Una serie davvero lunga, quella di OS X, conosciuto ancor meglio prima di Lion come Mac OS X. Il sistema operativo di Apple ne ha fatta di strada, da quel lontano 24 marzo 2001, quando venne rilasciata la prima versione, la 10.0, nome in codice Cheetah. Eccoci dunque all’inizio di una nuova serie, che in contemporanea col lancio di Lion ci porterà a fare un viaggio nel tempo tra i vari Mac-felini, partendo dagli inizi per arrivare fino a Snow Leopard. Come direbbe Roberto Giacobbo di Voyager: “Spero siate comodi, il viaggio sta per cominciare!”

Come iniziare senza fare una breve citazione degli antenati di OS X? Il primo tra tutti è sicuramente NeXTSTEP. Creatura della NeXT Computer di Steve Jobs, già “esiliato” da Apple alcuni anni prima, mostrò subito una notevole modernità ai tempi del suo lancio. Correva l’anno 1988, anno in cui il must in ambito Apple era il System 6 mentre in ambito Microsoft il sistema di riferimento era Windows 2.0, che mandò su tutte le furie l’azienda di Cupertino al punto che si aprì una vera e propria battaglia legale che si chiuderà solo molti anni dopo. A Jobs tutto questo poco interessava, adesso era a tutti gli effetti competitor dell’azienda che egli stesso aveva contribuito a fondare. Il nuovo sistema operativo fu lanciato il 12 ottobre di quell’anno in una versione preliminare, la 0.8. Il rilascio stabile, 1.0, arrivò il 18 settembre 1989. NeXTSTEP presentava molte delle caratteristiche che ancora oggi sono ben visibili in OS X: fondamenta UNIX, basato sul microkernel Mach, un linguaggio di programmazione chiamato Objective-C e un elemento peculiare e davvero distintivo della sua interfaccia grafica, chiamato Dock. Suona tutto alquanto familiare, vero? NeXTSTEP, che ai tempi girava sui processori Motorola 68000, esattamente come faceva Apple con i Macintosh, era un sistema davvero molto avanzato: quell’interfaccia con elementi tridimensionali e in full color era qualcosa di nuovo nel panorama dei sistemi operativi, sino a allora più funzionali che belli. Il sistema di Jobs mirava a un ambiente operativo funzionale e bello, cosa che gli riuscì piuttosto bene: forniva ottime basi per la programmazione, la tipografia e anche per la produzione audio/video. NeXTSTEP ha avuto anche un importante ruolo nella formazione di Internet come lo conosciamo oggi: il primo browser, WorldWideWeb, fu sviluppato dal CERN proprio sul sistema di Jobs.

La vita di NeXTSTEP andò formalmente verso la conclusione nel 1995 con la release 3.3, in grado di girare sia sui computer NeXT basati sui Motorola 68000 sia sui PC Intel x86. Jobs aveva già altri piani: collaborava con altre aziende, tra cui Sun Microsystems, alla creazione di un sistema operativo ancor più raffinato del precedente, che potesse addirittura diventare un punto di riferimento anche per le altre piattaforme esistenti, grazie a librerie utilizzabili su sistemi come Solaris e Windows NT. Nacque così OpenSTEP, quello che doveva essere, negli intenti di NeXT, il successore di NeXTSTEP. Vi fu il tempo di una Beta per la versione 4.0, poi la vita fece una svolta improvvisa: un’Apple sempre più a rischio fallimento decise di giocarsi il tutto per tutto, annunciando il 20 dicembre 1996 e perfezionando il 24 febbraio 1997 l’acquisizione di NeXT Computers con conseguente reintegro di Jobs nell’organico di Cupertino. Nel giro di pochi mesi Steve tornò al timone di Apple, come CEO. Curioso notare come la carica doveva essere ad interim, quando oggi ormai è una certezza assoluta di Apple.

