Tre giorni fa avevamo discusso sui primissimi benchmark delle generazioni 2015 di MacBook Air e Pro 13", riscontrando come il guadagno in prestazioni apportato dalle CPU Broadwell rispetto ai precedenti modelli fosse piuttosto limitato. Si trattava di prove ristrette ad alcune configurazioni, poco dopo essere state estratte dalla scatola ed accese per la prima volta; una situazione poco ideale per sentenze più compiute. L'azienda produttrice del famoso portale di benchmark Geekbench, Primate Labs, ha effettuato nuovi test dopo un maggiore rodaggio delle macchine, dando essenzialmente conferma delle impressioni iniziali.

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Occorre fare da parte nostra una premessa: chi ricorda o riguarda il precedente articolo in merito, noterà che i punteggi qui risultano sensibilmente inferiori, una situazione insolita dal momento che ci si aspetta un lieve miglioramento al termine del periodo di assestamento iniziale per hardware e software. In realtà, benché Primate Labs non lo specifichi, tutto può essere ricondotto alla modalità di test scelta, ossia quella a 32-bit, che restituisce risultati minori rispetto all'altra modalità, a 64-bit, utilizzata invece nei rilevamenti di martedì. Per una questione di linearità sarebbe stato preferibile mantenere la stessa modalità in entrambi i casi, ma l'obiettivo, ossia misurare le differenze tra nuovi e vecchi portatili, è comunque raggiunto.

Si inizia dai MacBook Air, per i quali sono stati scelti ben 4 campioni di misurazione per la versione base: Mid 2012 con un Core i5 Ivy Bridge da 1,8 GHz, Mid 2013 con i5 Haswell da 1,3, Early 2014 sempre con i5 Haswell ma da 1,4 GHz e infine Early 2015 col Core i5 Broadwell da 1,6 GHz. Tre invece guardando alla fascia alta, Mid 2012 con Core i7 Ivy Bridge da 2 GHz, Mid 2013 con i7 Haswell da 1,7 ed Early 2015 con i7 Broadwell da 2,2. L'andamento altalenante della frequenza non è un fattore davvero vincolante, come si può vedere tanto nei test sintetici quanto nell'uso quotidiano, dal momento che contano soprattutto le migliorie tecnologiche strutturali di ogni nuova architettura Intel; prova ne è ad esempio il confronto tra i modelli base 2012 e 2013, dove questi ultimi pur con 500 MHz in meno sulla carta riescono a garantire prestazioni quasi pari ai predecessori. Tornando ai risultati, sia sulle misurazioni single core che su quelle multi-core il distacco tra gli i5 è ridotto, con Broadwell che ha qui dalla sua tra il 6 e il 7% di prestazioni in più. Discorso differente per gli i7, dove i vantaggi di generazione evoluta e frequenze più alte si sommano, migliorando del 14% i punteggi raggiunti da Haswell. Vista la differenza di prezzo non eccessiva, Primate Labs suggerisce di puntare direttamente alla CPU opzionale al fine di beneficiare del massimo guadagno possibile.

macbookpro132015benchmark Anche per il MacBook Pro da 13" si è ripetuto lo stesso schema, testando sia le configurazioni base sia quelle opzionali. Le prime sono rappresentate dall'Early 2013 con Core i5 Ivy Bridge da 2,6 GHz, Late 2013 con i5 Haswell da 2,4 e 2,6 GHz, Mid 2014 sempre con i5 Haswell ma da 2,6 e 2,8, Early 2015 con i5 Broadwell da 2,7 e 2,9 GHz. Le seconde invece hanno tra i partecipanti l'Early 2013 con i7 Ivy Bridge da 3 GHz, Late 2013 con i7 Haswell da 2,8, Mid 2014 con i7 Haswell da 3 ed Early 2015 con Core i7 Broadwell da 3,1 GHz. Tutte sono CPU dual-core. Le variazioni sono decisamente più ridotte rispetto agli Air, ritrovandoci qui con un guadagno totale tra il 3 e il 7%. Una differenza che non spinge stavolta a sbilanciarsi su una scelta piuttosto che un'altra.

Conferme, dunque, a uno scenario che abbiamo avuto già modo di assaggiare poco tempo fa, in linea anche con le aspettative della stessa Intel che vede tra i cardini di Broadwell efficienza energetica e comparto grafico piuttosto che le elaborazioni "nude e crude". Ancora da parte nostra non vogliamo esporci a un giudizio finale, dal momento che avremo modo con le consuete recensioni di farci un'idea, con prove sul campo e dati alla mano, non solo per i processori. Rimanete sintonizzati.