Mai dire mai. È un principio semplice quanto efficace, qualcosa che si dovrebbe sempre tenere a mente. Non ho trovato un singolo caso in cui non fosse applicabile e spesso lo sento echeggiare nella mia mente quando mi ritrovo a fare affermazioni categoriche (mai dire mai Maurizio...). Per quanto si possa essere convinti di qualcosa, con il passare del tempo le circostanze potrebbero variare e noi cambiare idea. Apple – tramite i suoi portavoce – ha più volte fatto dichiarazioni che si è poi trovata a contraddire con i fatti. A sua discolpa bisogna dire che spesso queste situazioni vengono enfatizzate dai media e che non si può prescindere dal contesto storico e tecnologico in cui sono state espresse, ma ciò non toglie che vi siano svariati esempi di cambio di programma negli ultimi anni. Semplificherò molto per esigenze di scrittura, ma possiamo ricordare "non siamo interessati al mercato dei cellulari" o "non faremo mai un tablet", frasi di Steve Jobs nella conferenza All Things Digital del 2003 e che sono in netto contrasto con la successiva presentazione di iPhone e iPad. Sempre nel 2003 lo stesso Jobs aveva affermato che i video non avevano senso sui piccoli schermi, salvo presentare due anni dopo l'iPod che riproduceva video su un display da 2,7". Interessanti anche le dichiarazioni del 2008 sul The News York Times circa gli ebook, riassumibili in "le persone non leggono più", sottolineando il disinteresse per il settore dominato dal Kindle, lo stesso settore in cui Apple si è tuffata poco più più avanti con l'app iBooks e lo store correlato. Per guardare agli anni recenti tutti ricordiamo "who wants a stylus?", affermazione che denigrava i pennini dei palmari precedenti all'iPhone presentato nel 2007 e che sembra stridere oggi che abbiamo Apple Pencil.

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Ripeto, in alcune circostanze ci sono diverse "attenuanti", perché pensando ai pennini si parla di tecnologie e dispositivi diversi, probabilmente non prevedibili al tempo, ma proprio per questo non si dovrebbe essere così categorici. Di contro con la moderazione non si ottengono risultati, bisogna dimostrare di essere convinti di quel che si fa e, nel caso di Apple, dei prodotti che ci vuole vendere. Si era detto che l'iPod touch non avrebbe avuto mai una fotocamera perché era un dispositivo di gioco, ma alla fine è stata inserita nei modelli successivi; che 9,7" era la dimensione giusta per un tablet e poi è stato creato sia il mini che il Pro; che gli smartphone più grandi di 5" non avevano senso e poi è arrivato l'iPhone 6 Plus; ma sappiamo che Jobs non aveva mezzi termini e la cautela del "mai dire mai" non collimava certamente con la sua indole.

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Mi aspettavo un approccio diverso da Tim Cook, che è una persona decisamente più moderata di Jobs, eppure ieri ha rilasciato una dichiarazione che rientra esattamente in questo schema. In una intervista su independent.ie ha affermato che in Apple sono sicuri che i clienti non vogliano un prodotto convergente tra Mac e iPad, che separati funzionano meglio e che, sostanzialmente, non realizzeranno un ibrido MacBook-iPad. Il fatto che la pensino davvero così è piuttosto chiaro ed è confermato dai gemelli diversi MacBook Retina ed iPad Pro, con schermo di medesime dimensioni ma smaccatamente appartenenti a categorie eterogenee: portatile e tablet. Al momento non c'è alcun dubbio che i lori piani pubblici prevedano di mantenere separati i due ambienti, la lineup lo conferma e sarebbero sciocchi a rivelare eventuali progetti di unificazione, perché sminuirebbero l'attuale offerta.

Microsoft è invece in netta contrapposizione, proponendo l'unificazione totale con Windows 10. Sono due filosofie che propongono diverse visioni del futuro e di cui ho già parlato in un precedente articolo. Credo che lanciarsi in previsioni azzardate a lungo termine possa rivelarsi un esercizio inutile, ma oggi come oggi

acquisterei ad occhi chiusi il prodotto che Cook ha appena affermato di non voler creare

Pensate ad un iPad Pro con iOS collegabile ad una tastiera "vera" (non una cover) che lo trasformi in un MacBook con OS X. Il meglio di entrambi i mondi sempre a portata di mano, con il principio strutturale del Surface Book ma la condizione essenziale per cui senza tastiera si vedrebbero solo le app e le interfacce usabili in punta di dita e collegandola si passerebbe alla classica scrivania da controllare esclusivamente con il puntatore. Dopotutto i due OS hanno basi comuni e probabilmente si potrebbe semplicemente usare una o l'altra interfaccia riducendole a dei semplici launcher. Magari ha ragione Cook, che sa già come si evolverà iOS 10 su iPad Pro e punta sul fatto che questo possa sostituire completamente un computer tradizionale in diversi ambiti. Guardare al futuro, insomma, invece di portarsi dietro una vecchia metafora di scrivania che può fare da zavorra all'evoluzione. Posso capire questo ragionamento, davvero, ma rimango dell'idea che nel presente le proposte ibride di Microsoft siano più interessanti. Poi, certo, bisogna vedere come sono realizzare a livello hardware e software, motivo per cui difficilmente userei un Surface Book al posto dell'accoppiata MacBook+iPad, anche se questo, di fatto, si propone di sostituirli entrambi.