MacBook Air M2: 5 cose su cui riflettere

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Ho da poco ricevuto il mio primo MacBook Air M2 e ne aspetto un secondo a giorni. Li voglio avere entrambi per pubblicare una recensione più completa ed esaustiva possibile, in cui indagherò tutti gli aspetti più interessanti e descriverò ogni caratteristica di questo nuovo computer. Prima di quella data, però, vorrei parlarvi di alcune considerazioni che ho fatto dopo averlo visto, maneggiato ed usato. Alcune di queste sono conferme di quanto vi avevo già anticipato nei precedenti articoli, ma altre sono emerse dall'uso diretto, seppur ancora piuttosto limitato in termini di tempo.

1. Più comodo in mano

Il nuovo design lineare ha comportato la perdita di quello a cuneo che ha caratterizzato la linea Air per un decennio. Il MacBook Air M2 è leggermente più sottile nella parte iniziale e più spesso verso la fine, riducendo il volume complessivo e rimanendo complessivamente molto snello, oltre che 50 grammi più leggero.

Una cosa che i numeri non dicono è che la scocca è stondata in basso, laddove il precedente Air era spigoloso, cosa che rende il nuovo modello molto più comodo quando si solleva dalla scrivania o si trasporta. Inoltre l'Air M2 ha più batteria e peso nella zona del trackpad, per cui appare più bilanciato in mano.

2. Incubo di mezzanotte

I nuovi colori introdotti sono Galassia e Mezzanotte. Il primo è chiaro, più o meno come la versione argento, ma tende leggermente all'oro. Il secondo è scuro, molto di più del grigio siderale, e in alcune condizioni di luce appare quasi nero. È davvero spettacolare dal vivo, ma trattiene le ditate in modo esagerato. Inoltre sembra anche incline alle scalfiture con perdita della vernice, un po' come il vecchio iPhone 5.

Due esempi di leggere scalfiture sul colore Mezzanotte (fonte 9to5mac)

Per fortuna non ho ancora incontrato questo problema, mentre per le ditate non basta stare a pulirlo continuamente con un panno perché si sporca di nuovo in pochi minuti. Non fraintendetemi, è davvero bello al punto da poter ignorare questi potenziali problemi, ma ammetto che in fase di scelta sarei piuttosto indeciso e forse opterei per Galassia o Argento (il Grigio Siderale è invecchiato male e, per quanto mi riguarda, non è né carne né pesce).

3. Un display tra luci e ombre

Lo schermo da 13,6" offre un colpo d'occhio completamente diverso. Non guardate tanto ai 100 nit in più di luminanza, perché questa cresce in modo non-lineare e vi posso garantire che nel percepito non si nota molto. Il vantaggio visivo è dovuto più che altro all'aumento della diagonale ed allo spazio aggiunto in altezza per merito del notch, cosa che lo rende più immersivo e moderno.

Arrivando dai MacBook Air precedenti è un bel passo avanti in termini di aspetto e usabilità, ma va ricordato che non si tratta di un display mini-LED come quello dei MacBook Pro 14"/16", per questo in ambienti bui si noterà che il nero non è perfettamente nero, ma più un grigio scuro. Nell'uso tipico giornaliero non sarà un problema, ma l'ho notato in modo evidente guardando un film di notte. Considerando l'aumento di prezzo di questo modello, la presenza del mini-LED lo avrebbe reso incredibilmente più appetibile.

4. SSD al risparmio?

Come ormai ampiamente noto, Apple ha scelto di inserire nei modelli base di MacBook Air e Pro M2 con 256GB di storage una singola NAND da 256GB invece che due da 128GB, com'era su M1. Questa modifica ha comportato un sostanziale dimezzamento delle velocità di picco degli SSD. Un portavoce di Apple (Michelle Del Rio) ha giustificato la cosa asserendo che si tratta di NAND di maggiore densità e che il vantaggio prestazionale di M2 avrebbe coperto il restante divario.

Sono d'accordo che analizzare solo le prestazioni in sequenziale sia sbagliato, perché quelle si notano nelle operazioni su file di media/grande dimensione, mentre ciò che più conta in termini di impatto sulla reattività del computer è il dato sulle scritture e letture random di piccolo taglio. Sono quelle che fa il sistema operativo al boot o all'avvio delle app, contribuendo a rendere un sistema più reattivo. Allora ho verificato meglio queste ultime e sembra trovarsi riscontro dell'affermazione di Apple, dato che in alcuni casi il disco con singola NAND da 256GB di M2 va meglio di quello da 256GB di M1 e non è molto distante dal 512GB su M1.

