Recensione: BenQ PD2710QC, il monitor con la docking station USB-C

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Le porte USB-C non possono e non devono più essere ignorate. Apple lo dice dal 2015, col primo MacBook 12”, ma come stanno andando le cose? Negli smartphone la diffusione è vastissima, sui portatili si vede sempre più spesso mentre nei desktop è ancora un’eccezione. La scala di valori è chiara e ci fa capire in quale ambito le sue peculiarità risultino più rilevanti: il mobile. La motivazione potrebbe essere banalmente ricondotta alle dimensioni, visto che è più piccola della USB-A, ma non è solo quello. Il più importante vantaggio è la flessibilità: nel MacBook una sola porta gestisce la ricarica, il monitor, i dischi ed ogni altro tipo di periferica. Flessibilità che, non va dimenticato, può far rima con scomodità qualora si debbano adoperare più dispositivi insieme o semplicemente uno più alimentazione. Ma nel frattempo si è potuto realizzare un computer con una sola porta e questo sì che fa risparmiare spazio, molto di più che i pochissimi mm in meno rispetto la USB-A standard. Per le stesso motivo non risulta altrettanto utile su un computer desktop, dove lo spazio per mettere porte dedicate per dati e video non è un problema. Certo, la USB-C ha il vantaggio di poter fare più o meno tutto ma non è sempre un bene. Finché lo standard non sarà solidificato e davvero diffuso, la mia esperienza suggerisce che le porte con singola funzione risultino ben più stabili ed efficaci. C’è però un’altra questione importante che ci aiuta a capire perché i computer hanno un dato numero/tipologia di porte e i limiti di ognuna di esse: la banda necessaria per ogni protocollo e le linee PCIe sfruttate.

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Se non si tenesse conto di tutto ciò si potrebbe essere indotti a pensare che con un cavo USB-C ogni cosa sia possibile e che se un dispositivo manchi di una funzione o specifica tecnica, la colpa sia del produttore. Questo ha, invece, una sola ed unica incombenza: visto che il “quanto” è già definito (banda) deve decidere “come” sfruttarla. Questo lungo preambolo potrebbe apparirvi completamente fuori luogo dopo aver letto il titolo di questa recensione ed aver visto la foto qui sopra, ma ben presto capirete che non è così.

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Il BenQ PD2710QC non è un monitor qualunque poiché è costituito da due elementi elettronicamente distinti uniti in una struttura solidale. In pratica c’è uno schermo da 27” e alla base una Docking Station USB-C in standard 3.1 Gen 2 (10Gbps), collegati da un braccio che offre libertà di inclinazione in verticale, posizionamento flessibile in alto e in basso e rotazione di 90° (pivot).

Il pannello è un IPS (8 bit) con un efficiente rivestimento opaco anti-riflesso e copertura del 100% dello spazio colore sRGB e REC 709, risultando perfetto sia per un uso promiscuo che per la grafica destinata agli schermi – web e app – ma anche in ambito video. La risoluzione è di 2560 x 1440 pixel, quindi 2K e non 4K come ci si potrebbe aspettare di questi tempi, ma non è una scelta che BenQ ha messo in atto per il risparmio. Sicuramente può apparire come una limitazione, e per alcuni utenti lo è, ma è frutto di una diversa concezione del prodotto. Per spiegare il tutto dovremo far riferimento alle questioni più teoriche presentate nell’introduzione, ma inizierei ad analizzare nel dettaglio le connessioni.

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Il dock USB-C risiede nella base, che sul retro dispone di una porta Gigabit Ethernet, due USB-A 3.1 (Gen 1) con alimentazione ed un’uscita DisplayPort 1.2, oltre naturalmente l’ingresso USB-C 3.1 (Gen 2) per il computer. Questo dispone di funzionalità Power Delivery fino a 61W, sufficienti per alimentare e caricare completamente un MacBook Pro 13”, mentre per il 15” la ricarica sarà più lenta visto che sotto massimo sforzo usa 87W.

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Sul lato destro si trova un tasto on/off vicino alla porta per l’alimentatore. A questo punto va ben chiarito un aspetto importante che è legato a doppio filo con la particolare scelta di BenQ: seppure il monitor e il dock siano proposti come un prodotto unico, in realtà non lo sono. Tant’è che la base ha un proprio alimentatore esterno dedicato mentre il monitor ne possiede uno interno. In pratica partiranno due cavi distinti verso altrettante prese.

