Il mondo delle macchine virtuali è alquanto variegato. Le soluzioni cui siamo più abituati sono sicuramente Oracle Virtualbox, VMware Workstation/Fusion e Parallels Desktop, soprattutto la terza oggetto di varie recensioni nel corso degli anni. C'è però anche un'altra via, quella del cosiddetto hypervisor. In realtà nella categoria rientrano pure i software già citati poco sopra, per la precisione nel tipo 2 di hypervisor, ovvero agiscono come da intermediari tra il sistema operativo virtualizzato e quello eseguito sul computer fisico. Se guardiamo invece al tipo 1 troviamo tutt'altra categoria di prodotti, in maggioranza pensati per compiti specifici. Essenzialmente, il software di virtualizzazione diventa il sistema operativo stesso, molte volte in una sua versione ad-hoc alleggerita dei componenti superflui, che si occupa così di mettere a disposizione e gestire le risorse hardware necessarie ai sistemi guest. Microsoft Hyper-V Server e VMware ESXi sono tra gli esempi più famosi. Questo modello sta però iniziando a fare i suoi passi anche nell'ambito dell'utenza privata. In ambito Mac, troviamo a fare da apripista Veertu, che sta conoscendo le luci della ribalta nell'editoria di settore in tutto il mondo.

veertu

Si tratta di una semplice applicazione, dal peso estremamente contenuto (appena una ventina di MB). La leggerezza è dovuta al fatto che al di là dell'interfaccia grafica lascia fare quasi tutto il "lavoro sporco" a OS X: a partire da Yosemite è stato introdotto il framework hypervisor dedicato, consentendo così al sistema Apple di agire alla stregua del tipo 1 descritto più sopra. Comunicazione più diretta ed efficiente con l'hardware, dai minori impatti soprattutto sull'autonomia nel caso dei MacBook, e maggiore sicurezza, dal momento che Veertu non deve modificare né il kernel né altri componenti di OS X col rischio di creare falle sfruttabili dai malintenzionati. Un altro vantaggio di questa soluzione è che non si corre il rischio di modifiche impattanti sulla compatibilità, che nel caso dei software di virtualizzazione tradizionali costringono ad attendere un aggiornamento da parte dei loro produttori. Queste caratteristiche hanno permesso dunque a Veertu di essere la prima ed unica app del suo genere ad essere stata accettata sull'App Store.

Andando a scaricarla troveremo una gradita sorpresa: è gratuita. Certo, con un trucchetto. La versione free prevede infatti la creazione di macchine virtuali solo partendo da una lista di distribuzioni Linux messe a disposizione dagli stessi sviluppatori di Veertu (si trovano Ubuntu, Linux Mint e Fedora). Una volta ottenuta l'immagine iniziale si potranno personalizzare gli ultimi dettagli, come i core dedicati, la massima RAM assegnabile, lo spazio da occupare e altro ancora, prima di procedere all'avvio della VM. Le funzionalità di integrazione tra OS X e il sistema operativo guest sono quelle strettamente indispensabili: la possibilità di mandare il secondo a schermo pieno, la condivisione di appunti e file installando le "guest additions". Il momento di aprire il portafogli arriva se si vuole installare Windows o un'altra distribuzione Linux in modo autonomo, richiedendo ben 39,99 € di acquisto in-app. Non è una cifra irrisoria se si considera che si basa su molto lavoro già svolto da Apple, e se è vero che VMware e Parallels costano il doppio lo è pure il fatto che presentano una più vasta gamma di funzioni. Dal canto suo, però, ai potenziali acquirenti Veertu offre semplicità d'uso che la rendono utilizzabile con una minima conoscenza d'inglese, buone velocità, sicurezza e un'integrazione dal piano tecnico/concettuale molto vicina a quella che offrirebbe una soluzione completamente nativa di Cupertino, tutti motivi per cui consiglio di provarla nella sua forma base gratis soprattutto se si vuole fare la prima conoscenza del mondo Linux in tutta tranquillità.