È possibile che su operazioni più lunghe, dove si faccia maggior uso dello swap su disco, l'SSD di M1 con chip 2 x 128GB risulti comunque in vantaggio e di questo vi saprò dare una misura più precisa quando mi arriverà il secondo MacBook Air M2 con 512GB di storage.

A parte tutto, mi scoccia un po' il fatto che, a prescindere da come si vogliano interpretare i dati, questa scelta sia stata solo l'ennesimo espediente di Apple per risparmiare, dato che acquistando solo NAND da 256GB e in maggiore quantità Apple avrà spuntato un miglior prezzo ad unità.

5. Un chip che scotta

Nella recensione completa analizzerò molto più nel dettaglio le prestazioni di questo M2, così come i consumi e le temperature. Vedremo anche come se la cava su una base dotata di ventilazione attiva e con l'applicazione di pad termici, ma è giusto per toglierci qualche sfizio visto che non si tratta certo di casi d'uso realistici. Ci sono tuttavia delle considerazioni importanti da fare fin da subito per collocare nel modo corretto M2 rispetto ad M1.

Bisogna infatti considerare che il processo produttivo è rimasto il medesimo ed anche la maggior parte della micro-architettura. Sono solo tre i punti su cui Apple ha puntato per migliorare le prestazioni rispetto ad M1:

  1. aumento della banda di memoria con passaggio a LPDDR5: che incide un po' su tutto, ma molto poco (soprattutto con il taglio base di 8GB)
  2. introduzione del Media Engine con codifica e decodifica in hardware per i formati video H.264, HEVC, ProRes e ProRes RAW: cosa di cui gioveranno principalmente i content creator
  3. aumento della frequenza di clock: da 3,2GHz a circa 3,5GHz

Ad esclusione dell'impatto che il secondo punto potrà avere su una specifica tipologia di utenti, è il terzo quello che porta alla principale differenza tra M1 ed M2. In sostanza, M2 spinge più forte grazie al clock più elevato ed è così che offre una maggiore reattività e prestazioni superiori nel breve termine, tuttavia questo porta anche ad un aumento più rapido della temperatura e quindi va più rapidamente in throttling. Il risultato del confronto con M1 è tutto qui ed è estremamente prevedibile: nei primi minuti a massimo carico M2 vince, ma via via perde di più di M1 che, alla lunga, finisce persino per superarlo.

È un po' il gioco che ha fatto Intel durante i suoi anni più inutili, aumentando solo le frequenze, aggiungendo un po' di memoria e qualche set di istruzioni nuovo per creare delle nuove generazioni praticamente uguali alle precedenti. Proprio per questo io credo che M2 non apporti sostanzialmente nulla al ciclo evolutivo di Apple Silicon e che sia solo uno step intermedio del tutto trascurabile.

Devo tuttavia precisare che durante tutto il primo giorno di configurazione, con continue installazioni, Mail all'opera così come iCloud Drive, indicizzazione di Spotlight, diverse pagine di Safari aperte, ecc.. il MacBook Air M2 non ha mai superato i 50° sul SoC, rimanendo freschissimo all'esterno. E il tutto con una reattività assurda, persino superiore a quella che ricordavo su M1. Durante i benchmark sale in fretta, questo sì, e la temperatura di picco che Apple ha evidentemente deciso essere "accettabile" è di 108°, perché quando arriva lì inizia a ridurre la corrente e la frequenza per non superarla. Ed è interessante notare che è la stessa temperatura raggiunta del MacBook Pro M2 che ha una ventola, dove Apple la usa comunque molto poco riducendo l'unico potenziale vantaggio del Pro.

Nella recensione completa vedremo meglio tutti i dettagli nello specifico, ma credo sia piuttosto chiaro che se il MacBook Air M1 si acquista ancora oggi per l'ottimo rapporto prezzo/prestazioni, il modello M2 sia interessante per chi voglia quella stessa tecnologia in un vestito nuovo e più attraente. Mettete in conto che la cifra spesa in più sta tutta lì.

Maurizio Natali

Titolare e caporedattore di SaggiaMente, è "in rete" da quando ancora non c'era, con un BBS nell'era dei dinosauri informatici. Nel 2009 ha creato questo sito nel tempo libero, ma ora richiede più tempo di quanto ne abbia da offrire. Profondo sostenitore delle giornate di 36 ore, influencer di sé stesso e guru nella pausa pranzo, da anni si abbronza solo con la luce del monitor. Fotografo e videografo per lavoro e passione, seguimi su Instagram