"Do you Yahoo?" è stato il claim che ha accompagnato i primi spot pubblicitari dello storico motore di ricerca, nato ben prima di Google e basato su un'ampia directory di siti web compilata manualmente. Solo successivamente fu implementato l'algoritmo di ricerca che, per un po', l'ha portato a rivaleggiare contro la ricerca di Big G. Peraltro, Yahoo avrebbe potuto acquisire Google, ma all'ultimo l'investimento non fu ritenuto di importanza strategica per la società. Il resto è storia.

Una storia che arriva sino ai giorni nostri, i cui ultimi due capitoli sono dedicati ai tremendi data breach che hanno danneggiato oltre un miliardo di utenti e all'acquisizione da parte di Verizon che ha finalmente svelato i piani per il futuro della società. Riassumendo, l'operatore telefonico ha acquisito Yahoo per $4.8 miliardi lo scorso luglio ed ora lo ribattezzerà in Altaba. La neo-società avrà il compito di occuparsi delle proprietà immobiliari e degli asset della società, oltre ad altri futuri investimenti. Invece, Verizon gestirà direttamente gli investimenti effettuati negli scorsi anni in Alibaba Group e in Yahoo Japan.

Marissa Mayer non solo lascerà la funzione di CEO (che ricopre dal 2012), ma abbandonerà il consiglio di amministrazione con Maynard Webb, il cofondatore di Yahoo David Filo, Eddy Hartenstein, Richard Hill e Jane Shaw. I membri rimanenti, Tor Braham, Eric Brandt, Catherine Friedman, Thomas McInerney e Jeffrey Smith, avranno il compito di effettuare la transizione verso la nuova organizzazione aziendale, sotto la guida del neo-presidente Brandt.

I cambiamenti entreranno in vigore non appena sarà completata la procedura di acquisizione. Ad ogni modo, Yahoo dichiara che i sei addii non sono dovuti a contrasti con la società o con altri problemi relativi alle operazioni, alle policy o alle pratiche aziendali.

Il futuro, quindi, si fa sempre più cupo, tanto che non è ancora sicuro se il portale ed il motore di ricerca rimarranno attivi oppure no. Quel che è certo è che, per chi frequenta il web dagli anni '90, un simile addio non può che lasciare l'amaro in bocca.