Nella recensione dell'iPhone 7 ho sottolineato una novità importante dell'A10 Fusion, ovvero che questo supera nettamente i concorrenti anche nei benchmark. Di solito gli iPhone si comportano meglio nel mondo reale rispetto gli smartphone Android con specifiche superiori sulla carta, ma questa volta Apple è andata oltre. Linley Group ha commissionato un'analisi a Chipworks (via Pocketnow) che ha messo in luce un aspetto molto interessante.

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L'immagine superiore mette a confronto le dimensioni dei core di diversi processori ed è evidente che l'Apple Hurricane (presente sull'A10 Fusion) è molto più grande del Qualcomm Kryo (su Snapdragon 820) e addirittura il doppio rispetto il Samsung M1 (dell'Exynos 8890). La superficie maggiore e la superiore quantità di transistor comportano una maggiore efficienza ad ogni ciclo di clock. Nell'A10 Fusion ci sono solo 2 Hurricane contro i 4 Kryo o M1 presenti nei SoC confrontati, ma nella maggior parte dei casi le app lavorano in single o al massimo dual-core, per questo Apple si trova nettamente in vantaggio. Gli altri 2 core dell'A10 Fusion sono gli Zephyr, ed entrano in gioco quando non sono richieste prestazioni particolarmente elevate, andando a ridurre i consumi. Svolgono in sostanza lo stesso lavoro dei Cortex-A53 in configurazione big.LITTLE, ma anche in questo caso i core realizzati da Apple sono più grandi e più efficienti.

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Apple ha acquistato P.A. Semi nell'aprile del 2008 e l'iPad è stato il primo dispositivo a beneficiare della progettazione interna delle CPU con il SoC A4. L'A10 Fusion, che è prodotto da TSMC, conferma ancora una volta la bontà di questa scelta, che l'ha portata a realizzare i migliori dispositivi del mondo mobile in termini di velocità ed efficienza. Linley Gwennap, il direttore dell'azienda d'analisi Linley Group che ha commissionato il test a Chipworks, conclude che un SoC del genere potrebbe tranquillamente competere con le CPU Intel presenti nei MacBook Air. Per questo motivo molti si chiedono cosa succederebbe se Apple progettasse un chip ARM con l'intento di metterlo in un computer tradizionale e non in uno smartphone o tablet. È già da qualche tempo che si ipotizza l'abbandono dei x86 sui Mac, perché la tecnologia di Intel sembra stagnante da troppo tempo, mentre gli ARM migliorano notevolmente di generazione in generazione. Non sarebbe un passaggio semplice e comporterebbe diversi adattamenti oltre che soluzioni per competere anche in ambito desktop, ma alla fine di settembre sono stati trovati anche dei riferimenti nel codice di macOS che lascerebbero supporre il supporto agli Hurricane. Ciò significa che vi sono quantomeno dei test interni in corso, anche se non possiamo prevederne l'esito futuro. Chissà che l'evento del 27 ottobre non riveli qualche sorpresa in tal senso.