Recensione Nothing Ear (stick) e confronto con AirPods 3

Tra le tante recensioni che avevo in programma e che non sono riuscito a concludere negli ultimi mesi, devo purtroppo menzionare quella del Nothing Phone (1). Dal momento che l’ho acquistato per mio uso personale, è stato più volte rimandato per dare priorità ai prodotti in prova, per i quali ho a disposizione un tempo limitato. Quel che posso dire qui brevemente è che mi è piaciuto molto, sperando di poter tornare sull’argomento quanto prima. Nel frattempo, il produttore mi ha dato la possibilità di testare i Nothing Ear (stick), degli earbuds che si riconoscono immediatamente per il design originale e che si pongono come valida alternativa agli AirPods.

Il design è la prima cosa che si nota in un prodotto e, quando è realizzato da Nothing, tende solitamente a stupire. C’è tuttavia una critica che devo muovere all’azienda riguardo gli imballi: belli da vedere, ma distrutti dal sistema di apertura. Sia per lo smartphone che per questi auricolari, si deve letteralmente strappare il cartoncino esterno, che non può più tornare nello stato iniziale. Da collezionista non riesco proprio a capire questa scelta, che vedo più adatta per un bene di consumo ad utilità semplice, come un pacco di caramelle, e non certo per uno smartphone o un paio di auricolari.

La struttura cilindrica del case di ricarica è originale e curata fin nei minimi dettagli. La superficie trasparente consente di vedere gli auricolari all’interno ed ha un lato aperto nella zona posteriore, quindi basta ruotare di 180° per aprirlo. Un blocco magnetico rende l’operazione semplicissima e anche molto piacevole nella sua gestualità. L’aspetto negativo è che il formato non è sempre comodo da trasportare, poiché il cilindro ha un diametro di 3 cm ed è quello lo spessore minimo da tenere in conto.

Su un lato del case si trova la porta USB-C in posizione centrale, all’interno di un solido irregolare di colore rosso e di fianco ad un piccolo pulsante che si sviluppa verso l’interno dell’area trasparente come un cilindro metallico. Davvero originale e bello, anche se difficile da descrivere a parole.

Quando il case è aperto si accendono anche gli auricolari e si avvia il primo pairing. C’è sia il supporto per Google Fast Pair che per Microsoft Quick Switch, quindi sugli smartphone Android e su Windows apparirà in automatico il pop-up per l’abbinamento. Comunque, sia su questi che su iPhone è consigliato scaricare l’app Nothing X.

Gli auricolari hanno un bel design, semplice e moderno, con uno schema colori molto riuscito. L’asta è quasi tutta trasparente e lascia vedere l’elettronica ben ordinata all’interno, mentre la striscia esterna è nera. I due canali si distinguono grazie a piccoli cerchi con le lettere L (su sfondo bianco) e R (su sfondo rosso), mentre l’area che si inserisce nell’orecchio è bianca con tre griglie metalliche attraverso cui viene veicolato il suono. È presente la protezione IP54 contro polvere e schizzi d’acqua, quindi nessun problema per l’uso durante gli allenamenti.

Nothing ha sperimentato moltissime forme per questi Ear (stick), perché non ci sono gommini e la struttura deve potersi appoggiare all’interno dell’orecchio in modo leggero e confortevole. Ciò però non garantisce un risultato del tutto sicuro, difatti anche gli AirPods (non Pro) calzano diversamente da persona a persona. Spesso anche tra l’orecchio destro e quello sinistro c’è differenza se non sono perfettamente identici.

Capite, dunque, che parlarvi della loro indossabilità e quanto mai soggettivo. Come tutte le earbuds rimangono leggere nelle orecchie, anche perché pesano solo 4,4 grammi. Si avverte soltanto la capsula auricolare che poggia delicatamente, al punto da sembrare in bilico e dalla facile caduta. In realtà, tengono davvero bene per essere delle earbuds e non sono riuscito a farle cadere neanche correndo o scuotendo forte la testa.

