In Cina le leggi che disciplinano e tutelano il diritto d'autore e la proprietà intellettuale sono abbastanza leggere: non per niente, molte loro aziende sono nate e cresciute copiando letteralmente la concorrenza. Peraltro, fino a qualche anno fa la nazione orientale era priva di tutele del genere e, secondo la normativa vigente, le aziende straniere sono costrette a cedere alcuni propri diritti e tecnologie per avviare la produzione dei propri dispositivi in Cina. Si badi, non mi riferisco solo alla cessione degli schemi per la realizzazione materiale dei prodotti, ma proprio dei diritti in sé per sé, cosa che causa uno squilibrio contrattuale non indifferente e che, ovviamente, non rispetta gli investimenti di capitale (monetario e umano) in ricerca e sviluppo.

Tanto ha denunciato Erin Ennis, vice presidente senior della Commissione per gli Affari fra USA e Cina in una intervista al South China Morning Post. Una simile normativa spesso costringe le aziende come Apple, Google, Amazon ed altri colossi americani ad una scelta abbastanza difficile: cedere i propri asset – di fatto gratuitamente – per potersi interfacciare con la seconda potenza economica mondiale. La Ennis ha chiesto al Presidente Trump di risolvere il problema e la Casa Bianca ha già annunciato di aver avviato uno studio sulla questione che potrebbe concludersi con l'istituzione di nuovi dazi doganali. Dal canto suo, Erin Ennis ha precisato che un approccio così duro rischierebbe di compromettere i rapporti commerciali fra le due nazioni, auspicando un negoziato al tavolo della World Trade Organization. Nel frattempo, le aziende cinesi hanno chiesto al governo maggiori tutele legislative per la protezione della loro proprietà intellettuale. Il prossimo mese di novembre il problema sarà affrontato da Trump con il Presidente cinese Xi Jinping durante la visita ufficiale.