Come dice il famoso detto? Il nemico del mio nemico è mio amico. Ok, iOS e Android difficilmente diventeranno mai amici, ma un nemico comune effettivamente ce l'hanno. Si tratta del servizio elettronico di pagamenti CurrentC, sviluppato dal Merchant Customer Exchange (MCX) grazie al supporto di vari nomi della vendita al dettaglio statunitense, incluse le catene CVS e Rite Aid che hanno fatto discutere nei giorni scorsi per il ritiro del supporto ad Apple Pay. La piattaforma di Cupertino non è stata l'unica a farne le spese: il benservito è toccato pure a Google Wallet. La polemica non accenna a fermarsi, con gli utenti delle due acerrime rivali che per una volta hanno deposto l'ascia di guerra al fine di boicottare CurrentC, che di per sé non pare riuscire a riscuotere simpatie anche alla luce di fatti in attuale sviluppo.

currentc

Una delle maggiori controversie è proprio costituita dal circuito che si è formato attorno a questa piattaforma, il cui lancio pubblico è previsto nel 2015. L'accesso a CurrentC costa all'esercente $500.000 e richiede un vincolo di esclusività, motivo di peso dunque nella bagarre tra Apple e Google da un lato, CVS e Rite Aid dall'altro. A chi vuole supportare sistemi concorrenti viene sostanzialmente indicata la porta, per fortuna senza alcuna penale applicata. Il meccanismo di funzionamento non presenta condizioni granché migliori per l'utente: niente NFC, almeno in questa fase iniziale, bensì codici QR da catturare con la fotocamera e poi mostrare alla cassa, che se come pro ampliano il potenziale parco di dispositivi compatibili, come contro risultano un metodo meno preciso e moderno rispetto alla trasmissione dati della Near Field Communication. Nelle stazioni di servizio la procedura differisce per precisione ma non di certo per rapidità, dato che occorre generare un codice numerico tramite l'app di CurrentC da riportare poi nella pompa tramite un tastierino simil-Bancomat.

La privacy dell'utente è un discorso ancor più spinoso, dal momento che come dimostrato dalle ricerche di iMore transitano sui server dati in abbondanza, molti non effettivamente necessari per il servizio. In particolare, viene segnalato un passaggio di informazioni verso Localytics, specializzata nelle analisi di mercato per il settore mobile, il che trasforma di fatto l'utente da acquirente di prodotti a prodotto esso stesso, contrariamente a quanto sostiene la FAQ di MCX. Il tutto venendo meno le sicurezze offerte dai metodi delle due grandi, come l'autenticazione a due fattori e il rilevamento delle impronte digitali. Dettagli che non devono essere sfuggiti ai malintenzionati, che hanno deciso di dare un'accoglienza anticipata a CurrentC mirando ai suoi tester. L'attacco, riportato da varie testate tra cui 9to5Mac, ha riportato la spiacevole fuoriuscita di indirizzi email personali, ma se non altro almeno per ora le conseguenze si sono fermate a ciò non coinvolgendo pure altri dati sensibili e soprattutto i numeri delle carte di credito. MCX ha già provveduto a informare tutti gli interessati della situazione, confermando di aver avviato indagini a riguardo. In una successiva conference call, via Macrumors, il CEO non solo difende l'operato dell'azienda e degli esercizi che la supportano, ma quasi attacca indirettamente Apple e Google definendo l'attacco odierno la volontà di non permettere che si rompa lo "status quo" formato dalle proposte già attive nel settore.

Una vicenda che non mancherà certo di generare ulteriori polemiche. Le catene che aderiscono a CurrentC per ora non sembrano voler fare marcia indietro, ma la reputazione che il servizio si sta creando ancor prima di partire in via ufficiale non depone certo a loro favore. Tim Cook ha definito il tutto una "scaramuccia": molto probabile si rivelerà tale. Abbattuto il nemico comune, la vera battaglia potrà cominciare.