Siri si ricorda delle nostre conversazioni per due anni

Siri, l'assistente vocale integrato in iOS di cui è possibile usufruire a partire da iPhone 4S e iPad Retina, ricorda le conversazioni che abbiamo con lei per due anni.
La notizia arriva direttamente da Apple che, interrogata circa la gestione della privacy con Siri, ne ha spiegato il suo funzionamento: Siri è basata sulle tecnologie di Nuance di riconoscimento vocale (le stesse di Dragon Dictate) e dunque, ogni volta che le impartiamo un comando, la nostra voce viene registrata ed inviata ai server di Cupertino che la elaborano, la interpretano e danno la risposta giusta ai nostri quesiti. Proprio come Dragon Dictate, Siri è in grado di adattarsi alle inflessioni, agli accenti e alle cadenze di ognuno di noi, imparando così a riconoscerci senza errori.

siri

Ogni utente dispone di un proprio account Siri, identificato da un numero generato in maniera casuale e non associato al proprio Apple ID o al proprio numero di telefono. Ogni clip audio che inviamo tramite Siri ai server Apple è associata al numero utente e vi rimane abbinata per i sei mesi successivi al suo invio. Decorso tale termine, la clip viene dissociata dal numero utente, ma conservata per i successivi 18 mesi per permettere agli sviluppatori di ottimizzare l'intero sistema dell'assistente vocale intelligente.

Dunque, visto che nemmeno noi possiamo risalire al nostro numero utente, non sussiste alcun problema di violazione della nostra privacy, a differenza di ciò che sostengono alcuni avvocati americani che, come sempre, tentano di farsi un po' di malsana pubblicità cavalcando l'onda del successo di Apple.

Elio Franco

Editor - Sono un avvocato esperto in diritto delle nuove tecnologie, codice dell'amministrazione digitale, privacy e sicurezza informatica. Mi piace esplorare i nuovi rami del diritto che nascono in seguito all'evoluzione tecnologica. Patito di videogiochi, ne ho una pila ancora da finire per mancanza di tempo.

7 thoughts on “Siri si ricorda delle nostre conversazioni per due anni

  1. La pessima abitudine di leggere le notizie dagli altri siti e non citare la fonte ha contagiato anche Saggiamente.

  2. Per la cronaca: leggo almeno 10 post diversi su uno stesso argomento prima di farne uno mio. Ah, da siti USA o UK e senza farne delle traduzioni pedisseque. 🙂

  3. Esempio: hanno catturato il secondo attentatore di Boston. Devo citare la fonte? Secondo me no. Esattamente come in questo articolo. L'informazione su Siri e breve, chiara e trovo inutile citare dove sia stata letta.

  4. Questo articolo non da una notizia. Riporta un comunicato di cui non vi è alcun link. Poi parla in modo cialtronesco di protezione dei dati personali, probabilmente perché chi ne parlava "in origine" essendo Statunitense ha una differente norma di riferimento e quindi usa differenti criteri di classificazione per definire cosa è "dato personale" e cosa non lo è.
    Quindi:
    - manca il link al comunicato di Apple (ma neanche dove e come lo ha detto);
    - manca qualsiasi riferimento ai "malsani avvocati" (chi sono? Che fanno?);
    - poi l'autore interviene e dice che prima di scrivere qualcosa legge "decine" di articoli sullo stesso argomento.
    **
    Siccome supponiamo che abbia letto "decine di articoli" sullo stesso argomento è più interessante se li cita, questi benedetti articoli. Non perché sono "la fonte" ma perché sono lo spunto dell'articolo e rendono più interessante il confronto dell'autore con altre voci e quindi il dialogo "qui dentro".
    ***
    A casa mia comunque se citi notizie direttamente provenienti da Apple sarebbe carino inserire un riferimento.

  5. Dare la notizia e riportare un comunicato non sono la stessa cosa.
    Se dico che è stato arrestato Pinuccio il rapinatore di Parma, la fonte viene certo citata: è la procura di Parma di solito.
    Giuro, a scuola lo insegnano.

  6. Scusate, ma perchè avete eliminato i primi commenti, laciando per altro una risposta ad uno dei commenti censurati?

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