Da rumor a realtà nel giro di pochi giorni. Così si può descrivere l'affare Google-Wavii, ufficializzato proprio qualche ora fa. Con 30 milioni di $, sborsati dopo una breve ma intensa guerra al rialzo con Apple, anch'essa interessata alle tecnologie della start-up di Seattle. In maniera differente rispetto a quanto successo a Sparrow, Snapseed e QuickOffice, che pur con molte variazioni nello sviluppo sono state mantenute dall'azienda di Eric Schmidt, Larry Page e Sergey Brin, il servizio per iOS ha già cessato la sua esistenza nell'App Store, preparando così all'incorporazione delle sue tecnologie nei prodotti Google.

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Ma cosa fa, o meglio, faceva Wavii? Operava nel campo della fruizione di notizie, ma in un modo particolare rispetto ad altre applicazioni. Una volta che l'utente costruiva il suo feed personalizzato con siti e pagine dei social network, attraverso meccanismi di "analisi semantica" l'app creava automaticamente riassunti dei contenuti in essi presenti mostrandoli all'utente in un formato compatto e dal forte impatto grafico, completo di contenuti aggiuntivi quali immagini, video e sondaggi. Come in un social tutto suo, Wavii permetteva di esprimere il proprio gradimento o disdegno per quel particolare post.

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Immagine catturata sull'App Store da Macrumors qualche giorno fa, quando erano ancora indiscrezioni.

Ora che Wavii, nella sua forma indipendente, non esiste più, quale può essere il suo utilizzo in Google? Il primo pensiero va al servizio News sul sito stesso, rendendolo più intelligente e accattivante, nonché su misura dell'utente ancor meglio di quanto possa fare oggi. Non è poi affatto da escludere una sua integrazione in Google Now (qualora Apple fosse riuscita ad acquistarla, secondo quanto riportato tra i principali beneficiari vi sarebbe stata proprio Siri), per restituire notizie e post con un linguaggio naturale. Ma a goderne di più, alla fine, potrebbe essere Currents, che si basa già su feed personalizzati e punta molto sulla presentazione dei contenuti; la modalità d'uso di Wavii potrebbe diventarne, ad esempio, la homepage, per poi rimandare alle singole testate a cui si è iscritti. Le funzionalità di mi piace/non mi piace e i sondaggi verrebbero idealmente gestiti tramite Google+, in modo da accrescere ulteriormente la sua penetrazione all'interno di tutti i servizi di Mountain View.

Non calmerà molto gli animi dei "traditi" da Google Reader, il cui orologio dell'apocalisse scorre inevitabilmente verso la sua mezzanotte, ossia il 1° luglio. Tuttavia, che si apprezzino o meno le mosse di Big G, sarà interessante vedere come intenderà, sia su iOS che soprattutto su Android, cambiare profondamente il modo in cui usufruiamo delle notizie. Apple completamente esclusa dalla corsa? Le capacità per una soluzione interna ci sono, e benché sia uno dei pochi Wavii non è l'unico del suo genere (il pensiero va a Summly finita qualche settimana fa in orbita Yahoo!). Trattandosi di linguaggi naturali , chissà che non possano chiedere supporto tecnico agli specialisti di Nuance, come già viene fatto per Siri e forse anche per la tastiera di iOS 7.