Apple chiarisce la questione trial sull'App Store, ma secondo gli sviluppatori si può fare di meglio

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Meno di un mese fa era sorta una controversia, non dal grandissimo successo sperato dai suoi promotori, riguardo alcuni aspetti dell'App Store. Se le richieste relative ad una revisione della spartizione dei ricavi apparivano poco probabili di accoglimento, quelle che concernevano i periodi di prova gratuiti avevano senz'altro maggiore fondamento. Questa settimana alla WWDC 2018 Apple ha colto l'occasione per chiarire la sua posizione in merito alle trial.

In realtà, non vi era alcuna preclusione alle app a pagamento singolo per includere un periodo di prova. La formulazione utilizzata da Apple nel regolamento dell'App Store, tuttavia, faceva effettivamente pensare che tale possibilità fosse esclusiva di quei software disponibili solo in abbonamento. L'assenza di una limitazione era già stata interpretata come tale da alcuni sviluppatori, che hanno dunque implementato nelle loro app un elemento IAP a costo zero per avviare la trial. Ora che Apple ha chiarito la regola, il punto della discordia si sposta proprio sulla necessità dell'In App Purchase.

Lo sviluppatore del popolare editor di testo MarsEdit, Daniel Jalkut, ha espresso sul suo blog personale le perplessità riguardanti tale metodo. 8 punti, molti dei quali strettamente correlati tra loro e che qui condenseremo. Secondo Jalkut, la modalità concepita da Apple crea confusione tra gli utenti e malcontento verso gli sviluppatori, in quanto per far sì che si possa implementare la trial IAP l'applicazione dev'essere resa gratuita sullo Store, portando poi a spiacevoli incomprensioni nonché recensioni negative quando si scopre che in realtà il prodotto è a pagamento. Un'altra conseguenza di ciò è la comparsa delle app coinvolte nelle classifiche sbagliate, quelle destinate ai software gratuiti, quando invece tecnicamente non sono tali; oltre ad essere confondente, è anche penalizzante nei confronti degli stessi dev, dato che sarà inevitabile la lontananza dai primi posti che saranno occupati dalle app storiche gratuite o quelle del momento. La soluzione IAP costringe lo sviluppatore a prevedere in ogni caso una modalità base free in perpetuità, per quanto limitata potrà essere, aumentando il lavoro preparatorio. Infine, come qualsiasi elemento in-app le trial non possono essere soggette né all'acquisto a volumi né alla condivisione in famiglia, e non vi è la possibilità con gli aggiornamenti di azzerare i periodi di prova già goduti dagli utenti affinché eventualmente possano ridare una possibilità al prodotto.

Stando a Jalkut, le soluzioni a tali problematiche sono tranquillamente a portata di mano per Apple. Una dicitura dedicata, che indichi il prezzo dell'app ma anche i giorni di prova gratuiti, eviterebbe a monte le eventuali polemiche con utenti scontenti dalle sorprese descritte più sopra. La trial potrebbe essere programmata dallo sviluppatore prima della pubblicazione dell'app, iniziando immediatamente dopo l'installazione senza alcuna IAP; al termine del periodo, l'App Store richiederà di procedere all'acquisto del software. Ciò risolverebbe inoltre in maniera automatica le limitazioni descritte per acquisti a volumi e famiglie. Tutto quanto descritto dall'autore di MarsEdit è senz'altro condivisibile nonché realizzabile. Se anche Phil Schiller la penserà allo stesso modo, però, solo il tempo saprà dirlo.

Giovanni "il Razziatore"

Deputy - Ho a che fare con i computer da quando avevo 7 anni. Uso quotidianamente OS X dal 2011, ma non ho abbandonato Windows. Su mobile Android come principale e iOS su iPad. Scrivo su quasi tutto ciò che riguarda la tecnologia.