I SoC Apple disporrebbero di un vantaggio tecnico di almeno due anni sui rivali

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Ultimamente le notizie su Apple hanno preso una piega più mista che in passato, alternando momenti positivi e negativi. L'azienda guidata da Tim Cook è oggetto di forti critiche (pure qui, non ci nascondiamo) su certi versanti; tuttavia in parecchi altri il lavoro svolto è davvero egregio e continua a dare i suoi frutti. Da parecchi anni ormai gli Ax dimostrano prestazioni superiori a quelle dei SoC concorrenti. Inclusi quelli in arrivo, almeno stando a quanto suggeriscono le proiezioni di ARM per la sua prossima serie Cortex A76, riportate da AnandTech.

Con la nuova microarchitettura, pensata per processi produttivi a 7 nanometri, l'azienda britannica intende spingere il nascente mercato di PC Windows dotati di processori non-x86, dotandosi di numerosi accorgimenti per massimizzare le performance senza al tempo stesso sacrificare l'autonomia, cavallo di battaglia delle soluzioni ARM. Anzi, viene dichiarato un incremento prestazionale sino al 35% a fronte di un'efficienza energetica migliorata del 40%, se comparato all'attuale Cortex A75. Un lungo lavoro di sviluppo che nelle intenzioni di ARM rende la sua imminente proposta "laptop-class", in grado di aprire effettivi confronti con almeno parte della gamma mobile Intel.

Ma c'è un ma. Le stime di ARM nei test Geekbench 4 single core mostrano per il Cortex A76 progressi di tutto rispetto, mettendosi alle spalle le microarchitetture personalizzate di Qualcomm e Samsung (sebbene l'Exynos 9810 di quest'ultima può essere scavalcato solo attraverso un'elevata frequenza operativa). Tuttavia, Apple resta ancora saldamente al comando della classifica, irraggiungibile.

Il Cortex A76 necessiterebbe di agire ad un clock di 3 GHz per poter raggiungere l'A10, almeno per quel che riguarda i test elaborativi in virgola mobile. Su quelli con numeri interi il divario è più ridotto del passato, ma persiste. Se poi si prende in considerazione lo stesso SoC ARM ma a 2,5 GHz, non sembra proprio esserci partita. Risultati potenzialmente molto interessanti se si considera che a confronto vi sono una serie prevista per il debutto commerciale attorno al 2019 contro una già circolante dal 2016, con frequenza massima di 2,34 GHz. L'A11 del 2017 rappresenta ulteriormente un altro pianeta.

Considerato che appunto parliamo di una microarchitettura non pronta per la vendita, che in base agli indizi raccolti da AnandTech presso gli addetti ai lavori non disporrà subito di soluzioni a 3 GHz e nel frattempo arriverà da Apple il nuovo SoC A12, anch'esso probabilmente prodotto a 7 nm, si può desumere allo stato attuale un vantaggio tecnico di almeno due anni se non più a favore degli ingegneri di Cupertino. Vantaggio che non hanno nessuna intenzione di dilapidare, tutt'altro, vista l'apertura di un nuovo centro di sviluppo in Oregon e il travaso in Apple di varie figure provenienti da Intel.

Certo, non si può ignorare che la mela gode della massima integrazione tra il suo hardware e il software, mantenendosi di conseguenza l'utilizzo esclusivo dei suoi SoC. Una situazione che renderà alquanto interessanti le prospettive sull'eventuale arrivo di Mac basati sulle istruzioni ARM più le personalizzazioni Apple. Anche se, a dirla tutta, avrei parecchia curiosità di vedere gli Ax all'opera con Android e Windows, giocando su un terreno più vicino a quello dei rivali. Non sarei sorpreso se in qualche laboratorio dell'Apple Park venissero già svolte prove del genere, ma in ogni caso molto difficilmente ne sapremo mai qualcosa.

Giovanni "il Razziatore"

Deputy - Ho a che fare con i computer da quando avevo 7 anni. Uso quotidianamente OS X dal 2011, ma non ho abbandonato Windows. Su mobile Android come principale e iOS su iPad. Scrivo su quasi tutto ciò che riguarda la tecnologia.