Il sistema di controllo scelto da Nothing per le sue Ear (stick) è simile a quello degli AirPods 3, quindi niente tocchi o swipe ma solo pressioni sulle due astine. Il singolo clic è l’unico non personalizzabile, in quanto funziona da play/pausa su entrambi gli auricolari, mentre gli altri sono:

  1. doppia pressione
  2. tripla pressione
  3. pressione prolungata
  4. pressione singola + prolungata

L’ultimo è piuttosto insolito ed aggiunge un po’ di complessità forse superflua. In effetti, ho notato che si deve calibrare la pausa tra una pressione e la successiva, perché se è troppo veloce può capitare che il comando non venga recepito correttamente. Ma, fatta l’abitudine, è raro incorrere in errori.

Considerando i quattro comandi per lato più il play/pausa su entrambi, si arriva a nove comandi per la gestione delle tracce audio, a cui si aggiungono i due per rispondere alle chiamate (singolo clic) o rifiutarle (doppio clic). Non si può certo dire che manchi qualcosa ed è anche interessante il comportamento del cambio volume, perché continuando a tenere premuto va progressivamente a scendere e salire fino a che non si rilascia.

Dall’app è anche possibile accedere ad un sistema di equalizzazione piuttosto snello, con quattro preset (bilanciato, più bassi, più acuti, voce) più uno personalizzabile. Qui il lavoro di Nothing mi è sembrato un po’ lacunoso, perché andando a modificare manualmente i parametri di bassi, medi ed alti si rimane limitati rispetto ai preset. Ad esempio, portando i bassi al massimo (+6) non risultano forti come nella modalità “più bassi” e lo stesso vale per gli alti rispetto al preset “più acuti”. Quindi, chi volesse ottenere una marcata equalizzazione a V dovrà per forza rinunciare ad uno dei due estremi.

Tra le altre funzioni c’è il rilevamento dell’auricolare indossato per mettere automaticamente in play/pausa, nonché la possibilità di far suonare i singoli auricolari per localizzarli. Tuttavia, quest’ultima funzione ha un campo d’applicazione davvero ridotto perché il suono emesso è un leggero cicalino. Consente di trovare un auricolare scivolato per errore tra i cuscini del divano e poco più.

La particolarità di questi auricolari è ovviamente nel design, ma non soltanto per l’aspetto. Essendo degli earbuds non tappano il condotto uditivo, lasciando trasparire in larga parte i suoni dell’ambiente circostante. Unendo questa caratteristica alla loro particolare delicatezza nelle orecchie, riusciamo ad indossarli per molto tempo senza alcun tipo di fastidio, sia fisico che acustico.

Per lo stesso motivo non possono essere confrontati direttamente con degli auricolari in-ear, che, con i gommini a sigillare il condotto uditivo, riescono solitamente ad esprimere una maggiore pressione sonora. Senza contare il fatto che qui non può esistere la cancellazione del rumore. Si tratta essenzialmente di una scelta di campo che deve compiere l’utente, la stessa che ha di fronte analizzando le differenze tra AirPods ed AirPods Pro. E non bisogna dimenticare che anche Nothing ha a listino gli Ear (2) che sono in-ear con riduzione del rumore attiva, qualora si preferisse questa seconda strada.

Il vantaggio degli earbuds come gli Ear (stick) risiede invece nella possibilità di usarli rimanendo comunque presenti nell’ambiente, senza doversi preoccupare di non sentire qualcuno che ci parla da vicino o un segnale d’allarme. Il tutto condito con un ottimo comfort per offrire lunghi periodi di piacevole ascolto in sicurezza. L’autonomia dichiarata per una singola carica è di 7 ore, quella da me registrata è vicina a 6, che è comunque valida. Il case li carica altre 3 volte, per una durata complessiva di 24 ore. L’intera ricarica non è velocissima, ma se si rimane a secco bastano 10 minuti per ottenere altre 2 ore di ascolto.

La cosa un po’ strana di questi auricolari è che possono sembrare più indicati per il mondo Android, ma al di fuori del sistema di pairing più immediato non dispongono dei codec audio migliori per questa piattaforma (aptX o LDAC). Troviamo invece il più basilare SBC e l’AAC, che viene utilizzato dai dispositivi e servizi Apple. Per questo motivo li ho poi utilizzati maggiormente sull’iPhone, soprattutto per i test di ascolto.

