Apple non è nuova a cambiare fornitore e piattaforma per i processori dei Mac. È successo col passaggio da Motorola a PowerPC nel 1994 e da PowerPC a Intel nel 2006. Potrebbe dunque non risultare nemmeno poi così stupefacente un futuro cambio verso AMD, cambio che per di più sarebbe meno doloroso degli altri, visto che si rimarrebbe in ambito x86/x64. Tuttavia le condizioni necessarie a consentire un passaggio di questo tipo, non si sono mai verificate per il momento. Le soluzioni AMD nel settore processori dei recenti anni, sono state praticamente sempre inferiori rispetto alle controparti proposte da Intel. Almeno fino ad oggi, visto che Fusion potrebbe cambiare tutto. Ed Apple sembra averlo capito visti i recenti contatti con AMD (a quanto pare non relativi alle sole Radeon).

macprofusion

Ma prima di addentrarci nel dettaglio, qualche riga di storia. I primi discorsi su Fusion risalgono al 2007, circa due anni dopo il big deal AMD-ATI che ha portato il produttore canadese di schede video sotto l’ala protettrice della Advanced Micro Devices. Proprio quell’anno iniziò ad essere chiaro uno dei motivi di questa acquisizione: sfruttare il know-how di ATI per creare una piattaforma combinata CPU-GPU, in un unico blocco. AMD infatti annunciò i primi progetti relativi a fusion: “Falcon” e “Swift”. Prevedevano un processore centrale mono o dual-core, un processore grafico compatibile con DirectX e OpenGL e un controller di memoria con supporto alle DDR3, tutto in un unico pacchetto dai consumi contenuti. La complessità del progetto portò però AMD a procedere più cautamente. E così si è arrivati al 2010, quando al Computex di Giugno AMD ha finalmente mostrato al mondo i prototipi funzionanti di Fusion, che diventerà così la prima APU, Accelerated Processing Unit.

Caratteristiche della piattaforma
Non aspettatevi una mega-rivoluzione per la prima versione di Fusion. Potremmo definirlo quasi un esperimento prima del Fusion vero e proprio. I nomi in codice delle due piattaforme sono “Llano” e “Bobcat” e saranno basate sull’attuale microarchitettura K10, già conosciuta sui Phenom, con il supporto a SSE4, 3DNow e il Turbo, modalità diretta concorrente di quella presente nei processori Intel. Il processo produttivo sarà a 32 nanometri, in linea quindi con la concorrenza. Entrambe le piattaforme condivideranno un core grafico compatibile con le DirectX 11, presumibilmente della famiglia Radeon HD 6xxx, o almeno 5xxx.

I settori di riferimento sono differenti. “Llano” si dedicherà prettamente ai desktop e si farà strada nello stesso settore in cui sono attualmente presenti gli Athlon II. Questa piattaforma avrà varianti da 2, 3 e 4 core e presenterà, tra le sue caratteristiche principali, un controller PCI Express 2.0 integrato, il supporto alle memorie DDR3 1600 in dual channel e una cache L2 di 1 MB per ogni core.

“Bobcat” sarà invece destinato all’uso nei portatili e nei computer a basso consumo. Molta attenzione è stata infatti posta sull’energia richiesta da questi processori. A detta di AMD “Bobcat” è in grado di offrire le sue migliori prestazioni in un range compreso tra 1 e 10 Watt, con la capacità di poter scendere quando è “a riposo” addirittura a 250 milliWatt. Tuttavia, non sarà proprio così. “Bobcat” infatti si divide in due sottocategorie: “Ontario” e “Zacate”. Avete già letto questi nomi, vero? Ebbene sì, hanno a che fare anche con la categoria Radeon proprio perché Fusion va a unire CPU e GPU in un singolo blocco. A parte le caratteristiche grafiche, i consumi si dovrebbero aggirare sui 9 W massimi per “Ontario” e sui 18 per “Zacate”. Entrambi dovrebbero avere in dote una cache L2 da 512 KB. Insomma, nulla destinato ai MacBook Pro, roba più per i MacBook Air. Ci saranno varianti a singolo e doppio core.

Non avete letto, tanto per dirne una, delle istruzioni AVX, come quelle di Sandy Bridge? Beh, non ci sono, visto che la microarchitettura K10 si ferma alle SSE 4a. E dei vari supporti come USB 3.0, PCI Express e SATA? Non ci sono ancora notizie sui chipset, notizie che probabilmente arriveranno non prima dell’annuncio ufficiale dei modelli di Fusion, di cui attualmente si sa ancora molto poco. Una tabella vera e propria non c’è quindi, ma solo qualche informazione riguardo la famiglia “Zacate”:

  • AMD E-350, con grafica Radeon HD 6310, CPU dual core da 1,6 GHz e core grafico da 500 MHz
  • AMD E-240, con grafica Radeon HD 6310, CPU single core da 1,5 GHz e core grafico da 500 MHz
  • AMD C-50 con grafica Radeon HD 6250, CPU dual core da 1,2 GHz e core grafico da 280 MHz
  • AMD C-30 con grafica Radeon HD 6250, CPU dual core da 1 GHz e core grafico da 280 MHz

Abbiamo inoltre qualche riferimento per le prestazioni. Fudzilla ha potuto recentemente vedere dei dati riguardo al Fusion E-350 e le prestazioni, a quanto pare, superano quelle della soluzione Atom+ION, ma la corsa si ferma lì. Insomma, inizio incoraggiante ma ancora nulla di eccezionale. Anche la prova effettuata da Hardware Upgrade è dello stesso avviso.

