L'informazione – la sua libertà, qualità e capillarità – è un aspetto fondamentale in ogni società. Da diversi anni stiamo vivendo in prima persona un cambiamento epocale, dovuto all'avvento ed alla diffusione di Internet. Il vecchio concetto di "testata editoriale" si è praticamente estinto e chi non è stato in grado di adattarsi è stato costretto a chiudere o a sostenersi con le sovvenzioni degli Stati (che non saprei se definire lungimiranti o meno). Online è la parola chiave. Tutto viene riversato sul web, nei siti istituzionali, nei blog e nei social network. Ci sono infiniti vantaggi in questo nuovo mondo dell'informazione, ma anche degli aspetti negativi ed altri cruciali non ancora risolti. Sulla carta stampata si possono leggere errori o idiozie, non c'è dubbio, ma su internet è certamente più comune vista la semplicità con cui chiunque può aprire un sito e iniziare scrivere. Lo spirito critico del lettore è diventato più importante rispetto al passato e non è facile trovare il giusto equilibro. C'è chi crede a tutto quello che legge online e chi, al lato opposto, ormai non si fida neanche delle testate più note. Dal lato di chi scrive per vivere la situazione non è certamente più semplice, perché la democrazia della rete e l'apparente gratuità dei contenuti rende difficile sia emergere che sostenersi economicamente. Inoltre la pubblicità è in forte discussione, perché viene pagata pochissimo e la crescita degli ad blocker sta limando ulteriormente al ribasso quei ricavi. Insomma, siamo ancora ben lontani dal trovare un punto di equilibrio, ma la cosa certa è che l'informazione continuerà ad essere al centro del dibattito politico e sociale nei prossimi anni.

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Le aziende hi tech, i colossi che sono cresciuti negli anni 2000 fino a raggiungere le più alte vette dei mercati, sembrano destinati ad espandersi anche in settori apparentemente distanti dal loro core business. Le auto sono uno di questi, ma anche le notizie passano da loro. La maggior parte delle informazioni vengono infatti individuate dagli utenti tramite Google, Facebook ed altri social o aggregatori. Ognuno di essi si sta muovendo per cercare di perfezionare il tiro e sovrastare gli altri, e in questa partita non poteva mancare Apple. L'app News va esattamente in questa direzione, anche se parte svantaggiata per i suoi limiti in termini di territorio (al momento solo USA) e diffusione (piattaforma iOS). L'accoglienza non sembra essere stata delle migliori effettivamente, ma Eddy Cue ha detto al Wall Street Journal che i numeri precedente esposti sono da rivedere al rialzo. Pare infatti ci fosse un errore tecnico in corso di risoluzione e che allo stato attuale non si conoscano ancora i numeri reali. Il 26 gennaio è prevista la classica call per i risultati fiscali di Apple ed è possibile che in quell'occasione ne sapremo di più. In tutti i casi, così com'è, News non sembra avere la forza di contrastare gli altri player. Se Apple vorrà davvero investire in questa direzione sarà opportuno superare le barriere territoriali e di piattaforma.