Dal 2010 il mercato PC sta conoscendo una profonda mutazione, dovuta al successo dell'iPad e al conseguente arrivo di tablet sempre più numerosi, versatili e performanti. Apple ha avviato la crescita della cosiddetta "era post-PC" in contemporanea col declino di un settore che aveva ormai conosciuto un periodo di relativo picco, considerato come i computer fossero diventati un prodotto comune nella buona maggioranza delle case; un fatto di cui si deve tenere conto che si ami o che si odi l'azienda di Cupertino. Nel mezzo di questa tempesta si è ritrovata Microsoft, la quale si è ritrovata per due anni senza una proposta in grado di tenere testa a iOS e Android su tablet e ha iniziato solo nel 2012 la sterzata tramite Windows 8. Ma non è tanto il sistema operativo l'artefice di quello che potrebbe essere il secondo atto della mutazione dei PC, quanto uno dei prodotti che l'ha accompagnato: il Surface.

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Nonostante le perdite consistenti che ha causato dovute a una prima generazione non matura a livello di hardware e software, a Redmond hanno dimostrato un profondo cambiamento, proponendosi per la prima volta come produttori diretti di PC, in diretta competizione coi suoi stessi partner. Da subito ci si è iniziato a chiedere come sarebbe appunto cambiato il rapporto con questi ultimi. Alcuni, come Acer, hanno subito dimostrato segni di insofferenza alla nuova situazione, suggerendo a Microsoft di restarsene nel settore che finora le competeva, ovvero quello puramente software. Altri, come Samsung, hanno preferito una strategia doppiogiochista con una forte presenza di soluzioni Android e Chrome OS affianco a quelle con Windows, messe quasi in secondo piano. Altri ancora, invece, non si sono granché preoccupati, vedendo l'infelice esordio del Surface. Questo fino al 23 settembre, quando il team guidato dall'uscente CEO Ballmer ha reiterato le sue intenzioni, forte di un Windows 8.1 migliorato e dell'annunciata acquisizione della divisione Devices di Nokia di qualche settimana prima. Microsoft è entrata nel mercato PC e tablet e intende restarvi. Un'affermazione che HP ha considerato una vera e propria dichiarazione di guerra, trasformando il rapporto tra le due aziende da collaboratrici a rivali.

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A confermarlo è Meg Whitman, CEO di HP, la quale denota un simile cambio di rotta anche con Intel, simboleggiando sempre più l'allontanamento dal paradigma Windows-x86 che ha resistito per più di due decenni. Naturalmente, non significa che in quel di Palo Alto da domani smetteranno di produrre i Pavillion e gli Envy: desktop e portatili continueranno a essere una parte molto importante della società, a cui si affianca il rinnovato interesse per i tablet dopo il disastro Touchpad/webOS del 2011. È il comparto software che gradualmente sembra essere destinato a cambiare, da Microsoft a Google, la quale è pronta a rafforzare sempre più Android e Chrome OS al fine di offrire ai suoi partner sistemi completi, col fine ultimo di scalare la posizione dominante di Windows proprio nel suo terreno di casa, i PC. HP ha già nel suo parco dispositivi svariati prodotti basati sul lavoro di Big G, incluso il recentissimo Chromebook ARM, anche questo importante segnale della volontà di distaccarsi dal mondo Wintel con l'adozione del Samsung Exynos.

Altre seguiranno il percorso tracciato da HP? Acer prosegue nella sua liaison con Chrome OS rimanendo al contempo su processori Intel, con un nuovo modello da 11,6" annunciato proprio oggi. Samsung, come abbiamo già detto, tiene da diverso tempo un singolo piede in entrambe le scarpe; simile discorso per Asus. Persino Dell, finora dimostratasi tra le più fedeli e addirittura oggetto nei mesi scorsi di possibili mire finanziarie da parte di Microsoft, sembra vacillare: fuori gli XPS con Windows RT, dentro i Venue con Android. Nuove logiche di mercato stanno portando tutte, chi più chi meno, ad avere dalla propria parte Google quantomeno come soluzione alternativa, e i segnali provenienti dalla creatura di Bill Gates e Paul Allen non paiono allentare le tensioni, anzi.

Una situazione delicata, per Microsoft, ma non necessariamente svantaggiosa. Un'esperienza d'uso ottimizzata tra hardware e software così come una gamma di prodotti in grado di coprire tutte le esigenze potrebbero darle un nuovo impulso, rendendola indipendente da altri OEM in maniera simile ad Apple; ciò non preclude necessariamente al mantenimento di collaborazioni coi vari produttori, com'è avvenuto sino ad oggi, qualsiasi occasione andrà colta. Dall'altro, qualora la strategia non desse frutti, la prospettiva di un cambio della guardia tra i sistemi operativi preinstallati entro alcuni anni potrebbe diventare più concreta, aprendo per la vecchia "femmina alfa" un periodo di lotta per restare a galla decisamente più duro di quanto si è visto con gli smartphone.

Per tutto ciò la vicenda HP-Microsoft rappresenta molto più di un raffreddamento tra aziende. È un cambiamento, finanziario, tecnologico, potenzialmente persino psicologico da alcuni punti di vista, che segnerà qualsiasi tipologia di computer, Mac e tablet inclusi, nel bene e nel male. La pelle del mercato PC sta ancora mutando, e la forma finale è ancora ben lungi dal poter essere solo immaginabile.