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Navigazione web: dove vanno a finire i nostri dati personali?

Scritto da: Maurizio Natali Pubblicato alle 19:32 in: Senza categoria
25nov

Questo articolo prende spunto da una email, un po’ preoccupata, che ho ricevuto da un lettore del Blog.

Come prassi vuole, nella pagina contatti di questo sito si trova un piccolo modulo, che permette di comunicare con il responsabile (in questo caso io) senza aprire il proprio programma di posta elettronica. Questo form richiede nome ed email e poi permette di inserire oggetto e corpo del messaggio. E fin qui tutto bene.

L’email che viene generata e che a me arriva nella casella di posta elettronica, comprende però anche alcuni dati aggiuntivi in calce. Ecco un esempio estrapolato da una email inviata oggi da me stesso:

Inviato da (indirizzo IP): 79.5.147.xxx
(host109-147-static.5-79-b.business.telecomitalia.it)
Data/ora: 25 novembre 2009 15:42
In arrivo da (referente): http://www.saggiamente.com/blog/contatti/
User agent (in uso): Mozilla/5.0 (Macintosh; U; Intel Mac OS X 10_6_2;
it-it) AppleWebKit/531.21.8 (KHTML, like Gecko) Version/4.0.4
Safari/531.21.10

Traduco per i meno esperti. Sono riportati: l’indirizzo IP della mia connessione, data e ora, la pagina dalla quale è stato generato il contatto e l’intestazione ricevuta dal browser web.

Mi viene chiesto come mai prendo questi dati e se sia lecito. Posto che il modulo di contatto non è una mia personale creazione, ma un plugin del programma che gestisce il blog (come si può leggere anche in calce nella pagina di contatto “Powered by Fast and Secure Contact Form”) bisogna capire che i dati riportati sono sempre e comunque visibili quando navighiamo su internet. Anche attivando la modalità “privacy” di Safari (o di altri browser) o installando il più potente dei firewall in circolazione, i dati escono fuori comunque (a meno chiaramente di hackeraggi di vario tipo).

Appena ci colleghiamo ad internet (con linea fissa o mobile) il nostro provider ci assegna un indirizzo IP e da quel momento tutti i nostri movimenti vengono tracciati. È così che quando si compiono azioni illegali via web si tenta di scoprire il responsabile. Oltre a questo i dati presi in esame sono utili a generare le famose statistiche (che anche io ogni tanto vi propino) in cui si dice: Firefox batte Explorer, Safari in crescita, eccetera eccetera. Infine molte di queste informazioni sono anche utili per migliorare l’esperienza di navigazione, poiché è anche in base alle “dichiarazioni” del browser, che i designer web possono adattare i siti per il vostro supporto di visualizzazione.

Il concetto stesso di “dati personali” sul web perde molto il suo valore intrinseco. Basta iscriversi sulle pagine bianche o su facebook, twitter, flickr o qualsiasi altro social network, per dire addio alla riservatezza del nostro nome e cognome, della nostra età, delle nostre foto, amicizie, abitudini e via discorrendo. Ciò che si deve tenere sotto stretta sorveglianza sono invece i “dati sensibili”. Proteggere il nostro nome nel mondo globalizzato (passatemi il brutto termine) è impossibile. Però la nostra salute, i nostri dati fiscali, la nostra carta di credito e tutte le altre informazioni veramente riservate sono tutt’altra storia. E su quelle bisogna fare veramente attenzione.

Molti siti e blog, in Italia e nel mondo, utilizzano anche sofisticati software di statistica per monitorare gli accessi e l’utilizzo delle proprie pagine web. Uno dei più famosi è Google Analytics, il quale offre agli amministratori dei siti una quantità di informazioni incredibile. Per questo motivo in Germania hanno intenzione di intervenire per limitare Google e le informazioni che ottiene sugli utenti. Di quali informazioni parliamo? A titolo esemplificativo eccone alcune:

  • regione del territorio da cui l’utente si è collegato
  • la sorgente del traffico (se arriva da un altro sito, da un motore di ricerca o scrivendo l’indirizzo del sito)
  • il tempo di permanenza sulle pagine
  • quante volte in media si ritorna sul sito
  • il browser utilizzato, il sistema operativo, la risoluzione video

Però tutte queste informazioni non sono assolutamente collegate ad un nome ed in nessun modo ad una persona riconoscibile, ma al suo indirizzo IP. E il dato che collega tale indirizzo al nome del titolare della connessione web è protetto dai provider (Telecom, Vodafone e compagnia bella) che chiaramente non lo diffondono se non con diretto ordine legale.

Dal mio pannello io ad esempio vedo questo grafico che identifica le sorgenti di traffico del mio Blog:

Schermata 2009-11-25 a 18.19.22

Basta questo per far preoccupare un utente di Roma che si è collegato o si collega abitualmente al mio Blog? Beh, fatta salva la naturale prudenza e l’attenzione giusta e salutare per i nostri dati privati, cosa volete che me ne faccia del fatto che l’indirizzo IP 80.90.100.10 di Roma, si è collegato per 10 min al mio sito con un Mac e Safari facendo una ricerca su Google? Si dovrebbe preoccupare quell’utente perché io sono a conoscenza di questi dati? Se pensate di si, allora smettete immediatamente di usare internet, perché non c’è sito che non abbia un sistema di statistiche e ognuno di essi conosce quindi questi dati.

