Uno dei temi più dibattuti dell'ultimo periodo è la diffusione delle notizie false, quelle che vanno ben oltre il clickbait sfruttato da alcune testate giornalistiche per le proprie edizioni web. Infatti, un conto è usare come titolo "Il video che ha commosso il web", un altro è la diffusione di vere e proprie news totalmente inventate: se il primo caso è un problema di etica giornalistica (sfruttare il sentimento popolare per poi divulgare un episodio accaduto veramente), facilmente superabile individuando i giornali da non seguire più, l'altro, invece, ha una portata ben più ampia. Infatti, chi diffonde notizie non veritiere può trarre enormi vantaggi, sia sul piano economico, sia su quello finanziario che su quello politico.

Gli americani ne sanno qualcosa, visto che l'ultima campagna elettorale è stata la più insulsa di sempre, visto che si è combattuta a colpi di fake news da entrambe le parti. Ad ogni modo, la vittoria di taluno è stata più che altro determinata dall'aver capito che "saper usare i social network equivale a possedere il New York Times, senza sobbarcarsi i costi".

Non dimentichiamo che anche l'Italia non è di certo immune al morbo delle fake news, visto che brulicano blog (e oggi aprirne uno è ormai alla portata di tutti) che diffondono falsità in ogni campo: medico, alimentare, politico, ambientale e chi più ne ha più ne metta. Considerando anche che l'analfabetismo funzionale è più che diffuso, gli effetti di una notizia falsa confezionata ad hoc possono essere davvero devastanti.

Proprio per questi motivi, sono già nati da qualche tempo siti web (i c.d. debunker) che tentano di combattere il proliferare di notizie false smontandole e commentandole ed altri che, invece, si occupano del mero fact-checking, ossia di verificare che un fatto sia realmente accaduto. Come se ciò non bastasse, tanto Facebook quanto Google hanno recentemente stretto le maglie sui siti dalla dubbia natura, non mostrando più le loro notizie sul social o eliminando il loro account Adsense.

A quanto pare, anche Apple ha intenzione di intervenire su quanto sta accadendo sul web, tanto che Eddy Cue ha dichiarato sul palco della Code Conference (organizzata ogni anno da Recode) che l'arginare la diffusione delle notizie false è una responsabilità anche per Apple. "Vorrei che l'app News fosse disponibile per tutti, ma dobbiamo anche essere sicuri che i media che vi pubblicano le notizie operino nella legalità". Questo comporterebbe un enorme investimento da parte di Cupertino che dovrebbe formare un team per ogni nazione per filtrare le notizie false da quelle vere o, quanto meno, per selezionare a monte chi può pubblicare notizie sulla propria piattaforma.

Dunque, condivido il punto di vista espresso più volte da Marco Montemagno circa l'evoluzione delle piattaforme che tutti noi utilizziamo per selezionare le notizie che ci interessano: se fino a qualche tempo fa i social network, i motori di ricerca e gli aggregatori di articoli erano semplicemente dei "tubi" nei quali scorrono i contenuti disponibili su internet, da domani potremmo ricevere delle notizie già selezionate, visto che, a parte gli alti scopi etici, il fornire informazioni corrette e veritiere non può che aumentare il valore di ogni singola piattaforma agli occhi degli inserzionisti e, quindi, di fatto, i grandi player del web si stanno trasformando pian piano negli editori del futuro.