L'elenco di ambiti in cui Apple e Google non sono in diretta competizione si assottiglia sempre più, anzi si può dire che ormai si riduca alla sola ricerca (ma pure lì in quel di Cupertino, con l'aiuto di Microsoft e del suo Bing, hanno assunto maggiore indipendenza). Oggi il segno di spunta arriva ai podcast, con la nuova controffensiva da Mountain View per inserirli in Play Music.

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Non si tratta in realtà della prima avventura di Google nel mondo dei podcast. Il precedente tentativo non era andato granché bene, con l'app Listen ritirata nel 2012 (il servizio cui si appoggiava, Google Reader, avrebbe seguito lo stesso destino l'anno successivo). In maniera un po' nascosta il supporto è stato incluso in Play Edicola, ma si è sempre trattato di un complemento alle edizioni testuali già esistenti per le pubblicazioni che desiderassero implementarlo e non di una caratteristica a sé stante. L'annuncio appena fatto sancisce invece il ritorno vero e proprio nell'arena, portando gli show in una collocazione più vicina a quella di appartenenza. Non si tratta di una caratteristica completamente curata da Google sin dal principio, bensì arriva in parte dall'acquisizione di Songza effettuata lo scorso anno, come riporta Re/code. Prima dell'ingresso nella Grande G, il suo team era già al lavoro su una simile espansione.

Essendo il tutto ai blocchi di partenza, il servizio non sarà subito aperto all'utente finale: questa fase verrà riservata agli autori, che potranno così sottoporre i loro podcast per l'inserimento e caricare gli episodi già registrati. Almeno per ora, inoltre, l'iniziativa è riservata ai soli USA, limitazione poco giustificata con la concorrenza ben più avanti e che ricorda la strategia non troppo differente di Apple News che allo stato corrente la penalizza nei confronti di Play Edicola, per rimanere in casa Google. La fase pubblica seguirà nelle prossime settimane, molto probabilmente con un aggiornamento di Play Musica invece che un'app dedicata; una scelta in questo caso diametralmente opposta da quella della più diretta rivale, che invece mantiene separate le funzionalità dedicate al podcasting (soluzione preferibile, almeno a mio avviso).

A prescindere dal modo in cui arriva, rimane comunque la benvenuta dando finalmente ad Android un client podcast nativo, colmando un'assenza cui finora app terze come Pocket Casts e Player FM hanno cercato di sopperire, con grande dedizione e qualità, va detto. Per chi teme una scomparsa di tali prodotti, potrà stare tranquillo: tale iniziativa da parte di Google porterà anzi maggiore fermento, come succede già nel mondo iOS, dove proposte alternative come Overcast e Castro (ma pure il già citato Pocket Casts, essendo multipiattaforma) offrono esperienze d'uso più complete rispetto all'app base di Apple con grande soddisfazione degli utenti. Queste sono le prospettive a breve termine; vedremo solo più in là, invece, come si svilupperà questo campo di battaglia aggiuntivo tra le grandi duellanti.