All’interno degli Ear (stick) troviamo dei driver dinamici personalizzati da 12,6 mm, quindi di dimensioni più che generose per la categoria. Il volume massimo è nella media, quindi ci si può trovare a dover salire molto in alto quando si è all’aperto per sentire chiaramente la musica. L’equalizzazione bilanciata lavora dinamicamente per mantenere l’audio sempre al meglio ed è effettivamente piacevole da ascoltare. Forse un po’ scarica nei medi e medio-bassi, ma rende bene in presenza e nelle frequenze alte, che risultano particolarmente incisive. Con il preset “più bassi” la resa fino ai 400Hz è molto più potente e coinvolgente, ma questo penalizza troppo l’area superiore e rende il suono particolarmente chiuso e privo di brillantezza. Sarebbe stato bello poter miscelare questa migliore spinta sui bassi con la resa sui medio-alti dell’equalizzazione bilanciata, ma non c’è modo di riuscirci tramite l’equalizzazione personalizzata, anche portando il valore dei bassi al massimo disponibile (+6).

Il suono è comunque molto piacevole per l’ascolto, soprattutto se non troppo impegnato. La misurazione di laboratorio evidenzia una certa carenza nell’area media, soprattutto a confronto con gli AirPods di terza generazione, che sono un po’ il mio riferimento tra gli earbuds. Tuttavia, con l’equalizzazione bilanciata gestita dinamicamente dallo smartphone, all’orecchio la differenza non è così marcata e può anzi privilegiare gli Ear (stick) in termini di pienezza del suono perdendo, però, un po’ di dinamica.

L’audio in chiamata è più che sufficiente. Non aspettatevi una qualità eccezionale, ma il problema non è dei microfoni quanto della compressione dovuta alla comunicazione wireless. È una cosa comunque alla maggior parte delle cuffie e degli auricolari senza filo, da questo punto di vista il vecchio cavo continua ad avere il suo vantaggio.

Conclusione

Gli auricolari Nothing Ear (stick) centrano sicuramente l’obiettivo di offrire qualità e comodità in un design nuovo ed originale. Il case è senza dubbio l’elemento più riconoscibile del prodotto ed è anche molto funzionale, con l’unico appunto sulla trasportabilità, che può non essere ottimale se abbiamo solo la tasca dei pantaloni in cui riporlo. Dal punto di vista del comfort sono davvero riusciti, ma essendo earbuds questa valutazione rimane del tutto personale e può variare da utente a utente, da orecchio ad orecchio. Per quanto riguarda l’audio sono rimasto mediamente soddisfatto, con una resa che risulta più che valida con l’equalizzazione bilanciata – la quale ottimizza il suono in modo dinamico. Non ci sono molti altri fronzoli e opzioni in questi auricolari, anche il sistema di localizzazione potrebbe essere migliorato, ma fanno ciò che devono e il sistema di controllo offre tutti i comandi di cui si può aver bisogno. Considerando che il prezzo medio è inferiore a 100€ non c’è molto da lamentarsi, soprattutto se – come me – date un valore al design dei prodotti.

PRO
PRO Design originale e riuscito
PRO Ergonomia e leggerezza
PRO Tanti controlli a disposizione
PRO Buona autonomia
PRO Equalizzazione flessibile (ma migliorabile)
PRO Presente supporto AAC per dispositivi Apple
PRO Audio piacevole
PRO Buona stabilità per delle earbuds
PRO Prezzo non elevato

CONTRO
CONTRO Case voluminoso in tasca
CONTRO Manca localizzazione GPS
CONTRO Manca LDAC per Android

DA CONSIDERARE
DA CONSIDERARE In quanto earbuds non isolano molto dall’ambiente
DA CONSIDERARE La confezione si rovina all’apertura

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Maurizio Natali

Titolare e caporedattore di SaggiaMente, è "in rete" da quando ancora non c'era, con un BBS nell'era dei dinosauri informatici. Nel 2009 ha creato questo sito nel tempo libero, ma ora richiede più tempo di quanto ne abbia da offrire. Profondo sostenitore delle giornate di 36 ore, influencer di sé stesso e guru nella pausa pranzo, da anni si abbronza solo con la luce del monitor. Fotografo e videografo per lavoro e passione.