Culto della sicurezza, dove sei finito? Ormai da diverso tempo trapelano troppe informazioni, testuali e anche fotografiche, sui prossimi prodotti Apple in arrivo, sia hardware sia software; un argomento di cui Luca e Maurizio hanno parlato nella più recente puntata del SaggioPodcast. E se per chi come noi si occupa un sito relativo al mondo Apple è certamente un ottimo getto quasi continuo di materiale per articoli, a Cupertino non la pensano affatto allo stesso modo. Le preoccupazioni di Tim Cook sono rivolte perlopiù all'hardware, in primis all'iPhone, sistematicamente oggetto di leak che portano sempre più spesso a conoscerne nel dettaglio le caratteristiche con congruo anticipo, anche oltre il mese, rispetto alla presentazione ufficiale. Del resto, tenere sotto controllo tutta la catena produttiva e distributiva, collocata principalmente in Cina, non è semplice, viste le distanze in ballo. Nuove contromisure sono state però prese, nel tentativo non tanto di risolvere la questione (sarebbe poco realistico pensarlo), quanto di arginarla il più possibile.

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Come riportato su Twitter dal leaker australiano Sonny Dickson (via Macrumors), Apple ha richiesto la collaborazione diretta con le autorità cinesi, rivolgendosi soprattutto a coloro che già commercializzano presunti accessori per il prossimo iPhone. Oltre alle forze dell'ordine, anche guardie giurate sono state reclutate per questa particolare missione. Il loro numero totale è un esercito in miniatura, circa 200 persone. Un numero che, considerato il territorio vasto e densamente popolato, è probabile sia destinato ad ulteriori ritocchi verso l'alto.

Si tratta di un obiettivo difficile da raggiungere, il contenimento delle fughe di informazioni; basta anche un solo punto debole nella catena per far sì che qualsiasi protezione diventi vana. Come abbiamo detto in precedenza, è utopistico pensare di interrompere del tutto questo processo. In un mondo sempre più connesso, non serve nemmeno che due persone si incontrino fisicamente per scambiarsi importanti segreti industriali. Detto ciò, se il piccolo esercito di Apple sarà in grado di ridurre il numero di leak, allora forse quell'effetto sorpresa avvertito molto spesso durante i keynote dell'era Jobs potrebbe finalmente fare la sua ricomparsa.