Il successo di un'azienda si misura sovente da quanto essa riesce a reinventarsi nel corso degli anni: Nokia è passata dal produrre carta alla produzione di set top box e, infine, di antenne per la telefonia e cellulari, Apple ha iniziato inventando il concetto di personal computer e da qualche anno ha battuto la strada per l'era post pc, Nintendo ha trasformato il proprio business diverse volte nel corso della sua storia: da azienda produttrice di carte da gioco nel 1889, è diventata la prima produttrice al mondo di console per videogiochi, ha posseduto una emittente televisiva, una compagnia di taxi e persino una catena giapponese di alberghi per adulti, ma, ormai da qualche anno, le idee sembrano stagnare e non l'azienda non è più capace di reinventarsi, tanto che, nella più rosea delle previsioni, dovrebbe chiudere l'anno fiscale 2013 con una perdita di 240 milioni di dollari, contro un utile stimato di circa 527 milioni di dollari.

iPhone Retina GUI PSD

Il core business della grande N è rappresentato dalla vendita di console: se il DS, il DSi (anche nella sua declinazione XL) e il Wii hanno saputo ritagliarsi una fetta di mercato enorme (ad esempio, il Wii ha vinto, in termini di unità vendute, la console war della old-gen per diversi anni di fila, sia grazie all'innovativo WiiMote sia grazie al suo prezzo aggressivo, inferiore di quasi 500 € rispetto a Xbox 360 e PS3 al lancio), il 3DS non sembra riuscire a replicare il successo del suo predecessore, anche se rimane la console mobile più venduta a discapito di PS Vita (ad oggi non sono noti i dati di vendita dell'orrendo 2DS), mentre Wii U non sembra decollare per nulla, nonostante i due anni di permanenza sul mercato e il lancio, fra il 2012 e il 2013, dei nuovi titoli dedicati ai fratelli Mario e del remake di Zelda.

Complice un pad enorme che, sulla carta, avrebbe dovuto portare la stessa esperienza utente del DS anche nel nostro salotto, complice un hardware pari a quello delle console di old gen della concorrenza, a causa di una strategia di marketing sbagliata per il lancio sul mercato e il progressivo abbandono della piattaforma da parte delle grosse case di sviluppo di videogiochi (qualcuno sa che fine abbia fatto Bayonetta 2, annunciato in esclusiva per Wii U e che avrebbe dovuto far vendere un buon numero di unità di console in più?) che, forse dopo tanti anni, avevano deciso di sbarcare sulla console casalinga di Nintendo, Wii U non vende. La concorrenza, inoltre, si è fatta spietata: con qualche euro in più ci si porta a casa o la PlayStation 4 o la Xbox One, console molto più potenti e con un parco giochi annunciato molto più allettante rispetto a quello già disponibile per la bianca console.

Satoru Iwata, presidente di Nintendo, ha convocato una conferenza stampa in merito annunciando, innanzitutto, un cambio dei vertici aziendali (operazione dovuta) e l'intenzione dell'azienda di guardare al mercato del gaming mobile, dichiarando che: "Vista l'espansione degli smart device, stiamo studiando come essi possano far crescere il mercato dei videogiocatori, ma non sarà facile come portare Mario su smartphone".

Dunque, l'intenzione di Nintendo non sembra essere quella di guardare ad iOS, Android e Windows Phone come piattaforme di sviluppo, ma a come integrarli nel proprio ecosistema, un po' come fanno già Sony e Microsoft con le companion app per le loro console. Il ragionamento, sotto il profilo prettamente teorico, non è sbagliato: se il settore del mobile gaming va bene grazie al 3DS, bisogna inventare qualcosa per aumentare l'appeal della console casalinga.

Eppure, a volte, nella vita è necessario rischiare: per quanto sotto il profilo nostalgico/sentimentale sia profondamente dispiaciuto per questa debacle di Nintendo, è pur vero che in una situazione simile bisognerebbe prendere il toro per le corna e, forse, decidere di tagliare la divisione hardware per dedicarsi esclusivamente allo sviluppo dei brand che hanno fatto grande la sua storia per le altre piattaforme, sia fisse che mobili, e, anche, concentrare le risorse finanziarie verso lo sviluppo di nuove proprietà intellettuali che possano far diventare l'azienda nipponica uno dei principali competitor nel mercato delle software house videoludiche.

Qualsiasi siano le scelte del board Nintendo, non mi resta che augurarle un grosso in bocca al lupo per il suo futuro.