Riguardo i dischi allo stato solido pensavo di aver sentito ogni possibile forma di critica. Quelle più velleitarie, figlie della ricerca spasmodica dei GHz sopra tutto, si stanno fortunatamente affievolendo in virtù di un sistema-computer più equilibrato, in cui l'archiviazione non rappresenta più il solito collo di bottiglia. Altre rimangono e sono dubbi legittimi riguardo la durabilità di unità che sono ancora troppo giovani per avere una media reale della loro longevità. Nelle schede tecniche si leggono solitamente i valori in milioni di ore di MTBF, ma non viene quasi mai ricordato che si tratta di semplici simulazioni statistiche.

Steve-Luczo1Il giovane CEO della nota azienda Seagate ha invece dichiarato a Forbes che gli SSD non potranno soppiantare i dischi meccanici per una questione molto più semplice: la produzione non è in grado di soddisfare la richiesta complessiva del mercato se tutti passassero ad unità allo stato solido. Un "vizio" alla base di quest'affermazione si può evidenziare facilmente dal momento che Seagate è tra i maggiori produttori di HDD tradizionali ma non ha ancora SSD al suo attivo, se non per le unità ibride della serie XT (le quali però offrono performance decisamente inferiori). È ovvio che il CEO sia incline a confermare e motivare le scelte dell'azienda che guida, ma la sua obiezione risulta ulteriormente forzata. I dati attuali gli danno man forte: la produzione di HDD meccanici è superiore di almeno 10 volte quella degli SSD, ma ciò non significa che le cose debbano rimanere tali.

Crescono giorno dopo giorno le aziende che si affacciano in questo mercato emergente, tant'è che ormai è anche riduttivo continuare ad appellarlo in tal modo. Sono sempre di più gli utenti che acquistano computer con SSD di fabbrica e quelli che li aggiungono a quelli "vecchi" per ridargli nuova vita. I vantaggi di queste unità sono così radicali che chiunque li provi diventa immediatamente un promoter della tecnologia, al punto che prima o dopo convincerà qualcuno nella sua rete di conoscenze a fare lo steso passo. È così via in un effetto a cascata che si allarga a macchia d'olio. Per questo mi chiedo come si possibile che il CEO di un'azienda così importante come Seagate tenda a cercare di consolidare un vecchio mercato piuttosto che impegnarsi a recuperare terreno rispetto Toshiba, Intel, OCZ, Samsung, Corsair, Crucial, Kingston e le tante altre che stanno dominando il nuovo settore. Probabilmente gli HDD non si abbandoneranno mai definitivamente e non sarà certo domani o dopodomani che gli SSD li soppianteranno nel mercato mainstream, ma il fatto che la produzione attuale sia a favore dei primi non è un dato necessariamente positivo, ma – forse – un segnale dall'allarme che dovrebbe indurre a ripensare gli impianti di produzione affinché possano far fronte alle richieste che, presto o tardi, arriveranno direttamente dai consumatori.