Siamo sicuri che sia Google ad influenzare la nostra memoria e non il computer?

Escludendo tutta la pletora di servizi ad esso connessi, cosa significa per voi Google in quanto motore di ricerca?Occupandomi per lavoro della creazione di siti web e di indicizzazione nei motori (serve per ottenere un miglior posizionamento dei siti) faccio spesso un esempio ai miei clienti. Dico loro che anche il sito più bello e/o utile del mondo, se non appare nei risultati delle ricerche, è come una cattedrale nel deserto; senza strade che possano portare i turisti a visitarla, rimarrà vuota. Mentre una chiesetta qualsiasi, posta in un luogo facilmente raggiungibile, sarà sicuramente più affollata.

Dovremmo citare per par condicio Bing e gli altri (senza saper bene a chi ci si riferisca ormai) ma i dati ci dicono qualcosa di diverso. Google non è solo il motore più utilizzato ma è anche entrato nell'immaginario collettivo come sinonimo di ricerca. Tant'è che si sente sempre più spesso usare il cacofonico neo-verbo "googleare".

I ricercatori di Science si sono posti il problema di quanto l'uso di Google incida, a lungo andare, sulla memoria dell'uomo. La domanda è banale ma ha dei risolti interessanti, non tanto sulla quantità di "file" che riusciamo ad immagazzinare, piuttosto nei differenti percorsi che si utilizzano per reperirli. Ciò che è venuto fuori dalla ricerca è che con il passare del tempo la presenza dei motori ci porta a prediligere la memorizzazione del metodo per ottenere una informazione e non più l'informazione stessa. Concetto che però, a mio personale giudizio, non è riconducibile solo all'influenza dei motori.

Immaginate di avere un documento importante che contiene le password del vostro account web o dei codici riservati. Una volta posizionato all'interno del vostro hard disk la vostra mente saprà di aver bisogno di memorizzare solo il luogo dove si trova il file e non più il suo contenuto. E questo ha poco a che vedere con Google. Stesso discorso vale per i contatti nella rubrica di un cellulare, ormai basta memorizzare il metodo per ricercare un numero di telefono e la nostra mente "può" snellire in questo modo il numero di informazioni.

Una buona memoria è come un dono. C'è chi, per natura, nasce geneticamente predisposto a ricordare più facilmente di altri ma può essere anche frutto di una ginnastica mentale, istintiva o di metodo (vedi libri per migliorare la memoria). I misteri che si nascondono dietro la mente umana sono ancora molteplici ma si è soliti dire che la "materia grigia" vada allenata. Seppure questo sia fuor di dubbio, rimango convinto che memorizzare 100 numeri di telefono non sia di per sè meglio. Non sono uno scienziato e non vi porto delle ricerche a consolidare la mia tesi, condivido semplicemente la mia esperienza. Come tutti voi, per studio, lavoro ed hobby, devo ricordare molte cose ma la mia memoria non è delle migliori. Istintivamente tendo a dare poca importanza a ciò che non mi interessa ricordare mentre mi impegno e creo ragionamenti e percorsi logici a sostegno delle informazioni che reputo importanti. Consapevole delle limitazioni della mia memoria, scarto ciò che ritengo superfluo. Ma sopratutto, quando posso, cerco di "comprimere" le informazioni al minimo. Ecco perché non mi dispiace affatto memorizzare 1 metodo per ottenere 10 dati piuttosto che i dati stessi.

Ma quando il cellulare è fuori uso e non ricordo neanche il numero di mia moglie, tutto il mio ragionamento dimostra delle grosse lacune.

Non siamo perfetti e non lo è neanche la nostra memoria. Inoltre, rispetto ad un uomo vissuto 100 anni fa, abbiamo, almeno in linea teorica, più informazioni da ricordare. E più il genere umano si evolve, più queste aumentano. Solo una banca dati potrebbe memorizzare tutto lo scibile ed è impensabile, dunque, che l'uomo non usi dei supporti "esterni" per migliorare sè stesso e questa capacità. Almeno finché non troveranno il modo di impiantarci queste espansioni direttamente sul cervello. Sareste pronti ad accettare qualche GB in più di memoria?

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Maurizio Natali

Titolare e caporedattore di SaggiaMente, è "in rete" da quando ancora non c'era, con un BBS nell'era dei dinosauri informatici. Nel 2009 ha creato questo sito nel tempo libero, ma ora richiede più tempo di quanto ne abbia da offrire. Profondo sostenitore delle giornate di 36 ore, influencer di sé stesso e guru nella pausa pranzo, da anni si abbronza solo con la luce del monitor. Fotografo e videografo per lavoro e passione, seguimi su Instagram

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