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Lo svantaggio più evidente sta proprio nella quantità di fili, dal momento che anche la connessione video andrà veicolata all’esterno collegando l’uscita DisplayPort della base con uno degli ingressi del monitor (in particolare ci viene fornito un cavo che dall’altro lato è mini DisplayPort). Certo si tratta di cavi statici che si connettono solo la prima volta e ci offrono la massima libertà di organizzazione per nasconderli alla vista, perché sarà solo quello USB-C a dover essere collegato al computer, che si può tenere di lato oppure si può decidere di utilizzarlo a coperchio chiuso, avendo un posto perfetto per il collocamento sopra la base.

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Questa ha una copertura in plastica rigida abbastanza gradevole, con una finitura che richiama l’alluminio dei MacBook. Un appunto da fare a BenQ è sul cavo USB-C, davvero troppo corto e anche poco resistente: arrivava proprio a filo ed ho finito per romperlo. L’ho sostituito con uno analogo di Belkin ed ora va molto meglio.

Il profilo della base è leggermente inclinato, così appare sottile ed elegante sul fronte ma ha la giusta altezza per ospitare tutte le connessioni posteriori e laterali. A destra, infatti, si trovano altre due porte USB-A 3.1 (Gen 1) ed un’uscita audio da 3,5mm. All’interno dello schermo ci sono due piccoli speaker che offrono un audio stereo appena decente, nulla che si possa considerare appagante ma è sicuramente una base di partenza e, almeno per questo, non servono cavi: viene veicolato tramite la connessione DisplayPort o HDMI.

Ricapitolando, con un BenQ PD2710QC sulla scrivania avremo la necessità di due prese di corrente per alimentare schermo e base, un cavo DisplayPort per connettere il dock al monitor (ovviamente fornito in dotazione) ed uno USB-C che si può lasciare sempre connesso alla base e che sarà l’unico necessariamente “volante” per essere collegato e scollegato dal portatile. Per essere una proposta di semplificazione ci porta a dover gestire fin troppi cavi ma la cosa importante da considerare è che sposta il disordine dietro la scrivania, dove un po’ di cable management consente di ottenere ottimi risultati.

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Questo è il primo vantaggio della soluzione di BenQ ma non è certamente l’unico. L’alimentazione dedicata e la risoluzione inferiore dello schermo hanno consentito alla base di offrire 4 porte USB-C 3.1 (Gen 1) invece delle classiche due che troviamo sugli altri schermi USB-C 4K e soprattutto con una fornitura di corrente completa e stabile. La stessa cosa non si può dire per l’LG 27UD88, ad esempio, che ha due sole USB da non caricare troppo ed anche in una collocazione scomoda.

La posizione e la quantità di porte del PD2710QC ci consentono effettivamente di utilizzare solo ed esclusivamente lui come centro operativo sulla scrivania, riuscendo ad avere una connessione ethernet ed un buon numero di dispositivi esterni, che possono essere un ricevitore per mouse e tastiera (consiglio sempre Logitech Unifying in luogo del classico BT), un paio di dischi (anche autoalimentati) e porte sempre sempre libere per pendrive, tavolette grafiche o altro. Questo è solo un esempio ma il punto è che 4 USB-A sono una dotazione abbastanza soddisfacente che potrebbe consentire di lavorare senza dover aggiungere altro. Il fatto che monitor e base siano due prodotti distinti ci consente anche di usarli separatamente, per cui potremo adoperare anche solo l’hub senza lo schermo (ad esempio per accedere al volo ai dischi connessi) oppure collegare questo ad un’altra sorgente.

Nella parte posteriore bassa del pannello si trovano tutte le porte, che contano una mini DisplayPort, una DisplayPort, una HDMI ed un’uscita per cuffie. Esatto, anche lo schermo ne ha una dedicata, cosa che ribadisce la natura ambivalente dovuta alla separazione dei due elementi. Tuttavia la doppia uscita risulta comunque utilissima anche con un solo computer, perché quella laterale sulla base non consente di nascondere il cavo ma è comoda da staccare e attaccare, quindi è perfetta per il saltuario uso di cuffie, mentre quella sul retro dello schermo è ideale per connettere delle casse in pianta stabile.

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I più attenti avranno notato che c’è una seconda DisplayPort con la sigla D-OUT. Continuiamo così ad unire i puntini che serviranno a capire l’essenza di questo particolare prodotto. La DisplayPort 1.2 “contenuta” in una porta USB-C può gestire un solo monitor 4K a 60Hz oppure due da 2K. BenQ ha preferito questa seconda soluzione e, supportando lo standard MST (Multi-stream Transport), offre una connessione passante per un secondo schermo 2K direttamente dal display. Tutto ciò è utilissimo soprattutto con i portatili dotati di una singola porta USB-C, visto che ottenere due uscite video in quelle condizioni è molto complesso, ma è comodo in ogni caso.