E lì arriverà il bello: “Bulldozer”
Come ho scritto in precedenza, questa prima iterazione di Fusion sarà da considerarsi di prova, da apripista. Il bello arriverà nel 2011 con “Bulldozer”, che mostrerà le vere intenzioni di AMD, e seguirà di qualche mese i rilasci delle altre piattaforme. “Bulldozer” sarà particolare poiché, a differenza di tutte le altre, porterà novità consistenti. A partire dalla microarchitettura K11. Vediamo un po’ nel dettaglio cosa ci offrirà nell’ambito del processore centrale.

Viene indebolito il concetto di core a favore di una nuova nomenclatura: moduli. Non vi spaventate: un modulo equivale a un dual core, è semplicemente una nuova definizione inventata da AMD. Due moduli faranno un quad core, quattro moduli faranno un 8-core e così via. Il focus di “Bulldozer” sarà proprio sulla possibilità di avere molti core, garantendo un efficace multithreading (la possibilità di affidare processi a singoli core). Sarà supportata, a tal proposito, la nuova tecnologia Cluster Multi-threading, che sarà diretta concorrente dell’Hyperthreading presente nei processori Intel.

La cache, di tipo L3, sarà tra 8 e 16 MB, condivisa tra tutti i moduli presenti. Oltre a ciò, vi saranno una cache L2 fino a 2 MB per ogni modulo (e condivisa dunque tra i due core del modulo) e una cache L1 da 16 kB per core e da 64 kB per modulo. Sarà presente un controller di memoria con supporto fino alle DDR3 1866 in dual channel per le versioni desktop e in quad channel per le versioni server (i prossimi Opteron, quindi). Non confermato, ma il supporto potrebbe addirittura arrivare al 6-channel.

Sarà garantito il supporto alle istruzioni AVX presenti in Sandy Bridge, e oltre ad esse saranno presenti anche delle istruzioni specifiche di AMD: XOP, FMA4 e CVT16, di cui purtroppo risparmio spiegazione dettagliata in quanto è un discorso molto tecnico anche al di fuori delle mie stesse conoscenze. Dovrebbero comunque rappresentare una vera e propria aggiunta rispetto alle AVX, dunque ulteriori miglioramenti negli ambiti in cui si pone la tecnologia presentata da Intel.

I processori comunicheranno con il southbridge per mezzo della tecnologia Hyper Transport, che arriverà alla versione 3.1 e presenterà una velocità di 3,2 GHz e una banda di 51,6 GB/s. Il processo produttivo sarà ancora a 32 nanometri e i consumi si aggireranno tra i 10 e i 125 Watt, anche a seconda dell’uso. Previsto un core grafico Radeon HD 6xxx compatibile con DirectX 11 e OpenGL 4.1. I primi modelli previsti rientreranno nelle famiglie “Zambesi” e “Interlagos”, rispettivamente 8 core e 16 core.

Una volta lanciato “Bulldozer”, si inizierà a preparare tutte le restanti versioni della nuova generazione di Fusion, che saranno “Trinity” e “Enhanced-Bobcat”, dirette discendenti di “Llano” e “Bobcat”. “Trinity” sarà basata su un processo a 32 nanometri e entrerà nella stessa fascia di “Llano”, mentre “Enhanced-Bobcat”, che si divide a sua volta in “Krishna” e “Wichita”, si rivolgerà ancora a notebook e desktop a basso consumo, avrà un processo produttivo a 28 nanometri e un numero di core da uno a 4.

Prospettive per i Mac
Intendiamoci subito: prima di “Bulldozer” è quasi impossibile si possa vedere un Fusion su un qualsiasi Mac. Di fatto, quindi, il prossimo refresh si baserà su “Sandy Bridge”, al massimo rimanendo a “Westmere” per i portatili in attesa delle soluzioni AMD.

Vedendo la situazione è probabile che “Bulldozer” possa diventare entro fine 2011 il mattatore sia degli iMac che dei Mac Pro, con la sua architettura molto orientata all’uso di core multipli e le sue tecnologie avanzate. Sarà interessante vedere i primi modelli Fusion e Opteron e i primi benchmark a cui verranno sottoposti, in modo da farsi una migliore idea sulle loro potenzialità.

Sui portatili, “Enhanced-Bobcat”, probabilmente con la sottofamiglia “Krishna”, mostra interessanti prospettive per tutta la gamma. Gli Air e i MacBook White/Pro da 13”, così come il Mac mini, sono destinati a trarre i maggiori vantaggi. La combinazione CPU+GPU di AMD potrebbe infatti rivelarsi molto più vantaggiosa di quella Intel, permettendo inoltre un risparmio in termini di spazio, che manca sempre quando si devono affrontare scelte di design su 11” e 13”. Anche qui bisognerà attendere i primi benchmark effettivi per capire le potenzialità della piattaforma.

Insomma c’è ancora molto da aspettare, ma la resa potrebbe ripagare l’attesa. E visto ciò che si prospetta, sul passaggio a AMD di Apple ci sta molto bene un: “mai dire mai”.