Insieme a nuove applicazioni e funzionalità, Apple coglie l'occasione data dagli aggiornamenti maggiori dei suoi sistemi operativi per aggiungere una serie di interfacce di programmazione, i cosiddetti "Kit", al fine di permettere anche agli sviluppatori di terze parti di usufruire del lavoro dietro le quinte. CloudKit anticipa già dal nome il suo scopo principale: offre la possibilità di creare in modo rapido app dotate di una loro infrastruttura cloud disponendo di gran parte delle stesse caratteristiche al cuore di iCloud. Non mancano però fianchi scoperti nel set di API che ne rendevano difficoltoso l'uso in determinati contesti; una di queste lacune è stata recentemente sistemata dagli ingegneri software di Cupertino.

cloudkit

Sinora l'interazione coi dati caricati nel cloud da un'applicazione era possibile soltanto aprendo quest'ultima stessa. Una situazione che in molti casi non crea troppi grattacapi, ad esempio se si tratta di un software il cui scopo è solamente quello della gestione di file non presenti in locale: per la natura del servizio, l'utente si aspetta che non vi siano modifiche dopo la chiusura dell'app. Diverso è il caso di quei prodotti che hanno necessità di un rinnovo continuo dei contenuti anche quando l'utente non sta direttamente operando su essi; un esempio abbastanza immediato è un aggregatore di notizie, che ha necessità di mantenere in modo costante il contatto coi vari feed al fine di presentare subito contenuti aggiornati all'apertura dell'app. Tutto ciò sarà in grado di farlo con la nuova API lato server fresca di annuncio. Una volta effettuate le impostazioni e create le autenticazioni necessarie per i server remoti da far accedere all'infrastruttura CloudKit dello sviluppatore, essi potranno caricare nuovi dati, modificare o eliminare quelli esistenti, senza attendere interventi manuali.

L'annuncio arriva in un periodo piuttosto ricco di fermento nell'ambito, con un'analoga soluzione offerta da Facebook, Parse, che a gennaio 2017 verrà chiusa. In un certo qual modo, considerata la freschezza dell'annuncio, è come se Apple avesse voluto apertamente suggerire ai fruitori correnti di quel servizio dove potrebbero passare. Almeno nel breve termine, però, sarà difficile che attragga più di sviluppatori già ben radicati su OS X e iOS: se CloudKit non verrà trasformato in una realtà multipiattaforma, concorrenti come Google Firebase continueranno a riscontrare i maggiori favori della clientela.