Federico Viticci di Macstories si è lasciato andare in un paragone un po' avventato in uno dei suoi ultimi articoli, ma non per questo sbagliato:

La conversazione che stavo avendo con la mia amica Francesca davanti a una tazza di caffè è finita con lei che concludeva che iCloud è il sistema operativo.

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Federica è quella che in passato sarebbe stata chiamata noob, ovvero una persona che ha altri interessi e non è un'esperta di computer. Il paragone con un sistema operativo ovviamente non regge per noi utenti esperti, ma continua Federico dicendo (parafraso): "Ma siamo sicuri che sia così anche per le persone normali? Per loro l'unica cosa importante sono i documenti, la loro musica e i video. Per loro quello è il sistema operativo". Difficile dargli torto.

Nonostante l'enorme progresso che si è avuto quando i computer per le masse sono passati da avere un'interfaccia a linea di comando a una GUI, sappiamo benissimo — grazie a studi scientifici e esperienza diretta — che l'interfaccia a cartelle e sub-cartelle non è di facile comprensione, indipendentemente dall'età o dal livello culturale. O perlomeno, le (e scusatemi questo termine ma è l'unico non-denigrativo) persone normali non hanno tempo di organizzare i file in una gerarchia di cartelle complesse, spostarne alcuni sul computer del lavoro, inviarne via email a iPhone e iPad, e così via. Proprio con questi ultimi si è visto che il sistema "ogni documento è salvato nella applicazione che con cui l'hai creato", seppure con i suoi limiti, funziona meglio e non impegna la memoria dell'utente.

È facile perciò vedere come un servizo che rende disponibili — come per magia — i file su qualunque dispositivo (compresi i computer classici) va facilmente a sostituirsi al sistema operativo. Certo, noi diremmo che lo va a integrare e non lo rimpiazza, ma conta davvero qualcosa per le persone normali?