Solo Apple può riparare un iMac Pro o un MacBook Pro 2018 a causa del T2

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Quando Apple ha introdotto il chip T1 all'interno del MacBook Pro 2016, sapevamo che era l'inizio di "qualcosa". Far lavorare in simbiosi due tecnologie apparentemente avverse è stata una mossa intelligente, che ha consentito di continuare a sfruttare i vantaggi di potenza degli attuali processori x86 aggiungendo funzionalità più moderne – come la Secure Enclave per il Touch ID – utilizzando tecnologia ARM a basso consumo. Il T2 ha spostato ancora più avanti l'asticella, prendendosi carico di tante funzionalità primarie del computer e creando una sorta di pre-boot di sicurezza che si accerta dell'integrità del sistema. È stato utilizzato nell'iMac Pro prima (recensione) e nel MacBook Pro 2018 dopo (recensione), ma è lecito attendersi che verrà esteso a tutti i Mac con il tempo e che vedrà anche il susseguirsi di nuove generazioni sempre più potenti.

Come ho detto più volte, le implicazioni di questa scelta le capiremo bene solo con il tempo, quando riusciremo a vedere la cosa con la giusta prospettiva. Al momento ci è sembrato un chip in più ma bisogna riflettere sul fatto che questo elemento oggi è praticamente l'unico che distingue nettamente un Mac da un comune PC in termini di componenti. Da anni le due piattaforme erano sostanzialmente identiche, al netto di ottimizzazioni specifiche realizzate da Apple per i suoi computer, ma ormai non è più così e non lo sarà in futuro. Tra le implicazioni di questa differenziazione vedremo sicuramente un impatto negativo sul mondo degli hackintosh così come in quello delle riparazioni di terze parti, dal momento che i chip ARM rendono i nuovi Mac molto più chiusi e per certi versi simili agli iPhone.

Finora abbiamo scoperto che l'incremento di sicurezza dovuto al T2 rende quasi impossibile recuperare i dati da un Mac mandato in riparazione, qualora si dovesse sostituire il disco insieme alla scheda logica. Oggi Motherboard rivela un altro aspetto molto importante, ovvero che i computer con questo chip non si avviano se a seguito di una riparazione non viene eseguito il tool "Apple System Configuration". In sostanza, ci dicono, solo un centro autorizzato potrà riparare un Mac con T2. Scendendo però nei dettagli, leggiamo che questa procedura è richiesta in caso di smontaggio del display, della scheda logica, del top case o del Touch ID nei MacBook Pro, oppure sostituendo la scheda logica o la memoria flash negli iMac Pro. Onestamente a me sembra che, pur volendolo fare, queste siano situazioni in cui difficilmente si può effettuare una riparazione al di fuori dei canali ufficiali, anche perché non sono pezzi che si reperiscono al supermercato. Certo Apple non ha mai voluto che terze parti mettessero mani sui dei propri dispositivi, quindi non mi stupirei se il motivo fosse quello, ma in realtà mi pare più un'esigenza legata alla logica di funzionamento del T2. Il problema, semmai, è che Apple dovrebbe garantire agli utenti una maggior durata nella fornitura di componenti e nella riparazione dei computer che vende. Io ho un iMac del 2007 che ha avuto problemi allo schermo già molti anni fa ma Apple si è rifiutata di metterci mani perché era stato dichiarato obsoleto. E questo a meno di 10 anni di vita, che per un computer di quel tipo non sono tanti come sembrano visto che offriva ancora una potenza più che degna (con qualche update che avevo pur fatto) ed un design gradevolissimo e moderno... un vero peccato.

[AGGIORNAMENTO] iFixit ha pubblicato un articolo precisando che loro hanno effettuato modifiche hardware su MacBook Pro 2018 senza problemi. Il titolo del post è esplicativo, in particolare per l'ultima parola "yet"

Apple’s secret repair kill switch hasn’t been activated—yet

Il punto è che non hanno effettivamente riscontrato questo "blocco di attivazione", ma se Apple stessa specifica essere presente nelle linee guida per i propri tecnici è facile che debba essere solo attivato, magari con un prossimo aggiornamento. Vedremo.

Maurizio Natali

Titolare e caporedattore di SaggiaMente, è "in rete" da quando ancora non c'era, con un BBS nell'era dei dinosauri informatici. Nel 2009 ha creato questo sito nel tempo libero, ma ora richiede più tempo di quanto ne abbia da offrire. Profondo sostenitore delle giornate di 36 ore, influencer di sé stesso e guru nella pausa pranzo, da anni si abbronza solo con la luce del monitor. Fotografo e videografo per lavoro e passione, seguimi su Instagram

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