Il connubio tra hardware e software è una delle principali peculiarità dei prodotti Apple. L'azienda di Cupertino cerca quanto più possibile di controllare la progettazione dei singoli componenti, scegliendoli accuratamente dai partner terzi od occupandosene in prima persona. Il secondo caso è quello relativo agli iDevice, dove in via graduale si sta riducendo la dipendenza da altri chipmaker, concentrando i contatti esterni soprattutto sul versante produttivo. Di recente anche la GPU è passata sotto il controllo diretto di Apple, dando il benservito ad Imagination Technologies. Il prossimo passo potrebbero essere i chip dedicati alla gestione energetica.

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A riportarlo è la prestigiosa testata giapponese Nikkei, che collabora all'omonimo indice azionario presso la Borsa di Tokyo e possiede l'altrettanto importante Financial Times. Secondo le loro fonti, la mela avrebbe iniziato attivamente la progettazione dei circuiti di power management, con la prospettiva di introdurli nei nuovi dispositivi a partire dal 2019, se non almeno in parte già nel 2018. Non ci sono molti dettagli sulle potenziali caratteristiche di questi chip, salvo elevate aspettative sui margini di ottimizzazione che possono portare in termini di autonomia. Sarebbe stato già individuato anche il partner produttivo, TSMC, già coinvolto per i SoC principali sin dall'A8 nel 2014.

Per Apple che ne trarrebbe vantaggio dalla situazione, ampliando ancora la lunga lista di componenti proprietari, c'è ovviamente qualcuno che invece avrebbe parecchio da perderci. Si tratta dell'attuale fornitore dei chip energetici, la britannica Dialog Semiconductor. Uno studio dello scorso aprile aveva stimato come i rapporti commerciali con Apple rappresentino il 74% del suo fatturato, e davanti a questa percentuale molto elevata è facile prevedere il rischio per tale azienda sin dal breve termine. Non a caso ieri il titolo quotato presso la Borsa di Francoforte ha perso quasi il 18% del suo valore. Com'è naturale che sia in queste situazioni, il portavoce di Dialog ha cercato di rassicurare nella dichiarazione rilasciata a Nikkei, ma dietro le quinte la prospettiva di una fine simile alla recente auto-vendita della connazionale Imagination Technologies porterà per molto tempo sonni tutt'altro che tranquilli.