L’esempio proposto da BenQ con questo grafico rende l’idea, anche se non necessariamente si devono usare due monitor identici. Suggerirei però di rifare questa immagine presentando una situazione più realistica, visto che qui hanno fatto opportunamente sparire tutti i cavi ed hanno pure usato una connessione incoerente tra computer e primo schermo (sul monitor e non sulla base, per giunta con un cavo bianco che qui non esiste, essendo tutti neri). Velleità a parte, la cosa che mi piace davvero del BenQ PD2710QC è la sua flessibilità. Tanto per intenderci: volendo potreste persino collegare la base ad un altro monitor, magari 4K, ed usare quello integrato con un comune adattatore o per farci tutt’altro. Dopotutto ci sono 3 connessioni in ingresso, per cui ci potreste mettere una Amazon Fire TV sulla porta HDMI ed un secondo PC fisso sulla DisplayPort, lasciando libera la mini DisplayPort per la Docking Station. Oppure potreste comprarlo ora ed usarlo con un vecchio MacBook via Thunderbolt 1/2 con la mini DisplayPort, tralasciando completamente il Dock ed avendolo già pronto se e quando vorrete aggiornarlo. O magari usarlo contestualmente anche con un Mac mini o un Mac Pro. Questi sono solo alcuni dei possibili esempi d’impiego e li espongo proprio per far capire quanta flessibilità si ottenga da una soluzione simile. Il contraltare principale è evidente ed è la necessità di gestire un maggior numero di cavi.

La risoluzione QHD su 27” a me sta un po’ stretta abituato a 4K e 5K, non posso negarlo, tuttavia devo riportare una resa davvero molto buona. In fin dei conti è molto simile a quello dell’iMac 2013, ma questo monitor presenta molti aspetti positivi. Intanto la copertura sRGB/REC709 è effettivamente del 100% (o molto molto prossima) e vi è sia una certificazione di Technicolor che una serie di profili colore precalibrati. Questi includono anche uno speciale M-book che fa chiaramente il verso al MacBook, ed effettivamente offre un’esperienza di visione davvero molto molto simile senza nessuna calibrazione. Si avvicina tantissimo anche ai colori dell’iMac 5K, pur essendo questi più squillanti per la copertura lucida. Tra gli altri aspetti positivi un angolo di visuale molto ampio senza color shift e riflessi davvero minimi.

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Le sorgenti dirette più luminose si vedono ma diffuse e molto attenuate, senza che il rivestimento impatti negativamente sulla nitidezza o sulla luminosità. Inoltre c’è un aspetto che mi è piaciuto moltissimo, ovvero che il pannello è a filo con la cornice e non arretrato. Io preferisco le cornici più spesse (qui è di soli 7mm) però l’effetto di questo schermo è molto gradevole e contribuiscono a renderlo tale anche il bordo di dimensione costante su tutti i lati e l’assenza di loghi o serigrafie.

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Dopo la calibrazione la variazione di luminosità e colore registrata è stato davvero molto buona su tutta la superficie, sicuramente sopra la media di pannelli analoghi e ben al di sopra dei 4K di fascia consumer. Consiglio di evitare gli altri profili al di fuori di sRGB ed M-book: il primo è utile in fase di sviluppo fotografico e consente di vedere tanti dettagli anche nelle ombre, il secondo è più contrastato e gradevole nell’uso del computer. In tutti i casi saltate subito lo standard che propone immagini fin troppo accese (il REC è invece molto spento).

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Partendo dal profilo utente e con una sonda esterna si possono ottenere risultati davvero convincenti, ma il confronto con i due profili suggeriti mi è sembrato davvero minimo, sintomo di un buon lavoro fin dalla fabbrica. Ci sono tante altre opzioni per andare a rifinire la resa cromatica nel dettaglio, comprese gamma, nitidezza, contrasto, temperatura e calibrazione sulle singole componenti RGB, mentre ho disattivato la funzionalità AMA (Advanced Motion Accelerator) perché dovrebbe ridurre l’effetto scia ma non ho notato particolari cambiamenti e preferisco sempre evitare le alterazioni dell’immagine nativa, sia sui monitor che sui TV. L’unico “vantaggio” ottenuto dopo la calibrazione è stato quello di un punto di bianco più neutro e adatto alla stampa o alla fotografia, ma alla fine ho preferito usare il profilo M-book per un effetto di quasi perfetta conformità con il mio MacBook Pro 13”. Sono presenti anche le originali opzioni di BenQ per la riduzione dell’affaticamento (filtro blu), per il CAD/CAM e l’animazione, nonché un software per Windows che consente di organizzare il desktop in modo più organico (suddividendo lo schermo in porzioni ancora più dettagliate di quanto non faccia già il sistema operativo).