Un’ultima considerazione… forse non tutti lo sanno, ma se inviate una semplice email, nell’intestazione nascosta del messaggio, vengono indicate (tra le altre cose):

  • indirizzo IP
  • programma di posta utilizzato
  • server usato per l’invio

Che facciamo, smettiamo anche di inviare email?

Commenti

  1. 1

    Dovresti anche sottolineare che se non si configurano in modo adeguato certi servizi (vedi POP senza SSL)

    all’interno dei pacchetti che mandiamo sulla rete, ci sono i nostri dati (compresi username e password) scritti IN CHIARO e leggibili da chi con stumenti sofisticati e illegali (sniffer) riuscisse a catturare i nostri pacchetti

    addirittura potrebbero (se in possesso dei nostri dati) usarli per effettuare operazioni illegali e incolparci (http://it.wikipedia.org/wiki/Man_in_the_middle)

    questo ovviamente è combattuto da tutte le parti mediante software firewall protocolli eccc

    ciccio
    25 novembre 2009 ore 21:21
  2. 2

    vero ciccio, ma comunque spero di essere poco interessante per un eventuale hacher cattivo

    -1 al Black Friday Apple!!!

    fabio cf
    26 novembre 2009 ore 06:29
  3. 3

    beh, fabio, non ci sperare troppo!

    simplemal
    26 novembre 2009 ore 09:39
  4. 4

    Ciao Maurizio, sono d’accordo con tutto quello che hai detto e vorrei aggiungere – in materia di dati personali – che la violazione della privacy si verifica quando viene divulgata una `informazione` che è la relazione tra `dati` (es. nome => indirizzo ip). I dati, privi di relazioni non sono considerati `dati personali` e quindi l’utente di Roma può dormire sogni `tranquilli` (poi magari il provider li divulga in cambio di soldini!!).
    Inoltre, chi utilizza internet per cose serie, dovrebbe incaricare un esperto che gli dia la giusta formazione e magari predisponga un sistema sicuro, per evitare sgradevoli sorprese…E’ ora di pensare alla sicurezza dei sistemi! Materia di non studio in Italia.
    A presto.

    Orpheus
    26 novembre 2009 ore 11:53
  5. 5

    La mia domanda è questa: se uno utilizza un portatile con una connessione wi-fi di un’altro. Anche se compie atti illeciti via Internet come si fa a risalire al proprietario del computer? Non è identificabile solo l’intestatario della connessione?

    Schiuma
    26 novembre 2009 ore 15:08
  6. 6

    Partiamo dal presupposto che ogni abbonato adsl è responsabile del traffico generato dalla sua rete. Gli internet providers, assegnano un indirizzo IP pubblico (statico o dinamico) ad ogni loro abbonato e ne dovrebbero tenere traccia in un sistema di log (legge antiterrorismo 155/05) per fornire informazioni agli enti di pubblica sicurezza, ove ne facessero richiesta.
    La risposta alla tua 2a domanda è SI nella maggior parte dei casi, perchè i pacchetti IP viaggiano in internet con l’indirizzo IP pubblico fornito dal provider e quindi la tracciabilità si ferma al modem/router adsl.
    Chiaramente, un episodio isolato di attività illecita non può essere gestito poichè c’è bisogno di metter su un sistema di controllo molto accurato. Se ci fosse un’indagine da parte degli enti preposti su un abbonato ‘sospetto’, e gli illeciti venissero compiuti continuamente, sicuramente si potrebbe risalire al soggetto colpevole declinando le responsabilità dall’abbonato ignaro.
    Un consiglio…Attenzione alle reti wifi ‘aperte’, poichè potrebbere essere delle esche per sniffare (catturare ed analizzare) il vostro traffico e/o per sfruttare le vulnerabilità dei vs. pc al fine di violarli tramite degli exploit (specialmente quelli con Sistemi Operativi Microsoft…per la felicità di Maurizio).
    Non posso dilungarmi oltre, poichè l’argomento è molto vasto.
    Saluti…

    orpheus
    27 novembre 2009 ore 09:53
  7. 7

    Ciao Dome (orpheus) e grazie per il tuo preziosissimo contributo.
    Fa piacere sapere che esistono persone con le tue competenze e ancor di più che tu legga il Blog e vi partecipi attivamente. Ho letto con attenzione ciò che dici e noto dalle tue parole che effettivamente vi è un intero mondo di competenze, leggi e in parte anche buon senso, che la “gente” — me compreso — non conoscono. Pertanto ti invito, qualora tu ne avessi la voglia e/o il tempo, a proporre qualche spunto di discussione sull’argomento o addirittura a scrivere tu stesso qualcosa da pubblicare sul Blog.
    A presto

    simplemal
    27 novembre 2009 ore 14:23

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