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Ieri Canon ha presentato la nuova ed attesa EOS 70D, fotocamera APS-C dedicata agli appassionati. Questo corpo sostituisce la 60D nella gamma Canon, posizionandosi tra la 700D e la 7D. Mentre la prima è un modello entry-level piuttosto recente, ma poco cambiato rispetto le precedenti 650D e 600D, la 7D è più attempata con i suoi 4 anni di età, ma appartiene ad una categoria ben superiore. È ancora oggi una delle migliori APS-C in commercio ed è molto gettonata tra amatori e professionisti, sia nel campo foto che video, a maggior ragione ora che si può acquistare facendo ottimi affari nell'usato. Finché la 7D non sarà aggiornata, presumibilmente a cavallo tra la fine del 2013 e l'inizio del 2014, la 70D avrà maggior spazio d'azione e potrà meglio conquistare il palato degli amatori evoluti con alcune novità importanti rispetto la 60D: corpo tropicalizzato, modulo AF più performante, micro aggiustamenti AF, maggiore estensione ISO, raffica più veloce, nuovo menu intuitivo con touch screen ed il rivoluzionario sensore con Dual Pixel CMOS AF.

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Definirlo rivoluzionario potrebbe sembrare eccessivo ma l'idea alla base del progetto lo è veramente, almeno per quanto concerne il suo potenziale. Molti fotografi non usano la messa a fuoco in Live View, né per le foto né per i video, e per questi la novità passa decisamente in secondo piano. Tuttavia sono sempre di più quelli che utilizzano anche delle mirrorless, dove magari hanno iniziato a familiarizzare con l'anteprima d'immagine in tempo reale ed una messa a fuoco che rimane rapida ed efficiente, a differenza delle DSLR di tutte le fasce di prezzo. C'è chi non riesce ad usare una fotocamera senza mirino, chi vuole solo mirini di tipo ottico, chi la vuole cruda e chi la vuole cotta: non si tratta di giusto o sbagliato ma di nuove tecnologie che avanzano e che, ad essere sinceri, hanno già preso ampiamente piede, almeno nel mercato consumer.

Non immaginate quante persone acquistano una recente reflex Canon o Nikon e poi si (e mi) chiedono "perché sullo schermo la messa a fuoco è così lenta? Ho sbagliato qualche impostazione?" Certo, c'è una ragione teorica, e allora ci si trova a spiegare la differenza tra messa a fuoco per rilevamento di fase e per contrasto, lo specchio che sale e che scende e così via, ma rimane difficile da digerire il fatto che un semplice smartphone mette a fuoco più velocemente sullo schermo rispetto ad una Canon 7D, una Nikon D7100 o altre (anche salendo di prezzo).

Se mettiamo da un lato la messa a fuoco per ricerca di fase tipica delle SLR e dall'altro quella per contrasto usata nelle senza specchio, nel centro troviamo numerosi sistemi ibridi di recente concezione. Questi si sono sviluppati per cercare di risolvere i limiti delle due tecnologie ed ottenere il meglio di entrambe. Nelle reflex lo specchio devia la luce verso il mirino ed il modulo AF per rilevamento di fase, il quale riesce a capire esattamente "dove andare" in una frazione di secondo. Ma se c'è lo specchio la luce viene dirottata prima di raggiungere il sensore, il quale non ci può mostrare ciò che stiamo inquadrando nel display (che rimane nero o con le informazioni di scatto).

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Da qui è nata l'idea di Sony di ripescare lo specchio semitrasparente della Canon Pellix, SLR a pellicola degli anni '60. Con questa tecnologia le fotocamere Sony Alpha sono diventate SLT e grazie allo specchio Translucido possono attivare il modulo AF per rilevamento di fase con una piccola porzione di luce (circa 1/3 di stop) e mantenere la restante parte sul sensore per far funzionare il Live View.