Finisce così commercialmente la vita di NeXTSTEP e OpenSTEP, ma la fine commerciale non corrispose anche alla fine tecnica. Nel 1998, infatti, sulle ceneri di OpenSTEP nacque Rhapsody, che si potrebbe definire il primo vero progenitore di OS X. Il sistema era infatti a marchio Apple, basato sul look’n’feel del contemporaneo Mac OS 8 ma con il cuore derivato direttamente dal nuovo know-how portato in dote dal ritorno di Jobs. Il parco applicativo era invece costituito da un mix dei due sistemi, con alcuni come Mail e TextEdit portati direttamente da OpenSTEP, altri come QuickTime portati da Mac OS e altri ancora che provenivano da un “meglio di”, come il nuovo Finder che era basato sul “collega” Workspace Manager proveniente da OpenSTEP. La prima dimostrazione di Rhapsody avvenne al WWDC del 1997, seguita da ben cinque Developer Preview, di cui le prime due disponibili non solo per i PowerPC, da qualche anno adottati da Apple, ma anche per i normali PC Intel x86. Era un mondo tutto nuovo, che si distaccava nettamente dal vecchio Mac OS. A far da ponte tra il vecchio e il nuovo c’era la Blue Box, una copia “virtualizzata” di Mac OS 8 per PowerPC che consentiva l’uso in emulazione di programmi nati per il vecchio sistema operativo. Per chi intendesse sfruttare tutte le nuove potenzialità offerte da Rhapsody, c’era Yellow Box, un set di librerie. Pensato anche per il mercato consumer, Rhapsody ottenne un interesse alquanto tiepido, al punto che Jobs decise di mettere temporaneamente nel cassetto le intenzioni in ambito consumer per concentrarsi sui server. Da questa decisione, nel 1999 nacquero sul lato consumer Mac OS 9, che proseguiva sul tradizionale filone e sul lato server Mac OS X Server 1.0, che invece godeva dei benefici di Rhapsody.

La resa di Steve sul lato consumer fu solo temporanea. I lavori per un nuovo Mac OS, completamente basato sulle solide fondamenta portate da NeXT e affinate da Rhapsody, erano già in corso. Il cuore del nuovo sistema fu chiamato nel 2000 Darwin, nome che porta ancora adesso. Nel frattempo, iniziarono a essere distribuite internamente le Developer Preview, che furono quattro in tutto. A giugno dello stesso anno Jobs sul palco del MacWorld Expo presentò una versione dimostrativa pienamente funzionante di Mac OS X, il nuovo sistema operativo consumer di Apple, previsto per l’uscita nel corso del 2001. La presentazione fu particolare, perché per dimostrare al meglio le capacità del nuovo sistema operativo Jobs avviò una applicazione appositamente difettata chiamata Bomb. Al contrario di quanto faceva Mac OS 9, che in caso di crash di una applicazione costringeva al riavvio di tutto il sistema, Mac OS X chiudeva semplicemente l’applicazione andata in crash, lasciando inalterate le altre già in esecuzione grazie alle tecnologie per la memoria protetta incluse nelle sue fondamenta. Oltre a questo, Mac OS X presentava finalmente un multitasking moderno, di tipo “a pre-rilascio”, cosa non disponibile nei precedenti sistemi operativi Apple. Anche l’interfaccia era cambiata, presentandosi com’è in parte conosciuta ancora oggi: Aqua. Icone nuove, finestre totalmente rifatte nel look, animazioni e trasparenze. Ancor più importante di ciò era la presenza della Dock, grande eredità di NeXTSTEP e OpenSTEP, che adesso sfoggiava un aspetto moderno e ancor più funzionale di prima. Tutto ciò dava un pesante sapore di antico al principale concorrente, Windows, che solo con XP iniziò a rimodernarsi nel look, ma non allo stesso livello di profondità cui è giunto Mac OS X. Il 13 settembre venne rilasciata finalmente la Public Beta, la prima versione di test di Mac OS X disponibile al pubblico.

Bisogna proprio dire che era alquanto da coraggiosi spendere 29,95 $ con la consapevolezza che i bug erano all’ordine del giorno e che il sistema era ben lungi dall’essere completo. Non si poteva stampare, gli ambienti di sviluppo per le applicazioni non Cocoa, sia Classic sia Carbon, erano ancora in uno stato primitivo e per navigare in Rete bisognava affidarsi a delle Beta di Internet Explorer, che ai tempi era il browser predefinito dei sistemi Apple in virtù di famosi accordi con Microsoft stabiliti nel 1997, oppure a OmniWeb di OmniGroup, l’unica variazione concessa rispetto al browser di Redmond per la Public Beta di Mac OS X. Anche alcuni aspetti dell’interfaccia grafica furono piuttosto criticati, come il menu Apple al centro, che fu riposizionato per il rilascio finale nel suo posto usuale, alla sinistra prima dei menu. Per il resto, la dotazione comprendeva varie applicazioni che ancora oggi sono conosciute e utilizzate: Anteprima, Mail, Rubrica Indirizzi, Stickies, TextEdit e altre ancora. Ancora sconosciuto, per un po’ di mesi, sarà iTunes, che viene temporaneamente anticipato da un più generico e scarno Music Player. I lavori proseguirono sempre più alacremente, portando più maturità al sistema e alle sue applicazioni. Il 24 marzo 2001, mentre la Public Beta si avvicinava alla scadenza prevista da Apple, fu rilasciato finalmente Cheetah, la versione 10.0 di Mac OS X. Ma di questo si parlerà nel prossimo capitolo, in arrivo mercoledì.