L'ecosistema Apple offre contenuti e software a tanti milioni di utenti, 24 ore al giorno. App, musica e altro ancora sono sempre disponibili, salvo problemi tecnici o manutenzioni straordinarie. Per far sì che ciò avvenga, dietro la parte visibile a noi utenti c'è un complesso circuito di infrastrutture le une dipendenti dalle altre. L'elemento indispensabile di una piattaforma moderna è un cosiddetto CDN, Content Delivery Network, di cui disporre. Si tratta di una grande rete di server, collocati in vari centri dedicati sparsi per il mondo, che permettono lo scaricamento dei contenuti richiesti dalle singole utenze. Una delle maggiori aziende del settore è Akamai, cui Apple fa affidamento per gran parte della sua infrastruttura.

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Già da qualche tempo l'azienda ha iniziato ad affiancare ai 170.000 server terzi una propria rete di Content Delivery, col principale centro dati nella Carolina del Nord. Finora l'operazione di trasferimento "in casa" ha coinvolto perlopiù aree specifiche dell'ecosistema, come gli aggiornamenti dei sistemi operativi. Se però le previsioni di Akamai per l'anno corrente, riportate da Business Insider, si riveleranno vere, il passaggio appare destinato a ricevere una forte accelerazione. Il CEO Tom Leighton, durante la presentazione degli ultimi risultati finanziari, ha stimato che Apple e un'altra azienda non resa nota (si parla di Microsoft o Facebook) contribuiranno da sole al 6% delle entrate totali, contro il 13% degli ultimi due anni. Un calo netto di cui la società di Cambridge, nel Massachussets, per ora non è troppo preoccupata visto che sta macinando record storici di guadagni, ma se il disimpegno da parte del principale cliente diventasse totale entro qualche anno la striscia positiva sarebbe dura da mantenere.

Per quanto non sembra esservi una correlazione diretta, l'ipotesi più probabile sul perché Apple stia velocizzando la sua indipendenza da Akamai è da rinvenirsi nel prossimo lancio del tanto chiacchierato servizio televisivo, bisognoso di server e banda di cui a One Infinite Loop vogliono occuparsi in prima persona. Nondimeno rimangono dei dubbi da noi già espressi lo scorso agosto: l'infrastruttura sarebbe davvero pronta a reggere servizi del genere, che di tanto in tanto per volume di traffico mettono in difficoltà pure i server della stessa Akamai? Aggiungeremmo inoltre stasera, come intenderebbe Apple fornire qualità accettabili nell'ottica di un approdo europeo in un secondo momento, dando per buono l'esclusività iniziale USA? Proprio di recente, sempre su Business Insider sono uscite indiscrezioni su un fermo al datacenter previsto in Irlanda a causa dei potenziali danni alla fauna locale. Per quanto un analogo progetto in Danimarca non dovrebbe avere gli stessi intoppi, da solo non potrebbe risultare sufficiente, e la prospettiva di appoggiarsi ai lontani server americani non sarebbe la più ottimale in termini di prestazioni, soprattutto con eventi in diretta. Non ci resta che attendere gli sviluppi, con fiducia in un'accurata pianificazione da parte di Apple delle sue mosse nell'ambito, al fine di ottenere solide fondamenta per il futuro dei suoi servizi.