La questione relativa alle fabbriche cinesi, in particolare quelle di Foxconn, in cui vengono fatti i prodotti per conto di Apple è sempre stata piuttosto spinosa. Bassi stipendi, condizioni di lavoro precarie e tentati suicidi hanno avuto notevole risalto nel corso degli scorsi mesi. Apple, dopo essere stata fortemente criticata per un approccio troppo silente sulla situazione, sta iniziando a prendere la vicenda più seriamente. Il canale televisivo americano ABC ha ottenuto l'accesso agli stabilimenti di produzione Foxconn, in accordo con l'azienda di Cupertino, e ne hanno ricavato un reportage, Nightline. Purtroppo la trasmissione non è visibile in Italia, nemmeno online (almeno per ora), ma le informazioni emerse in Rete sui principali siti sono più che sufficienti a farci comprendere la situazione.

Iniziamo subito col dire che, francamente, le condizioni dei dipendenti sono quelle che ci si aspettava: ben lontane da qualsiasi modello occidentale, sia per il salario sia per l'ambiente di lavoro. La paga è di 1,78 $ l'ora, con il totale mensile che arriva a 285 $, straordinari inclusi. Di questi 285 $, 70 centesimi se ne vanno a ogni pasto e 17,50 $ vanno impiegati per l'affitto mensile di una branda nel dormitorio aziendale, le cui stanze possono contenere ognuna fino a 8 persone. I lavoratori sono suddivisi per turni, in modo che la fabbrica rimanga in produzione 24 ore su 24. Per quanto riguarda l'addestramento iniziale, è molto rapido: 3 giorni intensivi di training, con esercizi mirati al lavoro in squadra, in modo che possano inserirsi altrettanto velocemente nella catena di montaggio una volta ottenuto il proprio posto in fabbrica. Al momento, Foxconn non sembra intenzionata a cambiare la situazione, quantomeno in termini economici, tuttavia il dirigente Louis Woo, intervistato da ABC, è aperto alla possibilità, qualora Apple e/o la Fair Labor Association, incaricata delle ispezioni periodiche per conto dell'azienda di Cupertino, richiedessero specificatamente degli adeguamenti.

Passando sul piano produttivo, si scoprono sorprese molto interessanti: contrariamente a quanto si potrebbe pensare, con iPhone e iPad prodotti da macchine controllate dagli operai, sono assemblati a mano. In particolare, per un singolo Melafonino occorrono ben 141 passaggi nella catena produttiva, operaio dopo operaio, ognuno specializzato nell'assemblaggio di uno specifico componente. Ogni iPad richiede un totale di 5 giorni e 325 passaggi di mano. Per i singoli pezzi, i ritmi sono ancor più serrati: la videocamera del tablet Apple è prodotta in 300.000 unità al giorno. Alla produzione si aggiungono i controlli qualità, anch'essi perlopiù manuali, e l'imballaggio.

Appare chiaro, quindi, che un miglioramento delle condizioni economiche di questi operai sarebbe doveroso, sottoposti a ritmi di lavoro incessanti. Di ciò, però, solo Foxconn ha purtroppo la facoltà di decidere, non Apple. Quest'ultima, da parte sua, si impegna comunque ad assumere una posizione meno defilata e più attiva nel controllo di queste situazioni, dando il via libera ufficialmente anche ad ispezioni indipendenti da parte di organizzazioni che ne facciano richiesta. Dato il grande lavoro che svolgono per i prodotti Apple che usiamo tutti i giorni, non possiamo che ringraziare i 235.000 operai della fabbrica e sostenerli, almeno idealmente, nella loro richiesta di un trattamento più dignitoso. Per chi volesse vedere alcune foto del reportage, rimandiamo alla gallery presente su ABC News.