Iniziamo con una doverosa premessa, visto ciò che purtroppo è accaduto negli ultimi giorni: quello di cui ci occupiamo nella seguente riflessione è l'ennesimo report tutto da verificare (se non vi stanno molto a cuore, sappiate che non siete gli unici a provare tale sentimento). Perciò ci limiteremo più che altro ad analizzare i pro e i contro di una ipotetica situazione in cui l'indiscrezione si rivelasse vera.

Qualche ora fa è emerso (via AppleInsider) un report proveniente dall'azienda di analisi finanziarie australiana Macquarie Equities Research, sicuramente sconosciuta ai più (e anche a noi, prima di oggi, ndr). I suoi analisti prevedono un futuro multipiattaforma per Chrome anche nel settore mobile: dopo Android, l'obiettivo successivo sarebbe infatti conquistare iOS, con una versione apposita del browser.

Su Android, di cui mostriamo uno screenshot qui sopra, Chrome si comporta abbastanza bene, errori di gioventù a parte, per essere una Beta, e offre interessanti funzionalità con un set che ha ben poco da invidiare alla versione per Mac e PC (su tablet, poi, si apprezzerà ancor di più questa somiglianza). Tanto che si parla di una uscita prossima dallo stato di Beta e anche di una integrazione nella prossima versione di Android al posto del browser di default usato sinora, che ha delle similitudini con Chrome ma non offre lo stesso livello di prestazioni né di funzionalità. Ancor più interessante è la possibilità di sincronizzare le tab aperte e i preferiti tra Android e computer grazie al rilascio su questi ultimi di Chrome 19, avvenuto qualche ora fa. Insomma, ci sono tutte le carte in regola per un ottimo prodotto, una volta che avrà raggiunto la maturità necessaria.

Su iOS potrebbe essere lo stesso? Non proprio: per quanto riguarda i browser, Apple non è disposta a fare molti compromessi. Parafrasando un famoso detto di Henry Ford, "puoi scegliere il motore di rendering che vuoi, purché sia WebKit". Ne sa qualcosa Opera che, benché presente nell'App Store con il suo browser per iOS, non ha potuto portare sulla piattaforma di Cupertino il proprio motore Presto. Sicuramente si potrebbe osservare come nel caso di Chrome questo problema non sussista, dato che utilizza comunque WebKit. In realtà, vi sono delle differenze, in particolare nel motore JavaScript. Apple ne adotta uno, Nitro; Google ne ha invece sviluppato un altro, V8. Le stesse limitazioni dette prima per il motore di rendering valgono anche per quello JavaScript, essendo il tutto strettamente correlato. In parole povere, un Chrome per iOS sarebbe poco più che una sorta di skin per Safari, un po' come nel mondo Windows lo è Maxthon nei confronti di Internet Explorer (errata corrige: in realtà Maxthon era una skin per IE, oggi è invece un browser WebKit come molti altri, si ringrazia gdevitis per la precisazione).

Sincronizzazione con l'account Google di sessioni e preferiti, queste potrebbero essere le funzionalità più utili di Chrome sul sistema operativo Apple tra quelle fattibili al di là delle sopraccitate limitazioni. Allora a quel punto tanto vale fare come Firefox Home, che prevede proprio tali funzionalità senza includere il browser vero e proprio. La scelta di Mozilla non è casuale né insensata, quanto dettata da un giusto orgoglio: se non posso adoperare liberamente le mie tecnologie su iOS, non perdo tempo a sviluppare un browser che comunque funzionerebbe né più né meno come Safari, sotto il cofano. Meglio piuttosto offrire una via rapida per consultare qualcosa che ho già visto sul browser di casa, ma di cui ho necessità di vederla anche da smartphone per una rapida occhiata. Questa potrebbe essere la via da prediligere per Google, piuttosto che un browser vero e proprio.

Ci sarebbe, comunque, un vantaggio per l'azienda di Mountain View, nel caso decidessero davvero di fare Chrome per iOS? Sì, se guardiamo il tutto dal punto di vista economico e non tecnico: con Safari, Google è costretta a pagare Apple affinché il suo motore di ricerca possa essere quello predefinito. In sostanza, se facciamo una ricerca tramite l'apposita barra del browser di iOS (ma anche su Safari per Mac e Windows), ciò si traduce in un guadagno per la società di Cupertino. Andando in proprio, con Chrome, Google non sarebbe più costretta a dividere la torta, o perlomeno potrebbe avere la fetta più grossa lasciando le briciole ad Apple. Questo potrebbe quindi essere il vero leitmotiv di una operazione simile, che altrimenti rischierebbe di avere poche giustificazioni.

Passiamo ora alla seconda parte dell'analisi di Macquarie, comunque strettamente collegata alla prima. L'eventuale arrivo di Chrome su iOS segnerebbe l'inizio di una nuova fase della cosiddetta "guerra dei browser" alla quale si è assistito a lungo, e per certi versi tutt'ora si assiste, su computer. Ammesso e per ora non concesso Chrome arrivi davvero sul sistema mobile Apple, non crediamo che ciò possa dare inizio a una guerra. La situazione su smartphone e tablet è molto diversa. Su computer c'era una piattaforma dominante, Windows, tramite la quale Microsoft poteva spingere con facilità l'adozione di Internet Explorer. Oggi ci troviamo davanti a una vasta gamma di piattaforme: Android, iOS, Windows Phone, BlackBerry... Un mercato più frammentato, anche se nettamente a favore dei primi due, come ben sappiamo. Condizione che già basta affinché più che di guerra dei browser si possa continuare a parlare di guerra dei sistemi operativi nel settore mobile. Naturalmente, tutto può cambiare, ma affinché ciò succeda occorre che Apple e Microsoft portino i loro browser sulle altre piattaforme, e se a Redmond per rosicchiare quote di mercato probabilmente sarebbero pure disposti a farlo, a Cupertino siamo pressoché certi che non ne sentono il bisogno o in ogni caso non intendono farlo. Nessuna nuova guerra, dunque, in arrivo, almeno per il momento. Con buona pace degli analisti.