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L'esperimento è riuscito ma non ha convinto tutti ed è rimasto un caso isolato. Ad un certo punto sembrava perfino che Sony volesse abbandonare lo sviluppo di questo segmento, ma le voci sono state smentite ed ora si mormora di un'erede per la A77 ad inizio 2014. Comunque la maggior parte della sperimentazione oggi si fa nel campo delle mirrorless. Quest'anno è un po' in contrazione, specie in Europa, ma è sempre il settore di maggiore fermento per l'industria fotografica. Senza lo specchio si adoperava la messa a fuoco per ricerca di contrasto, un metodo comune alle compatte ed agli smartphone e che era notoriamente lento ed impreciso. Oggi vi sono mirrorless che fanno vacillare l'assunto per cui l'AF per rilevamento di fase è più veloce e lo sa bene chiunque abbia provato una Olympus OM-D EM-5 (recensione) o una Panasonic G6. Con questa tecnologia la fotocamera riceve tutta la luce dell'obiettivo sul sensore ed analizza l'immagine generata cambiando la distanza di messa a fuoco, finché l'area di riferimento (generalmente selezionata dall'utente) non appare nitida. Con processori d'immagine sempre più rapidi ed algoritmi migliorati, questo sistema ci offre oggi risultati validissimi per il consumatore medio ma continua ad essere inadatto per alcuni usi, come nell'inseguimento dei soggetti.

Uno dei limiti più importanti risiede nell'impossibilità di prevedere con esattezza il verso da prendere per mettere a fuoco un oggetto.

Senza questa "informazione" ci si trova spesso a vedere un piccolo salto nella direzione errata, un fuori fuoco imperdonabile nell'inseguimento fotografico ed assolutamente antiestetico nel video. Da qui l'idea di sostituire dei pixel del sensore con ricettori utilizzabili anche per l'AF di fase. Sistemi ibridi su questa scia ve ne sono molti e quello più riuscito è, a mio modesto parere, quello presente nelle Nikon serie 1 (recensione J1). Anche Canon ha adoperato qualcosa di simile nella sua mirrorless EOS M ed in alcune recenti DSLR entry-level, ma i risultati sono stati disastrosi in prima battuta e solo recentemente migliorati fino a risultare usabili. In tutti i casi la sostituzione di un pixel destinato all'immagine con uno per l'AF pone un limite intrinseco: se ne metti pochi hai scarsa copertura ed efficienza, se ne metti tanti perdi troppa luce e qualità nell'immagine fotografica.

In questo passaggio risiede l'importanza della soluzione ideata da Canon con il Dual Pixel CMOS AF. Invece di continuare ad arrovellarsi il cervello nel cercare il punto di equilibrio in questa equazione, hanno deciso di cambiare completamente le regole del gioco: ogni pixel di questo nuovo sensore è diviso in due. Questo significa che per ottenere i circa 20MP dell'immagine finale sono occorsi oltre 40 milioni di minuscoli fotodiodi.

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Ogni parte del singolo pixel può essere adoperata per la messa a fuoco di fase durante la composizione e per la cattura dell'immagine al momento dello scatto. Questo significa che, almeno in teoria, si avrà un AF in Live View altrettanto performante di quello che siamo abituati ad avere guardando nel mirino delle reflex, con ampia copertura e senza perdita di luce.

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La differenza tra i due segnali ricevuti dal singolo pixel permetterà alla macchina fotografica di calcolare dove spostare la messa a fuoco, riproducendo un sistema analogo alla tradizionale ricerca di fase.

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Certamente aspetteremo le prove sul campo per esprimere giudizi ma i presupposti per raggiungere la quadratura del cerchio potrebbero esserci. Al momento vi sono solo modelli di pre-produzione nelle mani di pochissimi tecnici ed addetti stampa e l'approccio sembra buono, ma non eclatante. Serviranno sicuramente i modelli definitivi per valutare meglio e magari anche un paio di aggiornamenti del firmware per mettere a punto la nuova tecnologia, tuttavia sembra un passo nella giusta direzione.

Ecco un breve filmato in cui si mostrano i risultati dell'AF automatico della Canon 70D. È di tipo promozionale più che destinato ad un'analisi tecnica, ma con un'occhio attento si notano dei cambi di fuoco piuttosto interessanti se realmente realizzati in automatico dalla fotocamera.