Nel 2012 Google ha perfezionato l'acquisto di Motorola Mobility e di tutti i suoi brevetti per 12 miliardi e mezzo di dollari. A questo punto Big G avrebbe potuto controllare l'azienda per integrare la propria produzione di smartphone Nexus "fatti in casa", ma dopo poco tempo è stato chiaro che non c'era interesse in tal senso. Motorola è rimasta autonoma ed ha lavorato, molto lentamente, per ricostruirsi un'identità. Proprio in questi giorni il Moto G è sulla cresta dell'onda, vendutissimo ed amato smartphone di fascia economica con caratteristiche particolarmente interessanti. Sembra che Motorola abbia cercato di reinventarsi partendo dal basso e i risultati che sta ottenendo confermano la positività di questa scelta. E anche il Moto X sta ricevendo un discreto interesse da parte del pubblico.

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Google però non ci ha messo lo zampino e si è accontentata di armeggiare con i neo-brevetti acquistati, i quali, secondo l'azienda, hanno rimesso i giochi in una condizione di parità nella guerra dei brevetti, ottenendo risultati positivi per tutti gli utenti Android. In questa breve e concisa spiegazione è contenuto il motivo dell'acquisto dello storico brand ed anche il motivo del sostanziale disinteresse nelle sorti dell'azienda, pur avendola acquistata. Così, dopo circa due anni, Google ha deciso di vendere Motorola a Lenovo tenendo con sé una ricca quantità di brevetti. La cinese acquisterà l'azienda americana da Big G per soli 2,91 miliardi di dollari, circa un quarto della cifra originaria. Non si può certo dire che Google abbia fatto un affare ma evidentemente l'acquisto non era legato al business degli smartphone quando ad una strategia di lungo corso legata al possesso dei brevetti, l'unica cosa che ha deciso di tenere (pochi passeranno a Lenovo).

Anche Lenovo ha intenzione di non inglobare il brand Motorola ma di mantenerlo autonomo, ma per lei sarà un rapido lascia passare per entrare nel mercato americano.

Maurizio Natali

Titolare e caporedattore di SaggiaMente, è "in rete" da quando ancora non c'era, con un BBS nell'era dei dinosauri informatici. Nel 2009 ha creato questo sito nel tempo libero, ma ora richiede più tempo di quanto ne abbia da offrire. Profondo sostenitore delle giornate di 36 ore, influencer di sé stesso e guru nella pausa pranzo, da anni si abbronza solo con la luce del monitor. Fotografo e videografo per lavoro e passione, seguimi su Instagram

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