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I tasti di controllo sullo sul retro, nell’area destra. Quello più in basso accende il monitor mentre gli altri consentono la navigazione nei menu. Alla prima attivazione con un tasto qualsiasi (che non sia lo spegnimento) si hanno alcune voci rapide, come il cambio di profilo, mentre il menu completo è molto più dettagliato e prevede tutto ciò che ci si aspetterebbe da un prodotto simile. A mio avviso il sistema di navigazione non è proprio comodissimo, perché bisogna mettere le mani sul retro in linea con le icone frontali, cosa non sempre intuitiva.

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Conclusione

Il BenQ PD2710QC è un prodotto particolare che fatico a considerare solo per il monitor. È certamente la parte più importante, non lo metto in dubbio, ma quel che si compra è un pacchetto di schermo più docking station, e il prezzo lo riflette. Sicuramente avrei preferito un display 4K e tutto sommato se ne può comprarne uno basic a cui sommare la cifra di una docking station USB-C o Thunderbolt 3 decente arrivando a spendere più o meno la stessa cifra. Dico questo perché il PD2710QC costa poco meno di 700€, al netto delle fluttuazioni di mercato, e si può sicuramente comprare uno schermo UHD a 500€ aggiungendo 200€ per un Dock. Ovviamente non sarà tutto così pulito e con la medesima garanzia di affidabilità nell’insieme, ma è un discorso che va considerato. Secondo me BenQ non ha sbagliato col prodotto perché è destinato a chi capisce e sa apprezzare la qualità di questo pannello e la mette al di sopra della risoluzione. Certamente 100€ in meno sul listino avrebbero aiutato, ma c’è poco o nulla che possa competere con il PD2710QC per efficienza. L’azienda lo propone per i designer, gli animatori e i tecnici CAD, ma io mi azzardo a dire che va bene anche per la fotografia e ci si può fare tranquillamente del montaggio video se non serve il 4K. In realtà lo vedo come un compagno ideale per chi abbia un portatile e voglia farci un po’ di tutto, gaming incluso, perché dopo aver sistemato i cavi la prima volta, ci offre tanta qualità ed una ricca dote di connessioni.

PRO
+ Design professionale ma anche moderno ed elegante
+ Pannello con ottima qualità e resa cromatica
+ Buona copertura sRGB/REC.709 e calibrazione di fabbrica efficace
+ Modalità M-book con profilo cromatico similissimo al MacBook Pro
+ Finitura anti-riflesso efficace
+ Frontale liscio senza scalino tra cornice e schermo
+ Ottima ergonomia grazie al piedistallo scorrevole in altezza
+ Possibilità di rotazione a 90° per uso in verticale
+ Inclinazione verticale per massima comodità di visione
+ Casse stereo integrate (poco potenti, ma ci sono)
+ Base d'appoggio perfetta per computer da 12/13" e adatta anche a quelli da 15"
+ Ricarica fino a 61W di PW via USB-C
+ Docking station molto completa di porte per quantità e tipologia
+ Porte USB con erogazione stabile di corrente grazie al doppio alimentatore
+ Doppia uscita audio per gestire simultaneamente casse e cuffie
+ Tre diverse tipologia di connessione video: HDMI, DisplayPort, mini DisplayPort
+ Uscita video MST con la possibilità di collegare un secondo monitor 2K in cascata

CONTRO
- Schermo non 4K
- Prezzo importante
- Cavo USB-C troppo corto
- Tanta tanta plastica

DA CONSIDERARE
| Molti cavi da gestire, ma solo uno deve rimanere a vista

Maurizio Natali

Titolare e caporedattore di SaggiaMente, è "in rete" da quando ancora non c'era, con un BBS nell'era dei dinosauri informatici. Nel 2009 ha creato questo sito nel tempo libero, ma ora richiede più tempo di quanto ne abbia da offrire. Profondo sostenitore delle giornate di 36 ore, influencer di sé stesso e guru nella pausa pranzo, da anni si abbronza solo con la luce del monitor. Fotografo e videografo per lavoro e passione, seguimi su Instagram

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