MacBook Air e Mac mini: un caro ritorno, in tutti i sensi

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È chiaro già da anni, ma fa sempre bene ripeterlo di tanto in tanto: la Apple di Tim Cook è diversa da quella di Steve Jobs. In tanti aspetti tecnici e strategici, ma anche nel rapporto verso la clientela. Sotto questo punto di vista, si può dire che Jobs fosse più proattivo. La sua gestione invertiva il principio cardine di domanda e offerta: non sempre dava agli utenti ciò che chiedevano, bensì quello che invece avrebbero desiderato in ogni prodotto dopo averlo visto in azione la prima volta. Quella Apple creava la domanda invece di cercarla. Sarà perché ha avuto una formazione commerciale canonica, Cook è un po' meno intraprendente, preferendo rilasci robusti e d'impatto maggiormente assicurato. Questo vale anche per i nuovi MacBook Air e Mac mini presentati ieri.

Il MacBook da 12" introdotto nel 2015 avrebbe dovuto idealmente svolgere un ruolo sostitutivo nei confronti dell'Air, con un'estetica più moderna ed ultrasottile. Vuoi la prima generazione con processori non proprio esaltanti, vuoi per la singola porta USB-C ed anche per il prezzo, il nuovo portatile non ha così tanto scaldato i cuori e il vecchio ha mantenuto botta per altri tre anni nonostante un processori e schermo ormai anziani. Col rilancio del MacBook Air, la Apple di Tim Cook sembra voler dire: avevate ragione voi, ritorniamo sui nostri passi e diamo un futuro al prodotto più apprezzato, anche se alla nostra maniera.

La "loro maniera" significa sia cose in meglio sia in peggio. Tra quelle in meglio, oltre al design rinnovato che ha reso il nuovo Air molto simile ad uno degli ultimi Pro da 13,3", ci sono lo schermo Retina ed il Touch ID. In peggio si ritrovano invece la perdita di una porta, dello slot per schede di memoria e forse anche l'arrivo della polarizzante tastiera a farfalla, che alcuni amano ed altri odiano ma a molti si inceppa. Qui però si tratta di quella di terza generazione, appena rivisitata negli ultimi portatili, e che Apple sostiene essere più silenziosa e robusta. Per quanto riguarda le porte, è pur vero che le USB-C/Thunderbolt 3 sono ben più potenti e flessibili rispetto quanto vi era prima, ma bisogna considerare che una può essere impegnata dall'alimentazione, lasciandoci di fatto con una singola porta (che è comunque meglio di zero, ovvero il numero di porte libere sul MacBook 12" durante la ricarica). Sostanzialmente, possiamo dire che hanno miscelato peculiarità del vecchio Air con altre del modello da 12", tra cui anche la CPU che è della famiglia Amber Lake a bassissimo consumo (7W TDP) con prestazioni modeste.

L'aspetto che fa in gran parte discutere è però senz'altro il prezzo. È vero che si tratta dell'entry-level della gamma portatili di Cupertino, ma è altrettanto vero che rimarca come Apple pensi all'entry-level in maniera differente dal resto dell'industria. Forse molti si sarebbero accontentati "solo" del nuovo Core i5 e dello schermo Retina all'interno del vecchio chassis, che ben resiste alla prova del tempo – mantenendo un prezzo vicino ai 1.129 € della precedente era, peraltro rimasta in commercio. Tuttavia se Cook e soci avessero agito così probabilmente sarebbero fioccate lamentele sulla stagnazione estetica e quant'altro. Condivisibile quindi una revisione completa, ma per 1.379 € sul fronte storage ci si poteva aspettare di meglio, come già Maurizio ha sostenuto nel suo post. 256 GB avrebbero dovuto essere la base, anche eventualmente preferendo dei più economici SSD M2. A quel punto avrebbe poi avuto senso per il modello da 1.629 € prevedere, oltre ad uno spazio d'archiviazione più ampio, anche uno step aggiuntivo lato processore con un Core i7 opzionale, che invece non è previsto.

Un discorso che è stato affrontato leggermente meglio nel caso del Mac mini. Anche qui si tratta di un gradito ritorno in auge dopo 4 anni d'ingiustificabile trascuratezza, ed anche qui Apple l'ha fatto alla propria maniera con un refresh a tutto tondo. Il computer economico per l'ingresso nel mondo Mac è tuttavia morto: si parte da 919 € per un Core i3, nemmeno i5. Pure in questo caso, inoltre, si è optato per mettere un velocissimo SSD PCIe ma dalla capacità ristretta di 128 GB; la critica già osservata sopra per il MacBook Air si ripete altrettanto. Dov'è stata meglio gestita la situazione è nel successivo salto di configurazione, che interviene sia sulla CPU che sull'archiviazione e giustifica in buona parte i 350 € di differenza che intercorrono.

Vista la RAM non saldata – e speriamo sia così pure per SSD – mi auguro inoltre che non ci sia qualcuno davvero propenso a sborsare sull'unghia 4.989 € per avere il Mac mini completo di tutte le opzioni hardware. Meglio, al più, investire solo per migliorare processore (+240€ per passare da i5 ad i7) e la scheda di rete 10Gbit (+120€), acquistando le memorie in aftermarket. Se non si ha fretta assoluta, consiglierei di aspettare dopo il 7 novembre, a teardown di iFixit avvenuto. Allora potremo capire meglio quanto margine di manovra sussiste per interventi dopo l'acquisto.

Insomma, Apple ha in buona parte prestato ascolto alla clientela ridando lustro a prodotti tanto apprezzati, le cui nuove generazioni erano attesissime. Ma non l'ha fatto certamente senza un tornaconto. Bisogna sicuramente considerare che non si può fare un confronto 1:1 di questi computer col "resto del mercato" misurando solo CPU, RAM e disco: altrove non trovate il chip T2, l'ottimo Touch ID, unità flash così veloci, trackpad con questa precisione, macOS, ecc...  Però sono cari, questo è certo, tanto nel senso affettivo quanto in quello economico. Ai singoli clienti la parola finale, c'è chi troverà giustificati gli upgrade anche sotto questo aspetto e c'è chi invece li considererà dei dealbreaker: il portafogli resta sempre il giudice supremo di questi casi. Nel frattempo, bentornati MacBook Air e Mac mini. Ci siete mancati.

Giovanni "il Razziatore"

Deputy - Ho a che fare con i computer da quando avevo 7 anni. Uso quotidianamente OS X dal 2011, ma non ho abbandonato Windows. Su mobile Android come principale e iOS su iPad. Scrivo su quasi tutto ciò che riguarda la tecnologia.