale al di fuori di quello Apple, rende l'utilizzo limitante. Le funzionalità legate ad HomeKit, fa notare iMore.com, sono anch'esse inferiori rispetto a quanto sia possibile fare con un iPhone, perché tutti i dispositivi "sicuri", come una serratura o un cancello, possono essere chiusi ma non aperti in quanto non c'è la possibilità di identificare l'utente, essendo HomePod privo di strumenti d'autenticazione come Face ID o Touch ID.

Foto a cura di iMore

Insomma, traendo le somme dalle recensioni internazionali, s'intuisce che HomePod è un ottimo speaker nel vero senso della parola, suona bene e convince, ma pesa sul voto finale l'impossibilità di utilizzare un servizio di streaming alternativo (qualcuno ha detto Spotify o Amazon Music?) senza passare da AirPlay, la momentanea assenza del supporto multispeaker (arriverà in avanti con un aggiornamento firmware) e i deficit di Siri che non riesce ad eguagliare i concorrenti. D'altronde Maurizio ne aveva già parlato nell'articolo HomePod: se vincerà sarà per l'audio e non certo per Siri. Avremo comunque modo di ritornare ancora sull'argomento, nel frattempo chiudiamo invitando alla visione della videorecensione realizzata da The Verge.